Aversa

Ascom, Candia: “Non siamo i colpevoli del dissesto”

Franco CandiaAVERSA. Egregio Direttore, insieme a due amici commercianti, Antonio Palmieri, presidente della categoria carburanti (con un alto numero di iscritti), ed Andrea De Monaco, …

… già presidente della delegazione di Santa Maria Capua Vetere (oggi chiusa, perché dopo le sue dimissioni nessuno ha voluto investire tempo ed energie) mi rivolgo al Tuo giornale, al di là di uno sfogo legato alla passione che mi ha mosso in questi anni in tutte le mie attività, soprattutto, per richiamare l’attenzione Tua e dei Tuoi lettori su vicende in seno all’organizzazione Ascom, della quale mi pregio di far parte da circa 45 anni e della quale a circa venti guido la delegazione di Aversa.
Ho avuto anche l’onore insieme ad Antonio Palmieri di sedere al tavolo della giunta provinciale per sette anni e credo di conoscere, quindi, qualche notizia di prima mano circa l’andamento dell’associazione. Sono sempre andato fiero del legame che mi univa all’Ascom-Confcommercio nonostante il sempre più diffuso allontanamento degli imprenditori dal mondo delle associazioni, imprenditori che con i primi segnali di crisi hanno preferito o talvolta sono stati costretti a guardare alle proprie vicende piuttosto che impegnarsi in uno sforzo complessivo e destinare tempo e talvolta anche soldi all’associazione.
Tutto potevo immaginare anche un mio disimpegno per essere più vicino ai destini della mia impresa per il rispetto dei miei familiari e delle mie lavoratrici e lavoratori, ma non certo di dovermi vergognare e prendere le distanze dal mio sodalizio per delle questioni in cui mi appaiono inconcepibili.
Difatti, oggi vengo additato insieme a Palmieri, in qualità di ex componenti di giunta provinciale, come i colpevoli del dissesto dell’Ascom:
forse ai più sfugge che se abbiamo coperto tale incarico per sette anni di Giunta Provinciale l’attuale presidente provinciale ha coperto tale posizione per oltre venti anni;
forse ai più sfugge che il nostro attuale Presidente ha rinunciato alla carica di Presidente Regionale, carica che compete a rotazione alle 5 province campane e quindi sarà offerta nuovamente a Caserta fra 20 anni e forse ci avrebbe permesso di superare quella subalternità nello scenario regionale della quale ho l’impressione che sia dovuta anche a mancanza di una nostra autostima e capacità di assumere responsabilità che vanno oltre il nostro piccolo mondo!;
forse ai più sfugge che con tale carica il nostro territorio avrebbe potuto contare su una rappresentanza più incisiva, e si sarebbero potuto portare a tavoli regionali le vertenze del commercio provinciale che non si limitano a disegno della Ztl del nostro capoluogo, tema strategico e centrale ma non unico;
forse ai più sfugge che, dimenticando che una democrazia si fonda sul rispetto di regole certe e condivise che trovano sintesi nel nostro statuto, oggi la nostra (nostra perché nonostante tutto la sento ancora mia) associazione è guidata da una giunta provinciale nella quale 4 membri non hanno più diritto a sedere avendo perso i requisiti, e quindi mi chiedo perché non si restituisce la parola alla base facendo eleggere nuovi componenti.
Si teme che essi non sarebbero funzionali ad un disegno che forse non pone al centro dell’azione l’interesse delle imprese? In quanto alla Giunta, composta da nove elementi, quattro di essi come dicevo non hanno più i requisiti per essere ancora componenti della stessa e sono: Giacomo Visconti (persona serissima e affidabile), cessata attività; Luigi Fierro, pensionato; Antonio Maiello, non è un commerciante; Salvatore Abis, dimissionario da circa due anni. Non sono stati sostituiti, così come recita lo statuto, per non fare posto ad altri che sicuramente sarebbero stati da intralcio ai disegni illogici dei restanti.
Ed infine, mi chiedo intorno a quali temi e su quale idea di sviluppo si stanno addensano gli sforzi e le energie per lavorare al governo del più importante ente di sviluppo del territorio quale è la Camera di Commercio. In una logica di realizzare massa critica a sostegno del commercio la Giunta aveva deciso di apparentarsi con la Confesercenti, ma poi il colpo di scena e si chiude l’accordo con Confindustria: ma come può essere credibile un’associazione che cambia idea nel giro di una notte?
Si possono combattere le battaglie più aspre per delle idee ma su dei principi e mantenendo la parola data: mi sembra che in questo quadro manchino idee principi e serietà della “parola data”. Ormai alla parola data della Ascom non credono neanche più le stesse persone che hanno contribuito a quella scelta, visto il via vai di membri di Giunta pronti a sottolineare i necessari distingui nelle opportuni sede dell’ente di via Roma. Forse sarebbe facile riportare a livello nazionale questo quadro che non è degno della storia dell’Ascom; ma forse offriremmo ancora il fianco a soluzioni calate dall’alto o ancor più a suggerimenti, come in realtà si sono già registrati, di assumere decisioni “aggressive”:
In ogni caso qualunque soluzione dal commissariamento alla chiusura sarebbe un’ennesima sconfitta del territorio che verrebbe privato di un importante centro di rappresentanza e democrazia.
Adesso i miei doveri di imprenditore mi chiamano: spero, egregio Direttore, che Tu possa concederci un po’ di spazio per questa lettera di sfogo-denuncia affinché le imprese ed i rappresentanti del territorio possano contare su un punto di vista altro e maturare, quindi, una propria idea sui fatti che accadono nella nostra provincia, prima che anche noi presi dai problemi economici abbandoniamo il tutto e lasciamo spazio a dei personaggi che con grande arroganza porteranno la nostra gloriosa associazione alla decomposizione.

Franco Candia
Antonio Palmieri

Andrea De Monaco

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