Italia

Video shock: bambino preso con forza dalla polizia. Avviata indagine

 PADOVA. Tre minuti che stanno facendo il giro del web e che hanno fatto indignare l’Italia tanto che il Capo della Polizia, Antonio Manganelli, ha avviato un’indagine interna.

Si tratta del video mandato in onda da “Chi l’ha visto”, che mostra un bambino strattonato per la sua tuta azzurra, e che cerca di vincolarsi dalla presa di due uomini che, afferrandolo per le mani e i piedi, lo costringono a salire su un auto. È successo nel padovano e il bambino in questione si chiama Leonardo, 10 anni, conteso tra due genitori che dichiarano di volergli bene. Quando finisce una relazione a pagare purtroppo sono sempre i figli che ci sono di mezzo. E la storia di Leonardo ne è un vivo esempio. Il video, che è stato realizzato dalla zia, mostra il bambino che viene portato via, fuori dal cancello della scuola, da alcuni agenti in borghese che hanno eseguendo un procedimento su ordine della corte d’appello della sezione minori di Venezia. Quelle immagini hanno scatenato l’indignazione anche delle istituzioni che sono intervenute a fare chiarezza sulla vicenda.

Tanto che in Senato, Renato Schifani, ha chiesto chiarimenti al capo delle forze dell’ordine che ha subito disposto un’inchiesta interna. “Le immagini hanno creato sgomento in tutti noi italiani. I bambini hanno diritto a essere ascoltati e rispettati – ha detto il presidente del Senato – e ogni provvedimento che li riguardi deve essere posto in essere con la prudenza e l’accortezza imposti dalla loro particolare situazione minorile. Comportamenti come quello al quale abbiamo tutti assistito, meritano immediati chiarimenti ed eventuali provvedimenti”. Anche il presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini, ha chiesto al governo di riferire al più presto, dopo le richieste di informativa e delle interrogazioni parlamentari presentate da deputati di vari gruppi.

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Il video infatti ha dei contenuti molto forti: il bambino oppone resistenza agli uomini, tra cui il padre, che tentano di “caricarlo” in auto, mentre da sottofondo ci sono le voci della zia che chiede di lasciarlo stare e di ascoltarlo e quello dello stesso Leonardo, che chiede di essere liberto perché quasi soffoca. La resistenza del piccolo è dettata dal fatto che lo stesso vuole rimanere sotto la custodia della madre, dopo che il padre ne ha ottenuto, dopo anni di querele all’ex moglie, l’affidamento. Il piccolo è al centro di un’aspra contesa fra i genitori separati. Anni di lotta, dissapori e il giudice ha deciso di affidarlo a una struttura protetta. Gli agenti sono andati alla scuola – come è stato precisato – perché i tentativi fatti in passato presso la casa materna e dei nonni, erano falliti. Ad agosto e settembre per non essere portato via dalla madre, il bimbo si era nascosto sotto al letto. Secondo la spiegazione ufficiale, dopo il rigetto della Corte d’Appello sul ricorso presentato dalla madre per sospendere il provvedimento di affidamento al padre, la polizia “ha individuato il plesso scolastico e deciso fosse il solo luogo idoneo all’esecuzione del provvedimento”. La scuola, si legge nella notadiffusa dalla questura, è stata considerata anche su indicazione di un consulente della stessa Corte d’Appello, un posto “neutro e, quindi, idoneo all’esecuzione”. Per tutta la durata del video si assiste all’immagine di questo bambino che cerca di divincolarsi, invano. Infine la zia rivolge domande a un’altra donna, che le risponde di essere un ispettore e di non essere tenuta a darle spiegazioni: “Sono un ispettore di polizia. Lei non è nessuno”.La questura di Padova in una conferenza stampa ha chiarito: “L’ispettrice si riferiva al fatto che secondo quanto previsto dalla legge il provvedimento sul minore può essere comunicato solo al padre e alla madre”, inoltre “il bambino ieri è stato visitato dal pediatra, ora è sereno, gioca e sta bene”.

La madre è andata a trovarlo subito, ieri sera, nella casa famiglia dove è stato portato il bambino: “Leonardo – ha spiegato Ombretta Giglione – è in comunità perché la Corte d’Appello di Venezia ha emesso un decreto sulla base del fatto che al bambino era stata diagnosticata la Pas, sindrome da alienazione parentale. Secondo la Pas, se il bambino non viene prelevato dalla famiglia materna e resettato in un luogo neutro, come una sorta di depurazione, non potrà mai riallacciare il rapporto con il padre. Tutto questo in base a una scienza spazzatura che arriva dall’America”. Teorie infantili a parte, “ci sono modi più civili ci sono modi più civili per far riallacciare i rapporti tra padre e figlio. Leonardo vedeva suo padre in incontri protetti una volta alla settimana, ogni settimana”. “Ieri sera sono andata nella casa famiglia nella quale è stato portato mio figlio, ma mi hanno impedito di vederlo. Ero con il pediatra e ho chiesto che il bambino venisse visitato perché, visto il modo barbaro con il quale è stato trascinato via da scuola, aveva sicuramente riportato qualche trauma, ma, soprattutto, volevo accertarmi del suo stato psicologico. Ma non mi è stato permesso”, ha concluso. Le proteste di Ombretta Giglione non sono però finite tanto che la stessa l’indomani ha organizzato una protesta con dei cartelli davanti alla scuola: “I bambini non sono né bestie né criminali, liberate Leonardo”. I nonni hanno nel frattempo cercato di spiegare: “Da sei anni mia figlia vive un incubo e noi con lei”, ha spiegato Alfonso Giglione, 62 anni. “Mia figlia ha ricevuto 23 querele dal suo ex marito, tutte archiviate. Il bambino vive con lei e non vuole vedere il padre che è percepito dal piccolo come troppo autoritario. Quello che è successo ieri è incredibile”.

“Anch’io sono rimasta sconvolta e turbata da quanto ho visto ieri – ha spiegato la dirigente scolastica, Marina Zanon -. Abbiamo fatto uscire dalla classe i suoi compagni solo dopo quando il bimbo è stato portato in auto. Ho visto le immagini. La situazione in cui si trova il piccolo è drammatica”. Dopo la richiesta emessa da Schifani, ancheil senatore Stefano Pedica interviene sulla vicenda a“Mattino Cinque”: “Il bambino è stato trattato peggio di Totò Riina e avrà quel trauma per tutta la vita. Questi poliziotti dovranno pagare. E io gliela faccio pagare. Anche loro hanno dei figli: dovrebbero mettersi una mano sulla coscienza e chiedere immediatamente scusa”.

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