Italia

Milano, il generale De Milato nuovo presidente dell’Asilo Mariuccia

il generale De Milato MILANO. Da pochissimo in
pensione, il generale Camillo de Milato, è stato nominato dallo
scorso 29 marzo presidente dell’Asilo Mariuccia.

L’importante
Fondazione, nata per aiutare i minori senza famiglia, creata da Ersilia
Bronzini Majno, è una delle prime protagoniste dell’emancipazione
femminile di fine Ottocento. Il generale è fornito di un lunghissimo cursus
honorum nell’Esercito: missioni internazionali, incarichi diplomatici e
onorificenze al merito ma, contemporaneamente, si è sempre interessato di
volontariato, di essere utile al mondo civile, diventando Governatore
dell’importante Forum delle Associazioni al quale hanno aderito più di 28
associazioni che si occupano, a loro volta, di sociale e volontariato.

Roberto
Formigoni
, Presidente della Regione Lombardia dal 1995, giunto al
quarto mandato consecutivo,unitamente a Giulio Boscagli,
Assessore della Regione Lombardia, con delega alla Famiglia e Solidarietà
sociale, conciliazione, integrazione e solidarietà sociale, conoscendo il
passato del Generale Camillo de Milato, la sua vita dedicata, oltre
all’Esercito, al sociale e al volontariato, hanno avuto fiducia in lui, in una
persona integerrima come lui, e ritenuto che fosse la persona giusta per il
ruolo di Presidente dell’Asilo Mariuccia, onde rimettere i conti a posto.

E il Generale lo sta
facendo con le persone giuste, con grande passione, quella passione che colma
tutte le sue fatiche. Infatti, mentre lo intervisto, i suoi occhi si illuminano
nel parlare delle ospiti della Fondazione. Una cosa della quale non vuole
parlare per modestia, è della sua “indennità di carica” quale Presidente
dell’Asilo. E’ stato un componente del Consiglio Direttivo a rivelare che il
Generale lo ha voluto dimezzare rispetto al predecessore e che per quest’anno ha
fatto accantonare totalmente la suddetta somma affinché si possa provvedere, per
Natale, a fare dei regali ai bambini, alle mamme, ai ragazzi e ai profughi che
sono nelle varie comunità.

 Mi dica in pratica di cosa si occupa la
Fondazione:
«Qui a Milano e a Sesto San Giovanni offre accoglienza, in tempi
brevi, alle mamme sole con figli a carico che sono allontanate da mariti o
compagni violenti o che vivono in un contesto di deprivazione e/o emergenza
grave, fin quando, attraverso fasi successive, le rendiamo autonome, dando loro
la possibilità di lavorare presso società o ditte da noi contattate».

Siete
contattati direttamente dalle persone oppure vi vengono inviate, e da chi?

«Sono le Assistenti Sociali dei Comuni ad inviarcele. A Porto Valtravaglia,
invece, in Provincia di Varese, c’è la Comunità Alloggio Pre-Adolescentie
profughi libici».

Sono donne che hanno subito violenze da
parte dei mariti?
«Si, ma non solo dai mariti».

Vi occupate anche di donne con problemi
psichiatrici?
«Generalmente non è previsto l’inserimento di soggetti affetti
da patologie psichiatriche e/o con problemi di dipendenza cronica. Però con
pesanti problemi psicologici e di disagio, si. Lo stesso, d’altronde, per i
minori maschi».

Dal punto di vista strutturale la comunità
di Pronta Accoglienza da cosa risulta composta?
«La Comunità Pronta
Accoglienza è un ambiente disponibile e sereno per il soddisfacimento dei
bisogni primari. E’ composta da cucina, sala da pranzo, salotto, lavanderia,
stireria, ripostigli, uffici degli educatori e del responsabile e, per ogni
mamma, una camera da letto con servizi contigui, fino ad massimo di sei camere.
Le mamme sono sostenute 24 ore al giorno, con un aiuto casa che fa anche da
mangiare».

La Comunità Alloggio in che fase del
percorso viene utilizzata? «
E’ la fase finale del percorso. Le mamme hanno
un lavoro, fanno la spesa e cucinano da sole. L’educatore si presenta solo la
sera per un controllo generale e valutare i progressi o le eventuali criticità».

Quante sono le mamme e quanti bambini ospitate a Milano? «Oggi sono 61
tra mamme e bambini, ma arriveremo a 100 appena saranno conclusi i lavori di
ristrutturazione presso l’edificio di Via Jommelli 18/20».

Generale, ora mi può parlare della
Comunità-alloggio di Porto Valtravaglia?
«E’ una Comunità Alloggio
Pre-Adolescentiche si trova sul Lago Maggiore, appena sotto Luino (VA). Essa
accoglie oggi 23 ragazzi, con un’età compresa generalmente tra i quattordici
nove ed i diciotto anni, con problematiche legate all’area familiare e
relazionale, in assenza però di patologie psichiatriche, handicap o
tossicodipendenza conclamata. Abbiamo oggi anche due svizzeri, proprio per il
“buon nome” dell’Asilo in terra elvetica. In una palazzina poco distante
ospitiamo anche 20 profughi libici».

