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Recale, estorsioni: dal fermo al carcere per quattro esponenti del clan Perreca

 RECALE. La squadra mobile di Caserta, nell’ambito di indagini coordinate dalla Dda di Napoli, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del Tribunale di Napoli, su richiesta della Procura antimafia partenopea, …

… in relazione al delitto di estorsione continuata aggravata dal metodo mafioso, nei confronti di quattro persone, già tutte in stato di detenzione, ritenute elementi di spicco ed affiliati al clan Perreca, detti “I Romani”, attivo nel comprensorio di Recale. Le misure cautelari sono state eseguite nei confronti: di Giovanni Perreca, 52 anni, considerato attuale reggente del gruppo camorrista, del cognato Antimo Mastroianni, 47 anni, e di Silvestro D’Aria, 52 anni, e Vittorio Roberto, 44.

I quattro erano stati arrestati dalla squadra mobile di Caserta, in esecuzione di un decreto di fermo emesso dalla Procura Antimafia di Napoli, il 27 giugno scorso, ad epilogo di indagini incalzanti che avevano evidenziato, nei mesi immediatamente precedenti, una repentina ripresa delle attività estorsive da parte di esponenti della citata organizzazione camorrista, attiva nel comprensorio di Recale e comuni limitrofi.

Peraltro, gli investigatori della squadra mobile avevano rilevato che la rinnovata intraprendenza criminale del gruppo Perreca si manifestava nelle settimane immediatamente successive all’operazione “Mangusta”, che nel dicembre scorso aveva disarticolato il clan Menditti, federato all’organizzazione dei Belforte di Marcianise, con l’arresto, per estorsione aggravata, reati in materia di armi e stupefacenti, di 11 esponenti di tale consorteria, tra i quali i germani Alessandro, Andrea e Fabrizio Menditti, la squadra mobile di Caserta aveva registrato una immediata ripresa di attività estorsive da parte di emissari del clan Perreca, gruppo che contendeva proprio ai Menditti il controllo delle attività criminali nel comprensorio di Recale, alleato ai Piccolo (“Quaqquaroni”) di Marcianise.

Gli arresti del 27.06.12

Infatti, era stato rilevato che, Antimo Mastroianni, cognato di Giovanni Perreca ed egli stesso ritenuto elemento di spicco dell’organizzazione, pochi giorni dopo l’arresto dei Menditti, aveva richiesto ed ottenuto l’autorizzazione a trasferire da Roma a Recale il luogo ove proseguire la misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno a cui era stato sottoposto.

Dopo pochi mesi, nel maggio scorso, Giovanni Perreca, sino ad allora domiciliato a Rignano Flaminio (Roma), anch’egli sorvegliato speciale con obbligo di soggiorno nel paese laziale, otteneva analogo beneficio, ristabilendosi nuovamente nel comune di origine. Contestualmente riprendevano, nel comprensorio recalese, i raid estorsivi in danno di alcuni cantieri edili da parte degli emissari dei Perreca che, evidentemente, avevano immediatamente soppiantato, nel controllo delle attività criminali, gli antagonisti Menditti. Tale circostanza dava impulso ad una nuova attività investigativa, coordinata dalla Procura Antimafia di Napoli, che grazie anche a prolungate attività di pedinamento ed osservazione, consentiva di riscontrare almeno due tentativi di estorsione in danno di altrettanti imprenditori, che avevano allestito cantieri proprio a Recale. Le vittime, attraverso gli emissari, venivano convocati al cospetto di Perreca e Mastroianni che intimavano loro di “mettersi a posto”.

Quindi, sulla scorta di tali inequivocabili risultanze investigative, la Procura Antimafia di Napoli, rilevando la sussistenza di un grave quadro indiziario e di un fondato e reale pericolo di fuga, determinato anche dalla pericolosità e dalla personalità criminale dei citati indagati, ed in particolare di Perreca e Mastroianni, emetteva il decreto di fermo eseguito dalla squadra mobile.

Poi, in sede di giudizio di convalida, l’Ufficio del Gip presso il Tribunale ordinario, emetteva misura cautelare in carcere, dichiarandosi nel contempo funzionalmente incompetente in ragione della contestazione dell’aggravante, rimettendo gli atti alla Procura Antimafia di Napoli, affinché reiterasse la richiesta di misura cautelare al gip del Tribunale di Napoli in funzione distrettuale che, condividendo integralmente le risultanze delle indagini condotte dalla squadra mobile, ha emesso i nuovi provvedimenti cautelari.

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