Italia

“Why Not”, arriva la sentenza: nove condanne e nove assoluzioni

Luigi De MagistrisCATANZARO. Il processo “Why Not”, nato dall’inchiesta sugli illeciti nella gestione dei fondi pubblici, avviata nel 2006 dall’allora pm ed oggi sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, arriva a sentenza.

Su 26 imputati, condannate nove persone, a pene che vanno dai tre anni e sei mesi ad otto mesi di reclusione. Altri nove sono stati assolti, per altri otto i reati sono prescritti. La condanna maggiore è stata inflitta a Giancarlo Franzè (3 anni e 6 mesi). Tra gli assolti l’ex vicepresidente della Regione Calabria, Nicola Adamo. Oltre a Franzè sono stati condannati Rosalia Marasco (2 anni), Rosario Calvano (8 mesi), Dionisio Gallo (8 mesi), Domenico Basile (8 mesi), Antonio Gargano (1 anno e 6 mesi), Michelangelo Spataro (1 anno), Filomeno Pometti (1 anno) e Michele Montagnese (1 anno).

PerFranzè i giudici hanno disposto la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni ed il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione per la durata della pena. A Marasco, Calvano, Gallo, Basile, Spataro, Pometti e Montagnesi è stata concessa la sospensione condizionale della pena. Assolti, oltre ad Adamo, Aldo Curto, Marino Magarò, Gennaro Ditto, Ennio Morrone, Francesco Morelli, Pasquale Citrigno, Pasquale Marafioti e Antonino Gatto. I reati estinti per intervenuta prescrizione riguardano Antonio Mazza, Rosario Baffa Caccuri, Giorgio Ceverini, Ernesto Caselli, Giuseppe Pascale, Antonio Esposito, Clara Magurno e per la principale teste dell’accusa, Caterina Merante. Nei confronti di un ventisettesimo imputato, Cesare Carlo Romano, i giudici hanno dichiarato il reato estinto per morte del reo.

Disposto anche il risarcimento alle parti civili ed in particolare la somma di 9mila euro a Fincalabra e 100mila euro alla Regione Calabria. Al termine della requisitoria, i sostituti procuratori generali Massimo Lia ed Eugenio Facciola avevano chiesto la condanna di 14 imputati a pene variabili da uno a tre anni di reclusione.

La sentenza giunge alla fine di un processo durato oltre un anno che ha visto imputati politici, imprenditori, professionisti e dirigenti della Regione Calabria. In particolare, il procedimento ha riguardato le presunte irregolarità nell’affidamento da parte della Regione di alcuni servizi a società private che impiegavano lavoratori interinali.

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