Cosa fate con i ragazzi? «Fino a 16 anni li accompagniamo a
scuola. Dopo i 16 anni i ragazzi frequentano un nostro laboratorio dove possono
imparare vari mestieri. Ma il “fiore all’occhiello” è l’Ortoterapia. Un angelo
di nome e di fatto, Angelo Bonfanti, laureato in agraria, grazie al suo carisma
ed entusiasmo, insegna ai ragazzi la cura degli orti. Dalla semina alla
potatura. Un grande successo. I ragazzi migliorano a vista d’occhio e perdono
per strada i loro disagi. Ho chiesto a Bonfanti di scrivere un libro
sull’ortoterapia, sulle sue esperienze ed il suo metodo, convinto che possa
servire alle altre comunità».

 I profughi danno problemi? Come passano le
giornate? «
Sono da noi da più di un anno, in attesa che le loro richieste di
asilo siano accettate. I problemi nascevano dal fatto che le loro famiglie, in
Libia, non avevano da vivere e loro erano molto preoccupati. Grazie
all’autorizzazione del Prefetto di Milano e alle ottime relazioni del
responsabile di Polo di Porto Valtravaglia, Bruno Campagnani, da un paio di mesi
tutti i profughi stanno lavorando, tenendo cura dei giardini comunali dei vari
paesi vicini. Guadagnano 250-300 euro al mese, somma che inviano interamente a
casa. Ma bastano almeno per far sopravvivere le loro famiglie».

C’e un angelo anche per le mamme? «Ci
sono tanti angeli. Quando ho conosciuto gli educatori, che sono una cinquantina,
ho visto nei loro occhi la passione di
aiutare e “servire”. Sono laureate o laureati, la maggior parte donne, in
Scienze della Formazione all’Università Bicocca. Lo stipendio non è alto e
questo la dice lunga sulla loro passione e “vocazione”. Ho chiesto ad una delle
più anziane, Elisabetta Romanò, tre lauree, di scrivere un libro “scientifico”
sulle sue esperienze all’Asilo Mariuccia, sulle mamme con bambini, sicuro che
possa servire negli studi di psicologia o scienze della formazione nelle varie
università».

Quindi, grandi progetti per l’Asilo….
«
Le ambizioni sono tante, ma non potrei raggiungerli senza l’aiuto del
Consiglio Direttivo. Due consiglieri sono nominati dalla Regione Lombardia,
altri due dal Comune di Milano. Sono quattro personaggi fantastici, di grande
levatura, con esperienze diverse, che sono molto presenti e collaborativi. Siamo
diventati una grande squadra. Li voglio proprio nominare: una donna, Silvia
Gardino, psicologa, che per tanti anni è stata responsabile delle scuole materne
ed asili del Comune di Milano; l’avvocato Tiziano Barbetta, ex Presidente del
Consiglio dell’Ordine degli Avvocati e Procuratori di Milano; Diego Montrone,
Presidente dell’Ente di Formazione Galdus e Direttore dell’orchestra sinfonica
“Accademia delle Opere”; Mario Furlan, Fondatore dei City Angels».

Un fondamentale aiuto per il Consiglio
Direttivo da chi viene?
«Viene dalla figura del Direttore, Maurizio Faini,
molto attento alle spese e memoria storica dell’Ente. Ma vi sono tante altre
persone che si stanno avvicinando all’Asilo Mariuccia per dare un loro
contributo, convinti che essa compia una funzione fondamentale. La
comunicazione, per esempio, è un settore indispensabile. Trasparenza e
professionalità saranno le preoccupazioni costanti del Consiglio Direttivo».

Qual è il suo sogno? «E’ avere un
Comitato dei Benemeriti nutrito e corposo». E un suo pensiero? «Quest’anno l’Asilo
Mariuccia compie 110 anni. La fondatrice ha avuto un grande intuito e un grande
cuore. Mariuccia è il nome della figlia morta a 11 anni. L’Asilo deve rimanere
un simbolo della grande bontà dei Milanesi, un pezzo della storia sana della
nostra città, che rende onore non solo alla Fondatrice, ma anche a tutti coloro
che ci hanno lavorato e che ancora ci lavorano, ed a tutti coloro che ne sono
stati i Benefattori».

Generale, in che modo possiamo
aiutarvi?
«Ci sono tanti modi per aiutare: dalla donazione di una somma di
denaro, alla donazione di merci e prodotti, come alla devoluzione del “5 per
mille”. La donazione è valida anche ai fini dei vantaggi fiscali ad essa
connessi. Anche la più modesta delle offerte, unendosi alla solidarietà di
centinaia di altre persone, aziende, associazioni, enti locali e istituzioni,
contribuisce a rendere più efficace l’azione ogni giorno».

Come si può effettuare una donazione?
«Si può farlo mediante bollettino postale
Conto corrente postale intestato a: Fondazione Asilo Mariuccia Onlus –
Via M. Loria,77 – 20144 Milano- Poste italiane Spa c/c 50374206 – oppure
conbonifico bancario – Fondazione Asilo Mariuccia ONLUS – Codice Fiscale:
80102590157 – Banca Intesa San Paolo Spa – Via Verdi, 8 – 20100 – Milano –
(IBAN) IT13R0306909400000000349972 – CIN R – ABI03069 – CAB 09400 – c/c
349972». Io credo che sia importante sostenere la Fondazione Asilo Mariuccia,
dobbiamo fare tutto ciò che è possibile affinché continui ad aiutare i ragazzi,
i bambini e le loro mamme, i profughi; sono certa che tutti ci saranno grati. Al
Generale Camillo de Milato non posso che fargli un grande “in bocca al lupo”
affinché abbia la forza e la volontà di spendere tutte le sue energie e sinergie
per portare avanti questo importante e gravoso incarico.

di Principia Bruna Rosco

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