Aversa

L’area Texas ridotta a discarica abusiva

 AVERSA. Sterpaglie, sacchetti, residui di lavorazioni di pellami e delle edilizia.

Quella che fu l’azienda fiore all’occhiello dell’imprenditoria locale, con i suoi circa 1500 occupati nel periodo migliore, la Texas Instruments, con i suoi congegni di tecnologia di precisione utilizzati anche dalla Nasa, si è trasformata in una grande discarica a cielo aperto dove a farla da padrone è il degrado con un serio rischio per la salubrità dell’ambiente in una zona densamente abitata. Rifiuti di ogni tipo che con sospetta frequenza prendono spesso fuoco, soprattutto nella zona più nascosta, quella che affaccia su via dell’Industria. Cumuli formati anche da oggetti che contengono amianto o, comunque, altamente tossici, fosse solo perché dati alle fiamme, in centro città.

“Uno spettacolo di abbandono e di degrado che giorno dopo giorno rischia di trasformarsi in una grande minaccia pubblica. Una vasca nei pressi dei serbatoi è completamente piena di rifiuti incendiati. Alcuni ex magazzini – ha dichiarato l’ex vice sindaco Nicola De Chiara, che ha visitato l’area – sono completamente coperti da rifiuti di ogni genere”.

Un accumulo di spazzatura facilitato dal fatto che i moderni untori che spargono “monnezza” possono agire quasi indisturbati utilizzando un traversina senza uscita (lo è diventata a causa dei rifiuti che ostruiscono il passaggio verso via Nobel) di via Dell’Industria. Una situazione che va avanti da mesi nonostante le famiglie residenti in zona e i titolari delle aziende di via Chianca l’abbiano segnalata più volte a vigili urbani, carabinieri e polizia.

La rete che fungeva da protezione per l’area è oramai un colabrodo e gli stessi edifici, sia quelli che ospitavano gli uffici amministrativi che quelli che vedevano la presenza della linea di produzione sono stati letteralmente spogliati da tutto quanto poteva essere utile, dagli infissi ai sanitari, ai pavimenti. Le strutture sono, comunque, utilizzate da anni da quattro, cinque extracomunitari: un paio di albanesi, altrettanti marocchini che da cinque anni, come loro stessi candidamente ammettono, hanno trasformato parte di questo immenso patrimonio immobiliare in loro residenza.

Sulla struttura è caduto un imbarazzante silenzio, dopo gli strali della primavera 2011, quando il consiglio comunale rigettò il progetto di Housing Sociale presentato dai proprietari (la famiglia dell’ex presidente dell’amministrazione provinciale di Napoli, i Cesaro di Sant’Antimo) in risposta ad un bando regionale. Secondo quel progetto si sarebbero realizzati: 162 nuovi alloggi con annessi servizi, di cui 21 da cedersi all’amministrazione comunale e 90 da destinarsi al libero mercato, oltre a standard e servizi vari. Poi si passa alla primavera scorsa con la campagna elettorale. Texas in primo piano e, poi, subito dimenticata all’indomani delle elezioni.

Oggi per il sindaco Giuseppe Sagliocco “bisogna far sedere intorno ad un tavolo regione, provincia, comune e università perché Aversa ha bisogno di infrastrutture e servizi che possono essere ricavati solo dai grandi contenitori, contemperando le esigenze della collettività con gli interessi dei privati”.

Più nette le posizioni dei rappresentanti del centrosinistra.Per Antimo Castaldo, che è stato candidato a sindaco di Democrazia & Territorio: “Si è passati dagli spot al nulla. Questa area rappresenta un’occasione unica per realizzare un polo di ricerca scientifica e tecnologica con sinergia con privati. Oggi vi sono finanziamenti solo in questo campo e porta sviluppo e occupazione. Data la vastità dell’area, poi, si può anche avere un parco urbano con un parcheggio a servizio della vicina stazione della metropolitana”.

Per Luca De Rosa di Aversa Bene Comune: “L’area della Texas è l’ultima occasione per la città per produrre lavoro e opportunità per i giovani; deve mantenere la sua vocazione produttiva nell’ambito delle nuove tecnologie e dell’innovazione, sfruttando la risorsa università e la strategica collocazione logistica che le consente di parlare con tutta l’area del mediterraneo. Dietro la siepe esistono altri orizzonti. Basta alzarsi per scoprirli”.

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