Italia

Ragazze costrette a prostituirsi ed abortire: sgominata banda di nigeriani

 BARI. Un’associazione per delinquere composta da cittadini nigeriani finalizzata allo sfruttamento della prostituzione di loro connazionali è stata smantellata dalla polizia in diverse zone d’Italia

L’operazioneè statacompiuta da agenti della squadra mobile di Bari, in collaborazione con le questure di Vicenza, Torino, Novara e Piacenza, in esecuzione di un provvedimento restrittivo emesso dal gip di Bari, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia del capoluogo pugliese. Dieci le persone arrestate, altre si sono rese irreperibili.

Dall’indagine, durata quattro anni, è emersa l’esistenza di una’tratta’ di donne nigeriane, attirate in Italia da connazionali con il miraggio di un lavoro onesto, e invece avviate alla prostituzione e ricattate persino con riti ‘voodoo’.

A Bari sono finite in carcere Jessica Francis, detta “Loveth”, di 32 anni, e Loveth Ogiemwonyi, di 36 anni, note agli investigatori come le principali ‘Mamam’ operanti sul territorio nazionale.Insieme ad altre due donne di 32 e 28 anni e sei uomini, arrestati tra Torino, Novara e Piacenza, sono accusate di associazione per delinquere, tratta degli esseri umani, riduzione in schiavitù, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina ai fini dello sfruttamento sessuale, induzione e sfruttamento della prostituzione, procurato aborto e violenza sessuale.

Come ha sottolineato nella conferenza stampa in Questura il procuratore aggiunto, Pasquale Drago, l’organizzazione criminale, smascherata dopo una indagine lunga e laboriosa, era specializzata nel reclutare in Nigeria le ragazze da avviare alla prostituzione, e aveva reti operative anche in Libia e in Italia.

“Nell’ambito della nostra criminalità organizzata, nemmeno quella dedita al traffico della prostituzione, arriva a crudelta’ ed efferratezze di quelle che abbiamo visto invece in questa situazione”, ha evidenziato il procuratore, “queste ragazze quando vengono ‘reclutate’ sono sottoposte a riti ‘voodoo’, che sono sostanzialmente una forma di assoggettamento psicologico totale alla volonta’ della persona. Dopodiché, durante il tragitto dal loro paese sino alla destinazione in Italia, le ragazze sono vittime di vessazioni e violenze di qualsiasi tipo, perché praticamente diventano un oggetto nelle mani dei loro sfruttatori. Quelle che sopravvivono e che arrivano in Italia, ormai non hanno più vie di uscita, perche’ l’organizzazione incassa 1500 euro per ogni migrante che viene imbarcato e traghettato, mentre le vittime devono restituire alle ‘mamam’, per essere affrancate dalla condizione di schiavitù, somme tra i 55 ed i 60mila euro. Un miraggio, questo, che le donne non avranno mai”.

Chi rimaneva incinta veniva costretta all’aborto, e di questo gli investigatori della squadra mobile di Bari hanno trovato anche le prove.

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