Italia

Lignano, coniugi sgozzati: vendetta o regolamento di conti

Paolo Burgato e Rosetta SosteroUDINE. Basista o mandante? Una figura chiave nel risolvere il giallo sconvolgente di un omicidio dai contorni sempre più contorti e complessi.

Una distinzione obbligata, fra chi fornisce la “dritta” buona e chi invece ordina una sorta di spedizione punitiva, che si prospetta qualora si imbocchi la pista della rapina finita tragicamente oppure quella, adombrata dagli stessi inquirenti dopo tre giorni di indagini, di “qualcosa di diverso”: vendetta trasversale, ritorsione, esecuzione, regolamento di conti?

Qualsiasi sia lo scenario all’interno del quale è maturato uno dei crimini più efferati compiuti nel Nordest, niente sarà mai come prima a Lignano. Il feroce assassinio di Rosetta Sostero, 65 anni, e di Paolo Burgato, 69, torturati e finiti a coltellate nella loro villetta di via Annia 12 segna una ferita impossibile da rimarginare nel tessuto umano e sociale della cittadina a vocazione turistica. Uno squarcio nella quotidianità tranquilla e laboriosa di una comunità che, superato lo choc iniziale, non nasconde la paura mista a rabbia, vive con fastidio i riflettori della cronaca nazionale e chiede al più presto di sapere la verità e che i responsabili siano assicurati alla giustizia.

La caccia ai killer non ha sosta. Fra le poche certezze, quella appunto di una o più persone vicine alla famiglia Burgato tanto da conoscerne abitudini e agiatezza, che ha contattato e dato informazioni circostanziate a una banda di criminali incalliti e senza scrupoli.

Dagli elementi in mano ai carabinieri, incrociati sulla base delle risultanze dell’autopsia e dei rilievi scientifici a cura dei Ris di Parma, sembrerebbe oramai assodato che a entrare in azione attorno all’una nella notte fra sabato e domenica scorsi, siano state almeno quattro persone: tre esecutori materiali e il palo di vedetta all’esterno. È stato passato al setaccio il luna park, controllato un centinaio di giostrai. I militari hanno proceduto anche a vagliare la posizione dei componenti di un circo che ha levato le tende a ridosso del duplice delitto, alla ricerca più degli eventuali ricettatori dei pochi gioielli che sarebbero stati sottratti ai Burgato che dei loro carnefici.

Due i pool attivi praticamente 24 ore su 24 sotto la guida del capitano del nucleo investigativo provinciale, capitano Fabio Pasquariello, e coordinati dal sostituto procuratore Claudia Danelon. Cinquanta finora le persone sentite a verbale nello sforzo di ricostruire le ultime ore di vita delle vittime e il contesto domestico e lavorativo. Ieri sono stati ascoltati tutti i parenti di Rosetta. In precedenza quelli di Paolo. Mentre il loro unico figlio Michele fu il primo a varcare la porta della caserma dell’Arma, ancora domenica mattina, dopo aver scoperto i corpi martirizzati dei genitori nella lavanderia di casa.

Intanto, resta irrisolto uno degli interrogativi più pressanti: perché Rosetta e Paolo hanno sopportato sevizie e torture senza rivelare la presenza di ben 40 mila euro in contanti a portata di mano?

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