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‘Ndrangheta e politica in Lombardia: arrestato l’assessore regionale Zambetti

Domenico ZambettiMILANO. L’assessore alla Casa della Regione Lombardia, Domenico Zambetti, è stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di aver comprato un pacchetto di preferenze per la sua elezione nelle Regionali 2010 da due esponenti della ‘ndrangheta.

Nei suoi confronti sono stati ipotizzati anche i reati di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata dalla finalità mafiosa. La ‘ndrangheta avrebbe inquinato anche le elezioni comunali milanesi del 2011.

“Ho revocato le deleghe all’assessore”, ha fatto sapere via Twitter Formigoni che comunque fa sapere di non aver alcuna intenzione di dimettersi. Alle domande dei cronisti il governatore ha risposto: “L’accusa è estremamente grave, riguarda l’assessore Zambetti che è già stato sollevato dal suo incarico”. In tutto sono finite in manette 20 persone.

VOTO DI SCAMBIO POLITICO-MAFIOSO. L’uomo politico è accusato di voto di scambio per aver comperato 4.000 preferenze, in vista delle elezioni del 2010, pagando 200.000 euro a due esponenti della ‘ndrangheta, in particolare dei clan Mancuso e Morabito, e anche attraverso l’appoggio di quello dei Barbaro-Papalia. Sarebbero Giuseppe D’Agostino e Costantino Eugenio le due persone che avrebbero agito per conto dei clan per far avere i voti al politico. A suo carico vi sarebbero intercettazioni telefoniche che documentano le fasi del pagamento. L’arresto è stato chiesto dal pm della Dda Giuseppe D’Amico ed è stato disposto dal gip Alessandro Santangelo. Dalle indagini è emerso che l’assessore avrebbe pagato 50 euro per ogni voto. In cambio dei voti della cosca Zambetti avrebbe anche fatto assumere la figlia di Eugenio Costantino, presunto ‘ndranghetista, hanno spiegato i pm. La figlia del presunto boss sarebbe stata assunta all’Aler e il politico si sarebbe speso anche per favori alla mafia calabrese su alcuni appalti.

LE ACCUSE. Diciotto persone sono finite in carcere, 2 ai domiciliari e per altre 2 l’obbligo di dimora. A Giuseppe D’Agostino, Sabatino Di Grillo, Vincenzo Evolo, Eugenio Costantino, Ciro Simonte, Alessandro Gugliotta, Salvatore Etzi e Giampiero Guerrisi viene contestata l’associazione mafiosa a partire dal 2009. A Costantino e a D’Agostino anche la detenzione di armi. All’assessore Zambetti lo “scambio elettorale politico mafioso”, che avrebbe commesso a Milano “in epoca antecedente e prossima al 18/19 marzo 2010, e successivamente sino al 15 marzo 2011”. Per lui anche l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa “dal 2009 sino ad oggi”. Zambetti risponde poi assieme a Costantino e D’Agostino di corruzione in concorso aggravata a partire “dal 18/19 marzo 2010 e sino al 18 settembre 2011”.

Anche Marco Silvio Scalambra è accusato di corruzione in concorso con Costantino. Per Ambrogio Crespi, fratello di Luigi, il sondaggista, l’accusa è di “associazione mafiosa” dal mese di marzo 2010 e fino ad oggi. Ambrogio Crespi si sarebbe occupato di raccogliere i voti.Le accuse, a vario titolo, riguardano anche la tentata estorsione aggravata (episodi commessi tra Crema, Settimo Milanese, Assago e Cuggiono), detenzioni di armi e anche un sequestro di persona a scopo di estorsione che sarebbe avvenuto nel milanese. Più alcuni fatti di ricettazione, riciclaggio e falso.

LA “ANTI MINETTI”. Gli uomini della ‘ndrangheta avrebbero contattato per le elezioni del 2010 anche Sara Giudice, la cosiddetta anti-Minetti, che contestò la candidatura nel ‘listino’ dell’igienista dentale. Secondo quanto si è appreso i mafiosi si sarebbero presentati come un gruppo di imprenditori. Giudice non sarebbe stata quindi consapevole del legame del gruppo con la criminalità e infatti non è indagata. Accertamenti, invece, sarebbero in corso nei confronti del padre, Vincenzo Giudice.

