Italia

Sallusti rischia il carcere. Travaglio: “Salvatelo”

 MILANO. Sotto l’occhiello “giustizia malata” Il Giornale ha aperto venerdì a tutta pagina con il titolo “Stanno per arrestare il direttore del Giornale”.

L’articolo a firma di Vittorio Feltri, corredato da una foto del direttore Alessandro Sallusti, ricostruisce la vicenda. “nel 2007, in quanto gerente di Libero, aveva la responsabilità oggettiva di quanto quel quotidiano pubblicava. Poiché un dì vennero stampati sul medesimo foglio un pezzo e un commento su una vicenda giudiziaria, nei quali era citato un giudice tutelare, Giuseppe Cocilovo, questi, ritenendosi diffamato, sporse querela. Il commento in questione non era stato vergato da Sallusti, ma da un altro autore che lo aveva firmato con uno pseudonimo. Non importa. La legge considera responsabile di ogni riga storta (uscita sul giornale) il direttore. Il quale pertanto è stato processato a sua insaputa”.

Immediati sono stati i messaggi di solidarietà al direttore provenienti da numerosi esponenti del centro destra. Da Roberto Formigoni passando per Sandro Bondi fino a Franco Frattini, tutti hanno espresso parole di biasimo per la legge che potrebbe mandare in carcere Sallusti. Poi, il giorno successivo, la sorpresa. Un altro messaggio di solidarietà. Da un mittente inaspettato, questa volta. Già, perché Marco Travaglio, vicedirettore de Il Fatto Quotidiano, acerrimo critico di Sallusti e della linea politica del suo giornale, gli ha dedicato un editoriale. Titolo “Salvate il soldato Sallusti”.

“Che cosa pensiamo di Sallusti i lettori lo sanno benissimo perché l’abbiamo scritto e mille volte lo scriveremo”, attacca Travaglio. Che spiega: “Si dirà: i giornalisti sono cittadini come gli altri (eccetto i politici, si capisce) e non c’è nulla di strano se, in caso di condanna, la scontano. Vero: ma questo dovrebbe valere per delitti dolosi. Cioè per reati gravi e intenzionali. Sallusti è stato condannato per aver diffamato su Libero un giudice tutelare di Torino, Giuseppe Cocilovo, in un articolo del 2007 scritto da un altro sotto pseudonimo, ma di cui gli è stato attribuito l'”omesso controllo” in veste di direttore responsabile. Non so cosa fosse scritto in quell’articolo, ma non dubito che fosse diffamatorio, vista la normale linea Sallusti. Però ora non m’interessa, perché ciò che conta è il principio”. Poi Travaglio ricorda di essere incappato in un episodio simile nel 2001 per un articolo scritto per l’Espresso.

È una difesa a tutto campo, dunque quella di Travaglio. E se Sallusti commenta così la condanna: “Ho paura di vivere in un paese dove ci si permette di arrestare le idee, di metterle in carcere”, l’oggetto di tante difese non fu però altrettanto generoso nei confronti di Travaglio.

Nel marzo del 2011 Sallusti pubblicò proprio su Il Giornale il casellario giudiziario dell’allievo di Montanelli, accusandolo di essere un professorino del giornalismo. E celebri sono le schermaglie televisive nelle tribune politiche, a base di accuse reciproche (“Inciti all’odio”, “Sei un cretino”, sono solo alcuni dei complimenti che i due si sono rivolti in passato) evidentemente tra i due pare essere stata fatta la pace. O, meglio, un armistizio.

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