Procida

False malattie ai marittimi: due arresti e 60 indagati

 NAPOLI. Gli uomini del nucleo speciale d’intervento della Capitanerie di Porto di Roma e Castel Volturno (Caserta), in collaborazione con il locale commissariato di polizia, nell’ambito di una attività investigativa coordinata dal pm Woodcock della Procura della Repubblica di Napoli, …

…hanno eseguito alcune misure cautelari adottate dal gip del Tribunale di Napoli De Gregorio nei confronti di alcuni medici e marittimi di Procida e Napoli, nonché alla notifica di oltre 60 avvisi di garanzia nei confronti di altrettanti marittimi (quasi tutti residenti a Procida), sottoposti ad indagini per i reati di truffa, falsità ideologica e favoreggiamento.

Nello specifico, l’indagine ha consentito, tra l’altro, l’emissione di due ordinanze di custodia cautelare in regime di arresti domiciliari nei confronti di, rispettivamente, un medico fiduciario Sasn (Servizio Assistenza Sanitario Naviganti) di Procida e di un marittimo di Procida, già pregiudicato, nonché tre ordinanze con le quali è stato disposto il divieto di esercitare la professione medica nei confronti di altrettanti professionisti di Procida, tutti medici fiduciari Sasn.

L’indagine, denominata dalla Guardia Costiera “Operazione Marittimi Onesti”, che vede coinvolti in una truffa al Servizio sanitario marittimo, per circa un milione di euro, medici Sasn di Napoli e di Procida e rispettive segretarie, impiegati dell’Ipsema di Napoli e numerosi marittimi, quasi tutti di Procida, ha avuto origine nel gennaio del 2010, allorquando, nell’ambito di attività interforze di controllo straordinario del territorio sul Litorale Domizio, una pattuglia della Polizia di Stato procedeva al controllo di un’autovettura Ford Focus condotta da uno ei soggetti attinti dalla misura cautelare domiciliari, che nella circostanza fu trovato in possesso di numerosi timbri della Capitaneria di Porto (risultati successivamente falsi e contraffatti) nonché di copiosa documentazione cartacea, che da un’ulteriore vaglio da parte del personale militare dell’Ufficio Locale Marittimo di Castel Volturno, risultava essere afferente ad atti e pratiche marittime di dubbia regolarità.

La disamina di quella documentazione faceva emergere, nel complesso, la concreta possibilità che la stessa poteva essere utilizzata per perpetrare una truffa ai danni dell’ex Ipsema (ora Inail), al fine di beneficiare, in maniera illecita, dei contributi assicurativi per malattia erogati a favore dei marittimi imbarcati, ovvero per creare contratti di lavoro fittizi (convenzioni di arruolamento), al fine di ottenere ingiusti benefici assistenziali.

Altra analoga documentazione veniva poi rinvenuta, nel corso di una perquisizione domiciliare, eseguita dalla Guardia costiera di Procida, nell’abitazione del medesimo soggetto, dove furono trovati diversi documenti e libretti di navigazione personali, riconducibili a numerosi soggetti, probabilmente coinvolti nella medesima attività criminosa.

L’attività d’indagine, che ha visto i comandi della Guardia Costiera e della Polizia di Stato impegnati incessantemente per circa due anni in varie attività investigative, con l’escussione a Sit di centinaia di persone, numerose perquisizioni ed interrogatori nonché a svolgere una complessa attività tecnica d’intercettazioni telefoniche disposte dal sostituto procuratore Woodcock, titolare dell’indagine, ha fatto emergere il coinvolgimento nella medesima truffa in danno dello Stato, a vario titolo, di centinaia di persone.

L’affaire illegale gravitava intorno ai medici fiduciari Sasn di Procida, quali epicentro della mega truffa, i quali, in accordo con i marittimi, certificavano false patologie mediche, consentendo agli stessi di beneficiare, in modo fraudolento, dell’indennizzo mensile per malattia erogato dal Servizio Sanitario Naviganti. Di fatto i marittimi utilizzavano la cosiddetta “cassa marittima” come una sorta di “cassa integrazione” da sfruttare durante il loro periodo a terra di non lavoro, i quali contattavano lo studio medico di Procida chiedendo (e sempre ottenendo con una semplice telefonata) l’apertura della “cassa marittima” portata poi avanti per mesi e mesi in base alle esigenze personali del marittimo.

In particolare, questi lunghi periodi di malattia (retribuiti mensilmente per migliaia di euro ad ogni singolo marittimo) terminavano solo alcuni giorni prima del nuovo imbarco. Disarmante la compiacenza dei medici e delle segretarie attori principali dell’intero disegno criminoso i quali oltre a falsificare le segnalate patologie, contattavano, allo scadere del certificato di malattia, direttamente i marittimi per sapere se dovevano continuare o cessare la pratica di malattia.

L’attività investigativa ha permesso anche di smascherare un giro di falsi imbarchi (così detto “imbarco del libretto”) a cui poi seguivano false pratiche di malattia.

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