Italia

Marchionne attacca Della Valle: “La smetta di rompere”

 TORINO. La Fiat è stata presa “con le mani nella marmellata perché se ne voleva andare, con gli uffici stampa che lavorano più degli uffici progettazione”.

Diego Della Valle torna ad attaccare i vertici Fiat. Dopo l’uscita nella quale definiva Marchionne “… il vero problema della Fiat”) e l’altra dedicata alla famiglia Agnelli che “… si mette i soldi in tasca”), Della Valle, ad un convegno dell’università Bocconi a Milano, definisce il managment del Lingotto degli “improvvisati”. E Sergio Marchionne? L’ad della Fiat risponde secco: “Non parliamo di gente che fa borse, io faccio vetture. Con quanto lui investe in un anno in ricerca e sviluppo, noi non ci facciamo nemmeno una parte di un parafango. La smetta di rompere le scatole”.

Marchionne parla dall’assemblea dell’Unione Industriale di Torino: “La verità è che non siamo malati. La Fiat nel suo insieme è sana e in ottima forma (per l’ad chiuderà il 2012 con ricavi superiori ai 77 miliardi e con l’utile più alto della storia: tra i 3,8 e i 4,5 miliardi). Confermiamo gli obiettivi previsti per il 2012 e ribadiamo che Alfa Romeo non è in vendita”.

E lancia un appello al governo: “Deve fare la sua parte per rimuovere quelle zavorre che stanno ancorando il nostro Paese al passato”. Poi svela: “Ho cercato costantemente di coinvolgere in questi 8 anni un partner straniero per la Fiat e non ci sono riuscito. In questo ho fallito. Non c’è nessuno che voglia accollarsi anche una sola delle zavorre italiane. Ma pensare allo straniero come salvatore dell’Italia è la più grande pirlata che abbia mai sentito in vita mia. Uno può fare scelte di mercato molto chiare, può comprare macchine che non sono nostre, ma non cerchiamo di ammirare troppo gli altri”.

In precedenza Della Valle, da Milano, era stato durissimo: “Se qualcuno viene dall’estero, tipo la Volkswagen, farà belle macchine. La crisi esiste per chi non ha nulla da vendere. Questi improvvisati della Fiat ci vogliono raccontare perché non fanno automobili in Italia. La banalità è tale che l’indisponenza viene perché ci si vuole prendere in giro con argomenti non convincenti”.

Di fronte a centinaia di studenti e, tra gli altri, al presidente esecutivo di Telecom Italia Franco Bernabè, Della Valle ha detto che per evitare che il made in Italy si trovi in maggiori difficoltà rispetto all’attuale fase economica “dobbiamo sbrigarci, altrimenti andranno avanti solo alcune imprese toniche, magari come acquirenti di altri gruppi stranieri o come prede dall’estero”. L’eventualità che gruppi stranieri comprino in Italia “in un mercato aperto può succedere e comunque chi è venuto dall’estero sta valorizzando quello che ha comprato”. Poi ha aggiunto: “In questo Paese “non è comodo fare delle critiche: poi c’è sempre il gruppo dei benpensanti, magari in malafede, che dicono che non è il modo di fare, ma chiederei agli operai” della Fiat “che devono andare a casa” e che stanno ricevendo lettere che prefigurano la perdita del posto di lavoro “se trovano elegante questo modo di fare”.

Infine, un passaggio al patto di sindacato di Rcs e Mediobanca: “Il mercato ha già provveduto a spazzare via la vecchia logica dei patti di sindacato di blocco, delle messe cantate tra poche persone: si tratta solo di capire quando queste sceneggiate, anche fra di noi, smetteremo di farle”. Diego Della Valle rincara: “È una tradizione molto italiana e io che l’ho vista da dentro e lì ho ancora molti amici, registro che c’è imbarazzo a venir identificati” in queste logiche.

Anche il presidente di Telecom, Franco Bernabè, ha lanciato una frecciatina a Sergio Marchionne facendo riferimento a una dichiarazione dell’ad del Lingotto: “Non ci siamo lamentati dicendo che in Brasile le cose per noi vanno meglio che in Italia”, “noi ci siamo preoccupati per trovare una soluzione adatta all’Italia”. Bernabè stava parlando del divario che c’è tra l’Italia e gli altri paesi nel campo degli investimenti informatici: “La realtà italiana – ha affermato – non è caratterizzata da un livello di informazione rilevante”, che segnala una situazione che lo stesso manager ha definito “preoccupante”. In particolare il manager ha osservato come “il livello di informatizzazione è molto più basso in Italia, con investimenti pari all’1,6% del Pil contro il 3,6% di altri paesi e oltre il 4% negli Usa”. Di fronte ad un “sistema estremamente disaggregato e disperso” il presidente di Telecom ha sottolineato come “non ci siamo lamentati dicendo che in Brasile le cose vanno meglio che in Italia”.

Nel frattempo, i ministri Fornero e Passera hanno convocato i sindacati per mercoledì alle 10,30 presso il ministero del Lavoro a via Veneto. Il governo è dunque impegnato a creare “condizioni di contesto per favorire la presenza industriale del settore auto in Italia. Siamo impegnati, non in aiuti finanziari, ma a valorizzare il patrimonio di ricerca e innovazione che consentano di salvaguardare la Fiat in Italia” almeno secondo le parole del presidente del Consiglio, Mario Monti che ha parlato di Fiat durante la conferenza dell’Ocse in corso a Roma.

Alle parole di Monti non crede la Lega Nord: “La Lega Nord si opporrà ad eventuali incentivi dati ad hoc per la Fiat; se sono necessari ad aiutare le imprese, come crediamo, allora bisogna darli a tutte, in particolar modo alle piccole e medie imprese, locomotiva dell’economia del nostro Paese, che stanno vivendo un gravissimo momento di crisi senza mai ricevere, a differenza della Fiat, aiuti di Stato”. Lo afferma Gianni Fava, responsabile federale Sviluppo Economico della Lega Nord. Critico sulla riunioni di sabato a palazzo Chigi tra governo e i vertici del Lingotto anche Massimiliano Fedriga, responsabile Welfare del Carroccio: “L’incontro ha portato in sostanza ad un nulla di fatto se non a degli ipotetici ed ennesimi aiuti di Stato”.

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