Sant’Arpino

Lavoro nero, blitz dei carabinieri in aziende tessili e calzaturiere

 SANT’ARPINO. Aversa, Sant’Arpino, Gricignano e Lusciano. E’ In questo quattro centri si è concentrata il 12 e 13 settembre l’azione del Nucleo Carabinieri dell’Ispettorato del Lavoro di Caserta (Nil, lo speciale reparto dell’Arma in servizio presso la Direzione territoriale del lavoro), …

… finalizzata al contrasto del lavoro irregolare nei settori tessile e calzaturiero. Da qualche giorno i militari del Nil avevano attenzionato quattro siti ubicati in questi centri dove era stati notati, entrare ed uscire, numerosi soggetti, nei classici orari in cui vengono svolte le attività lavorative. Effettuate le opportune verifiche, si è deciso di intervenire unitamente a Ispettori del Lavori e personale in divisa delle locali stazioni dell’Arma.

L’irruzione ha colto di sorpresa tutti i presenti rendendo vano qualsiasi tentativo di fuga, atteso che tutte le uscite erano state bloccate dai militari. 38 sono stati i lavoratori individuati, di cui ben 34 in nero.Per le quattro aziende controllate si è provveduto all’applicazione del provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale ed alla contestazione di sanzioni amministrative per circa 100mila euro.

Il bilancio dell’operazione – sottolinea in una nota il comandantedel Nil Caserta Nicola Saponara -sicuramente eccellente sotto il profilo operativo, a dimostrazione dell’importanza che l’Arma ha attribuito al delicato settore d’intervento, così come hanno sottolineato il colonnello Crescenzio Nardone, comandante provinciale carabinieri di Caserta, il tenente colonnello Restelli, comandante del Gruppo Carabinieri Tutela del Lavoro di Napoli, e il dottor Agosta, direttore regionale del lavoro, ha purtroppo evidenziato, al tempo stesso, il costante ricorso al lavoro irregolare con gli inevitabili risvolti negativi sul tessuto economico sociale, soprattutto nei confronti di quegli imprenditori onesti, che già in un contesto lavorativo di profonda crisi, vedono vanificati i loro sforzi da parte di ‘colleghi’ che operano in illecita concorrenza, sfruttando, nella maggior parte dei casi, lo stato di necessità dei lavoratori che per far fronte al fabbisogno delle famiglie sono costretti ad accettare condizioni da “terzo mondo”.

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