Esteri

Siria, Damasco brucia prima del Ramadam

 DAMASCO. Mentre il centro di Damasco continua a essere teatro di scontri tra forze governative e ribelli, e sarebbero migliaia i civili in fuga, sono ancora tanti gli interrogativi dopo il colpo al cuore subito mercoledì dal regime di Bashar al-Assad, forse rifugiatosi a Latakia.

E intanto si fa il conto delle vittime: tra mercoledì e giovedì i morti sarebbero oltre duecento. Centinaia di persone stanno fuggendo da Damasco. L’esercito del presidente siriano Bashar Assad sta attaccando i quartieri di della capitale e le zone intorno. Mentre l’artiglieria dell’esercito regolare, posizionata sul Jebel Mezzeh e attorno al Jebel Dummar, bombarda vari quartieri della città ininterrottamente dalle 3 della mattina, l’Esercito libero siriano è riuscito a colpire vari punti nevralgici della capitale, tra cui l’aeroporto internazionale.

Tra le aree più colpite, i testimoni parlano dell’aeroporto militare di Mezzeh e dei quartieri di Kafar Sousse, Midan, Qabun, Zahira, Hajeera, al-Hajar al-Aswad, Nahr Eishe e alcuni quartieri prestigiosi come Abu Rummaneh e lo stesso Mezzeh, considerato il covo della Guardia repubblicana e della Quarta divisione, gli abitanti riferiscono di violenti scontri.

I combattimenti ormai sono arrivati nei pressi del palazzo presidenziale, vicino al quartier generale. Residenti dei distretti di Midan e Kar Souseh hanno detto di aver sentito esplosioni e colpi d’arma da fuoco, mentre gli elicotteri sorvolavano la zona e riferiscono che, in alcune zone, sono state impiegate anche le bombe a grappolo. Secondo gli attivisti, i ribelli hanno danneggiato un elicottero e tre veicoli militari dei lealisti.

Stando a quanto riferito alla France presse da una fonte della sicurezza, l’esercito ha invitato i residenti a lasciare le zone dove sono in corso gli scontri. “Questi scontri di estrema violenza dovrebbero andare avanti per le prossime 48 ore per ripulire Damasco dai terroristi prima dell’inizio del Ramadan”, il mese di digiuno musulmano che prende il via venerdì, ha detto la fonte.

“Fino ad oggi, l’esercito aveva dato prova di moderazione nelle sue operazioni, ma dopo l’attentato ha deciso di usare tutte le armi a sua disposizione per farla finita con i terroristi”, ha aggiunto. Secondo la fonte, “l’esercito ha chiesto alla popolazione di lasciare le zone di combattimento perché i terroristi vogliono usare le persone come scudi umani”.

E mentre la capitale brucia s’infittisce il mistero su dove siano il presidente Bashar al-Assad e sua moglie. Secondo il sito del Guardian, che cita voci raccolte a Damasco nelle ore successive all’attentato di mercoledì in cui sono morti alcuni dei più importanti capi della sicurezza, Asma al-Assad potrebbe essere fuggita in Russia. Secondo il giornale, non è chiaro dove invece si trovi Bashar al-Assad, che secondo fonti non confermate sarebbe rimasto ferito nell’attacco alla sede della sicurezza nazionale.

Per il quotidiano ‘al-Raì, Assad si troverebbe nel villaggio di Kardaha, località del nord-ovest del Paese, vicino Latakia, città portuale della Siria, da dove starebbe preparando la risposta all’uccisione dei suoi luogotenenti. Assad starebbe dirigendo dalla città costiera le operazioni di governo, anche se non è chiaro se il presidente siriano sia volato a Latakia prima o dopo l’attacco di giovedì. nel frattempo si apprende che le autorità britanniche hanno congelato beni del valore di 100 milioni di sterline (oltre 120 milioni di euro) appartenenti al regime siriano e presenti nel Regno Unito.

Stando a quanto riferisce la Bbc, la misura è stata adottata nel rispetto delle sanzioni imposte dall’Unione europea contro 129 individui e 49 aziende siriane, a causa della repressione attuata da Damasco contro le rivolte di piazza.

Chi c’è dietro l’attentato di Damasco, e con quali modalità è stato compiuto? Sono domande ancora senza risposta, il giorno dopo il terribile colpo portato al cuore del potere siriano che ha eliminato tre dirigenti chiave nella guida della contro insurrezione, tra cui il cognato del presidente Assad. Le due organizzazioni che hanno rivendicato l’attentato negano che esso sia stata opera di un kamikaze.

Dopo che l’Esercito libero siriano (Els) si è attribuito la responsabilità dell’attacco con un comunicato all’agenzia Afp, il tenente Malik al Kurdi, citato dall’International Herald Tribune, ha parlato di “bombe piazzate intorno all’edificio”. Ma residenti del quartiere di Rummaneh, dove sorge il palazzo, hanno detto di non aver udito alcuno scoppio, il che fa pensare a un’esplosione avvenuta all’interno. Anche il gruppo islamico ribelle Liwa al Islam (la brigata dell’Islam) ha rivendicato l’attacco, negando l’ipotesi kamikaze.

“Non c’è stato alcun attentatore suicida”, ha affermato un portavoce, identificatosi come Abu Ammar. Il ministro dell’Informazione siriano, Omran al Zubi, ha accusato potenze straniere ostili di avere organizzato l’attentato. Sentendosi chiamato in causa il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha respinto le accuse, definendole semplice “disinformazione”.

Intanto, a New York cresce l’attesa per il voto in Consiglio di Sicurezza sulla Siria, con il serio rischio di un veto da parte della Russia. Il voto è previsto intorno alle 10 locali, le 16 in Italia.

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