Casal di Principe - San Cipriano - Casapesenna

Condannato “per sbaglio” all’ergastolo: ora Equitalia vuole spese di giustizia

Alberto OgaristiCASAL DI PRINCIPE. Dopo il danno la beffa per Alberto Ogaristi, il giovane muratore di Casal di Principe condannato “per sbaglio” all’ergastolo e ora libero.

In attesa da due anni e mezzo di revisione del processo, si è visto recapitare la cartella esattoriale che monetizza quelle spese di giustizia che si devono allo Stato in caso di condanna: 22mila euro (comprensivi di interessi di mora e riscossione coattiva) che Equitalia intende incassare con il ricorso al pignoramento dei crediti. La sentenza di condanna è sospesa ma non la procedura burocratica avviata nel 2007 dalla Corte di Appello di Napoli, all’esito della sentenza di secondo grado che aveva ribaltato il verdetto della Corte di Assise di Santa Maria Capua Vetere.

LA VICENDA. Catturato il 6 luglio 2007, Ogaristi,40 anni, era stato condannato con sentenza definitiva all’ergastolo per l’omicidio di Antonio Amato, esponente di un clan camorristico del casertano, e di tentato omicidio ai danni del cognato della vittima, Telat Qoqu, avvenuti il 18 febbraio 2002 a Villa Literno, in provincia di Caserta. Nel gennaio scorso i carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta, a conclusione di nuove indagini coordinate dalla Dda di Napoli, accertarono l’estraneità di Ogaristi arrestando i tre presunti responsabili del delitto. Secondo gli inquirenti, Amato e Qoqu rimasero vittime di un agguato nell’ambito della lotta tra le due fazioni del clan dei Casalesi, operanti tra Villa Literno e Castelvolturno, quelle del gruppo capeggiato da Francesco Bidognetti, detto ‘Cicciotto e mezzanotte’, e dei Cantiello-Tavoletta. Ad uccidere Amato, legato alla fazione dei ‘Cantiello-Tavoletta’, ed a ferire il cognato, secondo gli sviluppi delle nuove indagini, non fu quindi Ogaristi, accusato anche sulla base delle indicazioni fornite agli investigatori da Telat (che riconobbe Ogaristi come uno dei suoi sicari), ma Luigi Guida, detto ‘o Drink’, boss originario del rione Sanità di Napoli, nominato da Bidognetti come reggente della cosca per un lungo periodo. Con lui in carabinieri arrestarono Luigi Grassia e Gaetano Ziello, entrambi di Casal di Principe. Le indagini che portarono alla riapertura del caso si basano sulle dichiarazioni riscontrate di alcuni collaboratori di giustizia.

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