13 INDAGATI TRA GIUNTA E CONSIGLIO. Con l’arresto di Domenico Zambetti, sale a 13 il numero di esponenti politici – fra Giunta e Consiglio – indagati dal 2010, inizio della legislatura al Pirellone. Proprio l’altro giorno è stato condannato in primo grado a due anni e mezzo per falso e truffa il consigliere del Pdl Gianluca Rinaldin mentre la scorsa settimana è stato chiesto il rinvio a giudizio per varie ipotesi di reato, fra cui corruzione, per l’ex vice presidente dell’Aula, Filippo Penati, ex Pd.

Questa sorta di ‘elenco’ stilato dai media per raccontare, in questi mesi, le vicende che intrecciano politica e giustizia in Regione Lombardia comprende il presidente Roberto Formigoni (Pdl), accusato di corruzione aggravata nella inchiesta sulla Fondazione Maugeri; l’ex presidente del Consiglio regionale, Davide Boni (Lega), accusato di corruzione; i due suoi ex vicepresidenti Penati appunto e Franco Nicoli Cristiani (Pdl, che, arrestato, si è dimesso dal Consiglio regionale), accusati a loro volta di corruzione; l’ex consigliere segretario Massimo Ponzoni (Pdl), arrestato a gennaio con varie accuse fra cui la corruzione e la bancarotta fraudolenta. Sia Boni sia Nicoli sia Ponzoni, fra l’altro, sono stati assessori regionali nelle Giunte precedenti. Indagati, al Pirellone, anche il consigliere del Pdl Angelo Giammario, ex sottosegretario di Formigoni, per corruzione; l’attuale assessore alla Sicurezza, Romano La Russa, accusato di finanziamento illecito; la consigliera Pdl Nicole Minetti, a processo per induzione e favoreggiamento della prostituzione anche minorile nell’ambito del caso Ruby.

GLI ALTRI. In un’inchiesta per tifo violento è, invece, stato coinvolto l’assessore leghista Daniele Belotti. Fuori ormai dalla politica, dunque senza alcun incarico, ma dentro questo ‘elenco’ ci sono l’ex consigliere leghista Renzo Bossi (dimessosi per l’inchiesta sull’uso dei rimborsi elettorali del Carroccio nella quale è accusato di appropriazione indebita) e l’ex assessore sempre leghista, Monica Rizzi, sospettata in passato di aver prodotto dossier proprio per screditare avversari interni di Bossi Jr.

OPPOSIZIONE: “FORMIGONI SI DIMETTA”. “L’arresto questa mattina a Milano dell’assessore della Giunta Formigoni, Domenico Zambetti, è l’ennesimo anello di una catena infinita di gravissimi scandali di corruzione e infiltrazione mafiosa che ha costellato l’operato della giunta lombarda. – ha detto Emanuele Fiano, responsabile Sicurezza del Pd – La gravissima accusa di acquisto di voti dalla criminalità organizzata che ha portato all’arresto di oggi getta un’ombra ancora più scura, se possibile, sull’insieme delle inchieste a cui abbiamo assistito sinora. Ormai anche i più accaniti e resistenti difensori di Formigoni comprendono che non c’è altra strada se non le dimissioni di questa giunta per il bene dei cittadini lombardi e per ridare a loro e all’istituzione della Regione dignità e futuro”.

BOCCASSINI: “LA ‘NDRANGHETA INQUINA LA POLITICA LOMBARDA”. “La ‘ndrangheta inquina la vita democratica e la politica in Lombardia”, ha dichiarato il procuratore aggiunto di Milano, Ilda Boccassini commentando l’indagine. Per il magistrato “la massima espressione demicratica del nostro Paese è il voto”. Per questo il voto di scambio, di cui è accusato l’assessore arrestato “è devastante per il principio stesso della democrazia”. Non solo. L’indagine condotta, ha aggiunto la Boccassini, dimostra che se “un pubblico ufficiale si fa coinvolgere in associazioni mafiose diventa patrimonio del capitale sociale dell’associazione stessa”. Con l’inchiesta che ha portato agli arresti 20 persone, tra cui l’assessore Zambetti, è stato dimostrato “per la prima volta” in Lombardia l’esistenza del voto di scambio e soprattutto si è applicato “l’articolo 416 ter del codice penale che punisce chi chiede i voti alle cosche e in cambio paga”.

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