San Marcellino

Don Salvatore ricorda il piccolo Nicola

Nicola SantoroSAN MARCELLINO. La morte del piccolo Nicola Santoro, spentosi all’età di soli dieci anni a causa di un male incurabile, ha senz’altro sconvolto l’intera comunità, …

… la quale è stata presente in numerosa ai funerali che sono stati celebrati lunedì 30 luglio, presso la Chiesa di San Marcellino, dal parroco don Salvatore Verde. Ed è proprio il sacerdote della comunità che, in seguito a questa sconvolgente morte, ha voluto lanciare un messaggio di speranza in un evento così triste, senza lasciare la collettività in uno stato di sfiducia.

“Sono certo che davanti a certe situazioni non si può che adottare la scelta del silenzio – ha affermato Don Salvatore – così come ho fatto per la visita immediatamente seguita alla morte del piccolo. Ma quando si è chiamati a svolgere il ministero di annunciare la Parola di Dio anche in queste circostanze, allora non si può tacere. Pertanto – ha proseguito il parroco – per l’omelia esequiale ho scelto di non usare parole di circostanza, ma parole che provenivano dal cuore”.

Usando un metodo estremamente diretto, il parroco Don Salvatore, durante le esequie, ha interagito con la mamma del piccolo Nicola che, nei giorni del dolore, chiedeva al sacerdote se era giusto che suo figlio avesse dovuto subire tutto ciò che gli è successo. “Durante la celebrazione – ha continuato il parroco – mi sono ricordato del ‘libro delle Lamentazioni’ in cui il Profeta dice in un passaggio: ‘é bene aspettare in silenzio la salvezza del Signore’ ed ancora ‘le misericordie del Signore non sono finite’. Proclamando questo passo della Sacra Scrittura, ho affermato che in queste circostanze ognuno cerca di dare un’interpretazione all’accaduto, ma tutto e tutti non sanno dare una risposta”.

“Umanamente non c’è risposta, quindi è bene restare in silenzio e aspettare che sia Dio stesso ad illuminarci sugli eventi anche tristi della nostra vita – ha affermato Don Salvatore. Riprendendo la domanda di Francesca, la mamma del piccolo, mi sono collegato al Vangelo che avevo proclamato, in cui Maria, la madre di Gesù è straziata sotto la croce, vedendo suo Figlio morire. Da qui, ho riconosciuto la sofferenza della morte di Nicola e ho confrontato l’ingiustizia della morte di Gesù con l’ingiustizia della morte del piccolo Nicola. Ho confrontato il dolore di Maria con quello di Francesca. Come Gesù, Nicola è stato scelto come giusto per portare la croce per la salvezza dell’umanità. Questi sono i piani di Dio. Nicola è stato scelto per partecipare alla passione e alla croce di Cristo”.

“Purtroppo questo mondo va avanti con il sacrificio dei giusti – ha sostenuto il parroco. Il piccolo Nicola con la sua malattia, la sua sofferenza, la sua infermità ha portato la croce di Cristo come contributo della salvezza dell’umanità. Questo è il motivo per cui sono convinto che sia santo e prega per noi e soprattutto per il suo papà e la sua mamma. Questo è il motivo per cui le campane hanno suonato a gloria e la celebrazione della santa messa è stata curata con solennità e con i colori liturgici non della penitenza (viola) ma della gloria (bianco) perché il paradiso accoglieva festante l’ingresso del nuovo angioletto”.

“Ho riportato, in chiusura dell’omelia – ha concluso Don Salvatore – il pensiero del vescovo Angelo Spinillo dato nella visita a casa del defunto, richiamando un attestato di coraggio che avevano donato a Nicola. Nicola ha capovolto i ruoli nella sua famiglia: di solito sono i genitori ad educare i figli e ad insegnargli i valori della vita. Nel caso di Nicola, lui ha insegnato il coraggio ai suoi genitori e a tutti noi. Così ho salutato Nicola con l’arrivederci in Paradiso, ringraziandolo perché con il suo coraggio ha insegnato a tutti noi l’essenza della vita”.

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