Campania

Casalesi, chiesta confisca record per Passarelli

Dante PassarelliCASERTA.Confisca da record quella chiesta dal pm della Dda di Napoli, Sandro D’Alessio, per i beni sequestrati nel 2010 e riconducibili all’imprenditore Dante Passarelli.

Passarelli morto nel 2004, ex proprietario di note aziende, come lo zuccherificio Ipam, era ritenuto dagli inquirenti organico al clan dei Casalesi. E attraverso quelle stesse aziende, secondo l’accusa, aveva riciclato per anni i soldi della camorra casertana imponendosi, grazie all’aiuto degli “uomini d’onore”, come autentico monopolista nel settore.

Si tratta di almeno 60 appartamenti ubicati tra Santa Maria Capua Vetere e Castel Volturno, quote societarie e terreni intestati alla moglie, ai figli e alle nuore dell’ex re dello zucchero, per un valore complessivo di oltre 15 milioni di euro.

Tra i beni anche una parte della tenuta Balzana di Santa Maria la Fossa (Caserta), conosciuta anche come “ex Cirio” (era una volta adibita alla coltivazione di pomodori della Cirio, ndr), utilizzata dal clan come base logistica e rifugio di latitanti (circa idue terzidell’area sono stati confiscati in seguito al processo Spartacus, ndr). La richiesta del pm giovedì mattina davanti al collegio di prevenzione della seconda sezione penale del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere composta dai giudici Raffaello Magi (presidente, ndr), Paola Lombardi e Roberta Attena.

“Passarelli era un camorrista imprenditore, e solo per questo pericoloso e dunque assoggettabile a una misura di prevenzione” ha ribadito il pm citando le risultanze del maxi-processo Spartacus, in cui peraltro Passarelli, nonostante una richiesta di pena a otto anni, non venne mai condannato perchè morì poco prima della sentenza di primo grado in seguito a una misteriosa caduta da una terrazza. Ma dalle carte, in cui confluirono soprattutto le dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia, è emersa quella che D’Alessio definisce “convergenza del molteplice”.

Il pm cita i pentiti Augusto La Torre, “che nel 1994 aveva compiuto un attentato contro Passarelli per colpire la cosca degli Schiavone di cui l’imprenditore era considerato il factotum”, Raffaele Ferrara, secondo cui “Passarelli era vicinissimo ad Antonio Bardellino già alla fine degli anni ’70”, Dario De Simone, che parla dell’imprenditore come di persona “costantemente al servizio del clan per cambiare gli assegni”.

Altro “dato incontestabile”, afferma il sostituto antimafia, “è la sproporzione tra il valore dei beni posseduti, quasi trenta miliardi delle vecchie lire, e i redditi dichiarati, quasi nulla”. In aula giovedì mattina era presenti due dei quattro figli dell’imprenditore. La prossima udienza, dedicata agli avvocati difensori e probabilmente alla decisione, è prevista per martedì 30 ottobre.

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