Esteri

Siria, esercito bombarda Damasco. Francia: “Non faremo come Usa in Iraq”

 DAMASCO. L’esercito siriano è tornato a bombardare alcuni quartieri di Damasco. Dopo gli scontri di martedì, l’artiglieria, secondo alcuni testimoni, sta sparando dal monte Qasiun, come non accadeva dal 18 luglio, mentre i carri armati sono stati posizionati sulla tangenziale.

L’operazione, sostenuta anche da raid aerei, ha come obiettivi le zone di Kfar Souseh, Daraya, Qadam e Nahr Aisheh. “Tutta Damasco è scossa dai boati”, ha detto una donna. “E’ tornata un’atmosfera di guerra”, spiega Maaz al-Shami, del Damascus Media Office anti-regime. E annuncia: “I ribelli armati sono tornati in città”. Gli insorti hanno risposto con un’incursione nella località orientale di Bu Kamal, a ridosso della frontiera con l’Iraq, dove avrebbero espugnato diversi posti di blocco e il locale quartier generale dei servizi d’intelligence di Assad.

Gli attivisti siriani hanno parlato della morte di 40 persone. A Kfar Suse 22 carri armati fanno scudo ai soldati che rastrellano le case e uccidono sommariamente gli uomini che trovano. Anche Musaab al Awdallah, giornalista siriano sostenitore della rivolta anti-regime ma che per anni aveva lavorato al quotidiano governativo Tishrin nella sezione cultura, è stato ucciso lealisti a Nahr Aisha.

Le fonti affermano che i militari governativi siriani sono penetrati oggi nel sobborgo perquisendo le abitazioni civili alla ricerca di attivisti e giustiziando sommariamente 22 giovani, tra cui anche Awdallah, originario della martoriata regione meridionale di Daraa. Si tratta del terzo giornalista ucciso da martedì, dopo la reporter giapponese Mika Yamamoto , morta ad Aleppo insieme, ma ancora è da confermare, al cameraman turco Cuneyt Unal.

E la Francia, intanto, ha ammesso di fornire aiuti militari ai ribelli. “Si tratta – ha precisato il primo ministro Jean-Marc Ayrault – di mezzi non letali, strumenti di comunicazione e di difesa”. Intervistato dal canale radiofonico Bfmtv-Rmc, Ayrault ha affermato che quella di Parigi è stata una risposta alle richieste del Consiglio nazionale siriano, il cui presidente è stato nei giorni scorsi nella capitale francese, ma ha voluto sottolineare che la Francia non farà come l’America di George W. Bush quando attaccò Iraq senza l’avallo dell’Onu. “Quello per noi resta un esempio – ha spiegato – ci opponemmo e abbiamo avuto ragione. Finì tutto nel caos”.

Il regime di Bashar al-Assad ha negato quanto sostenuto dal il colonnello Abder Jabbar al-Okaidi del Libero Esercito Siriano, braccio armato dell’opposizione costituito per lo più da disertori, secondo cui i ribelli controllerebbero oltre i due terzi di Aleppo. Fonti delle forze di sicurezza, che hanno peraltro preteso di restare riservate, al contrario hanno affermato che nella capitale economica della Siria “stanno arrivando rinforzi da da ambedue le parti”, perchè “questa è una guerra destinata a protrarsi a lungo”. Una smentita poco credibile vista la frequenza dei raid aerei e dei bombardamenti a lunga distanza del governo e la resistenza dei ribelli.

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