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Armstrong radiato, ma la sua fondazione è da record

Lance Armstrong L’annuncio della radiazione di Lance Armstrong e della possibile cancellazione delle sue vittorie, tra cui il Tour de France, ha sconvolto i fan e lasciato un gran vuoto nel mondo del ciclismo, oltre che una serie di scomodi punti interrogativi.

Ma non ha avuto un impatto negativo sulla fondazione Livestrong, ideata dall’ex corridore texano dopo che nel 1997 riuscì a sconfiggere il cancro e impegnata da 15 anni nella lotta contro la malattia. Proprio venerdì, giorno in cui Lance Armstrong ha rinunciato a difendersi in tribunale dalle accuse di doping, l’organizzazione ha battuto il record di donazioni, ricevendo 78 mila dollari (62 mila euro) da parte di 411 persone. “Grazie a tutti i fan della Livestrong in tutto il mondo – ha scritto l’ex ciclista su Twitter -. Le donazioni di oggi (ieri per chi legge, ndr) sono 25 volte superiori rispetto a giovedi. Grazie, grazie, grazie”.

Doug Ulman, direttore esecutivo della fondazione, ha confermato che le elargizioni si sono moltiplicate proprio dopo l’annuncio della “resa” dell’atleta e che il giorno prima la Livestrong aveva ricevuto appena 3.200 dollari da 45 donatori.

Nel 1996, a 25 anni, ad Armstrong fu diagnosticato un tumore ai testicoli con metastasi nell’addome che non gli lasciava più del 50% di possibilità di sopravvivenza. La sua coraggiosa battaglia con tre interventi e lunghe terapie lo ha reso un simbolo di speranza per i malati di cancro di tutto il mondo.

L’organizzazione, nei 15 anni di attività, ha raccolto più di 470 milioni di dollari e ha assistito oltre 2,5 milioni di persone. L’ex atleta ha versato direttamente 6,5 milioni di dollari per finanziare la ricerca nello stato del Texas. Sul sito è chiara la spiegazione relativa alle attività e all’impiego del denaro raccolto: lo scorso anno, nel complesso, 35.786.972 dollari sono stati destinati alle spese operative. Quasi 30 milioni (29.348.074) hanno finanziato i programmi varati, il resto è servito a coprire le spese per le raccolte di fondi (4.582.833) e quelle amministrative (1.856.065).

L’Agenzia antidoping statunitense Usada ha annunciato ieri che il sette volte vincitore del Tour ha fatto uso di doping per tutto il periodo delle sue vittorie (1999-2005) e che dunque, per questo, merita di perdere i suoi titoli e di essere squalificato a vita. Armstrong si dichiara innocente, ma giovedì, dopo il rifiuto da parte dell’Usada dell’ennesimo ricorso, ha deciso di non proseguire la battaglia legale, scelta in seguito alla quale è stato immediatamente radiato. Se l’Unione ciclistica internazionale (Uci) dovesse ratificare il provvedimento, al termine di un iter che si annuncia lungo e complesso, il “cowboy” verrebbe cancellato dalla storia del ciclismo retroattivamente, a partire dal 1° agosto 1998, per il ricorso sistematico a sostanze e pratiche illecite.

Gli sponsor che sostengono la fondazione dell’ex corridore hanno tuttavia confermato il proprio impegno e il Football club di Kansas City, che prende parte alla North American league soccer, ha garantito la prosecuzione del contratto, annunciando che lo stadio in cui gioca continuerà a chiamarsi Livestrong sporting park. “L’obiettivo della Livestrong è di sostenere 28 milioni di persone che combattono il cancro in tutto il mondo, ci sentiamo molto impegnati in questa missione”, ha detto Robb Heineman, direttore esecutivo di club.

Anche la Nike ha deciso di rimanere accanto al suo testimonial spiegando che “Lance si è dichiarato innocente e non ha mai modificato la sua posizione”, ha detto Mary Remuzzi, una portavoce del colosso dell’abbigliamento sportivo. E neppure la Anheuser-Busch InBev, che ha arruolato l’ex corridore per gli spot della birra Michelob Ultra, intende modificare il rapporto cominciato nel 2009 con un contratto triennale. “Ha ispirato milioni di persone con i suoi risultati sportivi e con l’impegno per aiutare i malati di cancro e le loro famiglie”, ha detto Paul Chibe, vicepresidente del marketing della Anheuser-Busch.

Nessun allarme nemmeno nel quartier generale della Honey Stinger, che produce alimenti energetici. “Sapevamo sin dall’inizio che era un personaggio in parte controverso”, ha spiegato al NYT il vicepresidente della compagnia, Bill Gamber. “Da anni il ciclismo è al centro delle polemiche. Noi siamo una piccola società che fa affari con gli sport di resistenza. E lui è un’icona”.

La pensano così anche gli altri brand che, tra tecnologia e finanza, hanno puntato sul texano: Oakley, Johnson Health Tech, Sporting KC, FRS, American Century Investments. “Possono squalificarlo – ha detto Chris Doyle, portavoce di American Century – ma non possono cancellare quello che ha fatto per milioni di persone”.

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