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Fukushima, riparte il reattore nucleare tra le proteste

 TOKIO. È durato meno di due mesi il digiuno nucleare del Giappone: per evitare il rischio di un blackout estivo Kansai Electric Power (Kepco), l’utility che fornisce elettricità alle ricche regioni di Osaka e Kyoto, ha riattivato il reattore numero 3 della centrale di Oi, mentre tra pochi giorni sarà la volta del numero 4.

È la prima operazione del genere da quando, a seguito del devastante sisma/tsunami dell’11 marzo 2011, è scoppiata la crisi all’impianto di Fukushima dove c’è stato un nuovo piccolo incidente, a conferma della situazione ancora precaria.

Il sistema di raffreddamento alla piscina del combustibile spento del reattore numero 4, si era bloccato sabato restando fuori uso (insieme ai sistemi d’emergenza) per un giorno e mezzo, in una corsa contro il tempo per scongiurare un rialzo delle temperature dell’acqua nella vasca che custodisce 1.535 barre di uranio, di cui 204 inutilizzate.

Malgrado le crescenti proteste anti-nucleari all’impianto di Oi che si trova nella prefettura occidentale di Fukui e all’ Ufficio del primo ministro (erano almeno in 40mila a dimostrare venerdì), la Kepco ha avuto il via libera a metà giugno da autorità locali e governo di Tokyo per far ripartire le unità 3 e 4 di Oi in base ai risultati di stress test e verifiche, anche se alcuni sismologi hanno espresso dubbi sulla decisione dato che le misure aggiuntive contro possibili terremoti e tsunami saranno completate soltanto nell’arco dei tre anni.

La riattivazione del reattore numero 3, come detto dalla Kepco, è avvenuto alle ore 21 locali (le 14 in Italia) con l’estrazione delle barre di controllo che frenano la reazione di fissione. L’unità dovrebbe progressivamente arrivare a regime produttivo entro fine luglio, negli sforzi per scongiurare il rischio di blackout nell’area del Kansai col picco estivo della domanda elettrica.

Il governo, prima della riavvio di Oi, aveva fissato il taglio di consumi fino al 15% nella regione rispetto ai livelli record dell’estate 2010, ma l’utility ha stimato ora che la ripresa dei reattori potrebbero risolvere il problema.

L’ultimo dei 50 reattori giapponesi in funzione (il numero 3 di Tomari, in Hokkaido) era stato spento il 5 maggio per ordinaria manutenzione, ma i propositi del premier Yoshihiko Noda erano stati chiariti subito: il distacco dal nucleare, che generava il 30% del fabbisogno elettrico prima di Fukushima, era obiettivo “irreversibile” a favore delle fonti alternative, ma non immediato a causa delle esigenze della terza economia mondiale, costretta ora a costose importazioni di combustibili fossili.

Il via libera ad Oi, responsabile del calo di consensi di Noda, è il preludio del possibile riavvio di unità ulteriori, tra cui la numero 3 di Ikata (prefettura di Ehime), con gli stress test già approvati dalle Authority sulla sicurezza nucleare, e le numero 1 e 2 di Tomari (prefettura di Hokkaido).

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