Aversa

Famiglia ‘arrangiata’ nel Parco Pozzi: nessuna soluzione

 AVERSA. Per Anna, Pasquale e i quattro figli, uno dei quali portatore di handicap, non arriverà l’alloggio desiderato né vi saranno iniziative personali avviate da questo o da quel consigliere per risolvere sia pure temporaneamente il problema della mancanza di casa.

Se per loro arriverà un alloggio sarà con i tempi e i modi della burocrazia che non sembrano essere particolarmente veloci per questo tipo di emergenza. Cosicché i due dovranno continuare a dormire nella Fiat Tipo, l’automobile sotto sequestro amministrativo per mancato pagamento della Rc auto, parcheggiata per la notte nel Parco Pozzi che, da un paio di mesi, è diventata la loro casa ambulante. I quattro bambini, però, dormono n una casa vera, ospiti di parenti.

“Che non ci diano una casa è assurdo, ci avevano detto che abbiamo diritto ad avere una casa e le case il Comune ce le ha”, afferma Anna che è stata costretta a fare ricorso alle cure dei sanitari del Moscati per un malore occorsole durante il consiglio comunale del primo di ottobre dove era presente sperando che il problema della sua famiglia venisse discusso dall’assemblea come preannunciatole da un componente dell’assise. Invece niente. Le problematiche politiche hanno impedito di discuterne ma il problema sarebbe stata affrontata, stando al racconto di Anna, da funzionari comunali negli uffici dei piani inferiori. “Ci hanno parlato- dice Anna – di graduatorie, di competenze territoriali dicendo che la casa da cui siamo stati sfrattati era nel comune di Casaluce e che perciò il problema doveva risolverlo Casaluce”.

“Ma- obietta – noi siamo residenti ad Aversa e da noi è venuta l’assistente sociale di Aversa per controllare le condizioni della nostra famiglia. E’ stata lei a dire che la casa ci spetta perché ci sono tutte le condizioni”. “In realtà- chiariscono dall’ufficio assistenza – la verifica dei servizi sociali c’è stata ma riguardava essenzialmente i bambini. Più esattamente le condizioni di vita dei minori ospitati da parenti d che sono state considerate buone, al punto da non imporne l’allontanamento dei genitori”.

“Circa la casa che desiderano avere, l’argomento –precisano- non era di competenza del nostro ufficio e nessuno ne ha mai fatto cenno”. “Però- aggiungono – se mai quella famiglia ne avesse diritto, dovrà presentarne richiesta documentata e se l’ente comunale avesse disponibilità di appartamenti di proprietà potrebbe ottenerne una”. “L’altra possibilità- continuano – sarebbe quella di ottenere una abitazione dall’Iacp ma, anche in questo caso, occorre che la famiglia presenti domanda documentata, venga inserita in una graduatoria e aspetti che ci sia disponibilità di appartamenti”.

Insomma, affermare, come fatto da Anna, che il Comune o l’Iacp abbia delle abitazioni libere non basta per ottenere una casa anche se si vive in condizioni di estremo disagio. Perché di situazioni critiche come quella che vivono Anna e Pasquale purtroppo ad Aversa, e nonsolo ad Aversa, ce ne sono tante. Per risolverle bisogna entrare in una lista che permetta di risolverle una per una man mano che se ne presenti la possibilità sotto fora di abitazioni libere. A meno che la politica e, in questo caso i politici, che hanno preso a cuore il problema non intervengano in proprio.

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