Mondragone - Carinola - Falciano del Massico

Palazzo ducale: “Restauro infinito”

 MONDRAGONE. Il Palazzo Ducale per i mondragonesi ha un significato particolare, è un simbolo della civiltà feudale che ha attraversato storicamente il nostro territorio.

Inoltre, ha un profondo valore etnografico, ma l’incuria negli ultimi 80anni è stata predominante per l’intera struttura.

1953 – con decreto ministeriale del 17/11/1953. Il Palazzo Ducale viene sottoposto a tutela come immobile d’interesse storico-artistico;

2004 – la struttura viene inserita nel censimento dei beni sottoposti a tutela della Provincia di Caserta, regolata dalla normativa in materia;

10.02.2004 – il Ministero per i Beni e le Attività culturali finanzia con 4.308.932,35 di euro il primo lotto del restauro conservativo e recupero funzionale del Palazzo Ducale;

04.04.2006 – viene inaugurato il completamento del Primo lotto in pompa magna alla presenza di Ministri, Sottosegretari, Sopraintenti, Sindaci, consiglieri comunali, regionali e provinciale, con l’immancabile codazzo di auto blu e scorte. Dove il tutto viene artatamente strumentalizzato ai fini della campagna elettorale imminente, utilizzando il restauro del Palazzo come efficiente impegno politico profuso dai rappresentati del centro destra che governava la comunità locale, ma così non è stato, poiché il vero intento era quella di utilizzare il restauro …….pro domo sua ……

12.04.2006 – la Giunta della Regione Campania accerta che sono stati spesi per il primo lotto 4.881.236 di euro con un incremento di 572.303,65 euro;

Febbraio 2009 – la Direzione Regionale per i Beni culturali finanzia il secondo lotto di circa 1.200.000 euro, per il recupero degli interni del Palazzo;

Giugno 2011 – stanziati altri 200.000 euro per il completamento del Palazzo;

Anno 2012 – ammessi altri finanziamenti per circa 250.000 euro sempre con l’intenzione di completare l’opera. Fino ad oggi, per il restauro di “Palazzo Ducale“ sono stati spesi fondi pubblici per 6.531.236 di euro. Sembra congruo il rapporto tra fondi pubblici erogati e quantità di lavori effettuati?

A questo punto è doveroso fare delle riflessioni politico-amministrative e porsi degli interrogativi. Quanti altri fondi pubblici serviranno per rendere funzionale il Palazzo Ducale, vista la particolare sensibilità palesata dall’attuale amministrazione comunale al recupero di beni storici e archeologici? Quante altre campagne elettorali dovranno svolgersi con lo stesso cavallo di battaglia del programma amministrativo? Considerata la spending review di Monti che prevede la dismissione del patrimonio immobiliare, quale destinazione avrà una volta completato il restauro, senza definire il valore aggiunto che il Palazzo apporterà alla collettività locale?

Oppure avrà la stessa fine riservata alla “Reggia di Carditello”, che dopo vari restauri e l’impiego di consistenti fondi pubblici è stata messa all’asta, poiché sia lo Stato (Ministero) sia altri Enti non hanno la liquidità necessaria per poter gestire il gioiello dell’architettura settecentesca borbonica di Carditello.

La realtà delle cose è che tutti i politici, che si sono interessati a tale progetto, hanno cercato di massimizzare il loro interesse personale (quello di essere eletti) trasformando gli investimenti per il restauro in debiti futuri di gestione dell’immobile su tutta la collettività.

Giovanni Pagliaro, Antonio Taglialatela, Paolo Palmieri e Benedetto De Biase, alcuni dei tanti cittadini preoccupati per l’inutilità dell’Ente locale

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