Casal di Principe - San Cipriano - Casapesenna

“Normandia 2”, assolto l’imprenditore Aniello Giusti

 CASAL DI PRINCIPE. Il gip del tribunale di Napoli, Paola Russo, ha assolto, per non aver commesso il fatto, Aniello Giusti, 39 anni, legale rappresentante della società “Giada” di Casal di Principe, coinvolto nell’inchiesta “Normandia 2”.

Come proposto dai pm Ardituro e Del Gaudio, Giusto è stato assolto sia come persona fisica che come imprenditore edile titolare della “Giada”, per la quale è stato disposto il sequestro con la restituzione dei beni.

L’inchiesta “Normandia 2” portò, il 12 luglio 2010, ad una vasta operazione in provincia di Caserta contro il clan dei casalesi. 17 gli arresti eseguiti dai carabinieri, su richiesta della Direzione distretturale antimafia di Napoli, e pari ad un miliardo di euro i beni sequestrati.

Tra i destinatari delle ordinanze ci sono anche i superlatitanti Antonio Iovine, alias “‘O Ninno”, e Michele Zagaria (nelle foto sotto),e Nicola Schiavone, figlio del boss Francesco Schiavone “Sandokan”, arrestato di recente.

Le indagini, condotte dal Ros, riguardano l’intero circuito economicodi imprese, complessi turistici, appartamenti e terreni, nel quale venivano reinvestiti gli enormi proventi illeciti del clan.Documentate anche le estese infiltrazioni del clan negli appalti pubblici, individuandone la diffusa rete collusiva nella pubblica amministrazione.

In arresto finì anche Nicola Ferraro, ex consigliere regionale dell’Udeur, di Casal di Principe. Già coinvolto in altre due inchieste, è accusato di essersi accordato, nella doppia veste di imprenditore nel settore dei rifiuti ed esponente politico di rilievo regionale, con gli esponenti apicali delle associazioni criminali egemoni nel casertano e, in particolare, con i reggenti dei gruppi Schiavone e Bidognetti.

L’ex consigliere regionale avrebbe ricevuto sostegno elettorale e, assieme al fratello Luigi, a sua volta arrestato, un appoggio determinante per l’affermazione delle loro aziende. In cambio, avrebbero prestato la loro opera a favore del clan dei casalesi “per agevolare l’attribuzione di risorse pubbliche attraverso l’aggiudicazione di appalti ad imprese compiacenti, nonché per favorire il controllo da parte del clan dello strategico settore economico dello smaltimento dei rifiuti”.

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