Sant’Arpino

Gianni Solino presenta “La Buona Terra” al Palazzo Ducale

Gianni SolinoSANT’ARPINO. Dopo la pausa estiva riprendono gli appuntamenti della rassegna letteraria “Sulle Orme del Cantor D’Enea”, la kermesse culturale organizzata dalla Pro Loco di Sant’Arpino con il patrocinio della locale Amministrazione comunale.

Domenica mattina, alle ore 10.30, nei suggestivi saloni della Pinacoteca di Arte Contemporanea “Stanzione”, sita al secondo piano del Palazzo Ducale “Sanchez de Luna”, si terrà la presentazione del testo “La Buona Terra. Storie delle terre di don Peppe Diana” di Gianni Solino, edito da “La Meridiana” nella collana Passaggi (pp. 136, Euro 14). discutere con l’autore, nel corso dei lavori moderati dalla docente Adele D’Angelo, saranno Peppe Pagano, fondatore di Nco (Nuova Cucina Organizzata), e Valerio Taglione, coordinatore Associazione “Libera” – Caserta, mentre a portare i saluti della cittadinanza sarà l’assessore alla cultura Giuseppe Lettera, e a fare gli onori di casa sarà il presidente della Pro Loco Aldo Pezzella. Il libro sviluppa un’analisi rigorosa sul fenomeno delinquenziale che investe i territori della provincia di Caserta, in particolare l’agro aversano.

«La camorra – sottolinea nel testo introduttivo don Luigi Ciotti – è un mondo, con le sue leggi, i suoi codici, identità e linguaggi, con regole di governo interno e sistemi di relazione esterna. Un “Sistema”, appunto. Che viene percepito come escrescenza e corpo estraneo dagli altri cittadini quando uccide e fa strage, ma col quale si finisce per convivere nella quotidianità».

Ma, osserva Solino, «la camorra non è un “male endemico” da cui non si può guarire, ma un fenomeno socio economico criminale che ha avuto un inizio e avrà una fine». L’omicidio di don Peppe Diana ha rappresentato un punto di svolta per questi luoghi non più chiusi in un atteggiamento di omertà e rassegnazione.

Le terre di don Peppe Diana oggi, infatti, sono l’espressione concreta di situazioni e luoghi in cui il volontariato organizzato e le scelte quotidiane dei singoli possono offrire opportunità di lavoro diverse da quelle proposte dalla criminalità. Creando un’economia altra si toglie di fatto manodopera a chi ha gestito il potere economico fino a quel momento. Lottando per la creazione di un nuovo sistema culturale, sociale e politico, sono nati i presupposti per poter dare inizio a un sistema sociale positivo.

L’associazione di volontariato Jerry Masslo, la Nuova Cucina Organizzata, la cooperativa Al di là dei sogni, la Comunità di Capodarco non sono soltanto alcuni tra i tanti nomi citati a giusto merito nel testo di Gianni Solino, ma sono la sintesi di volti, vicende umane e scelte di vita che hanno saputo sfidare legalmente la camorra usando le risorse offerte dal territorio stesso, rispondendo ad emergenze umane e sanitarie – tra le tante l’arrivo di immigrati irregolari e la piaga della prostituzione – e soprattutto passando ad un uso sociale dei terreni e delle ville confiscate alla camorra. Perché, come ha efficacemente affermato il Comitato don Peppe Diana, «l’uso sociale dei beni confiscati è il principale indicatore di come una comunità si sia riscattata dal dominio del clan».

La Buona Terra si riallaccia in maniera speculare al primo libro di Gianni Solino, Ragazzi della terra di nessuno (edizioni la meridiana, 2008): se nel primo la narrazione raccontava di storie di ragazzi inghiottiti senza ritorno dal sistema camorristico, in questo si lascia spazio a chi ha lanciato e continua a lanciare quotidianamente la sfida della legalità economica.

Le prime erano terre che conducevano a un finale di solitudine, violenze e morte; le seconde, invece, sono storie iniziate ma non concluse e poggiate sulla solida base di un gruppo in continua crescita. Cominciare a raccontare queste vicende è il modo per dare loro vita, e dare vita soprattutto a quei territori.

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