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Casapesenna, Puc: il comitato UpC scrive ai commissari

 CASAPESENNA. Il Comitato Uniti per Casapesenna ha protocollato presso gli uffici comunali formale richiesta alla Commissione Straordinaria inerente la progettazione/realizzazione del Piano Urbanistico Comunale.

Occorre ricordare che il Comune di Casapesenna adottava – con deliberazione di Consiglio Comunale n. 20 del 27.3.2000 – il Piano Regolatore Generale. Piano regolatore generale successivamente approvato dal Consiglio Provinciale con deliberazione n. 56 del 3-8-2001.

Il Piano regolatore generale non è altro che uno strumento che regola l’attività edificatoria in un territorio comunale, il cui scopo è quello di disegnare la crescita delle città, gestire l’incremento urbano, regolare ed individuare il perimetro del territorio comunale. Ad oggi, a fronte delle tante modifiche del territorio ed a fronte delle enormi evoluzioni normative intervenute nel tempo, quel Piano regolatore andrebbe rivisto, andrebbe aggiornato attraverso l’adozione del Puc, ossia del piano urbanistico comunale.

Ad oggi tutto ciò non è avvenuto.La realizzazione a Casapesenna del Puc comporterebbe enormi benefici. I problemi urgenti che aspettano risposta nel nostro territorio sono diversi, occorre che il sistema produttivo, la qualità del vivere e del risiedere, unite al tema dell’accessibilità e della sostenibilità ambientale, rappresentino una visione perseguibile sia per il cittadino che per la Pubblica Amministrazione. I problemi del territorio – più importanti da affrontare – sono: Abusivismo edilizio, Sviluppo socio-economico e delle infrastrutture; Organizzazione spaziale della città e qualificazione dell’immagine urbana; Difesa del territorio e qualità ambientale. In merito all’abusivismo edilizio.

Il problema dell’abusivismo edilizio in Campania ha raggiunto una gravità tale da non poter essere sottovalutato. Prima ancora di entrare nel merito del problema, occorre premettere che la realizzazione di immobili abusivi è stato un errore perpetrato ai danni del nostro medesimo territorio. Quindi, partendo da tale consapevolezza e dal riconoscere che l’abuso edilizio rappresenta, di per sé, un reato penale ed al tempo stesso un atto di inciviltà, occorre anche tener conto di tantissime altre circostanze che possano consentire di approcciare tale problematica anche da un punto di vista umano.

Tra l’altro, da non sottovalutare sono le problematiche di natura normativa, poiché molteplici e di non facile soluzione. Tali problematiche vanno assolutamente prese in considerazione, poiché prescinderne significherebbe non centrare il problema e mettere la testa sotto la sabbia.

Tale normativa che potrebbe essere ostica e complicata rappresenta il presupposto da cui partire per cercare una soluzione concreta. Occorre una vera mobilitazione per gli abusi realizzati non per speculazione edilizia, bensì per la necessità di realizzare degli appartamenti destinati ad abitazioni civili, allo scopo di dare ai propri figli un’abitazione. Quindi, occorre selezionare le situazioni e filtrare gli abusi di necessità dalle vere e proprie speculazioni edilizie.

Lo Stato deve venire incontro ai tanti, ai troppi che si trovano in questa angosciosa situazione. Famiglie con bambini, anziani e persone con handicap non possono correre il rischio che la propria abitazione venga abbattuta dopo innumerevoli sacrifici economici ed umani per realizzarla. Il territorio deve essere tutelato, il territorio andava tutelato, da chi di dovere che invece ha consentito che tutte le abitazioni venissero realizzate in dispregio della normativa.

L’aver chiuso un occhio o entrambi ha consentito l’attuale situazione in cui ci troviamo ed è impensabile che oggi, a distanza di anni dagli abusi, si pretenda di cancellare quanto realizzato con un semplice colpo di spugna, come se nulla fosse accaduto.

E’ semplice, è troppo facile oggi invocare la Legge, invocare l’applicazione pedissequa e puntigliosa della normativa in realtà già esistente negli anni in cui gli amministratori non facevano nulla per realizzare il Prg consentendo lo scempio. In passato si è consentito che l’opera fosse portata a compimento, si è consentito nonostante i sequestri che le persone vi andassero ad abitare, magari per non creare disaffezione politica o per motivi di favoritismo personale, ed oggi – che impazza l’idea dell’abbattimento vista come panacea per tutti i mali – quegli stessi soggetti non fanno nulla, non si espongono con chi potrebbe trovare una soluzione. C’è una inerzia totale. La storia si ripete.

Ebbene, il Puc potrebbe consentire di risolvere molte di queste situazioni, aggiornando la mappa del territorio e prevedendo come edificabili territori che ancora oggi sono qualificati come esclusivamente agricoli, a fronte di un’espansione territoriale ed edificatoria del tutto sconosciuta al vecchio piano regolatore. Tra l’altro, il Puc consentirebbe anche di far entrare nelle casse comunali del denaro da finalizzare alla società tutta di Casapesenna.

In merito, allo sviluppo socio-economico e delle infrastrutture occorre rispettare un’esigenza che risiede nella necessità di mediare tra l’imprenditoria privata che si sviluppa costruendo e la pubblica amministrazione che sceglie di non consentire l’uso del suolo per l’esplosione della città pur senza rinunciare allo sviluppo. Ormai, la crescita economica di per sé non basta, lo sviluppo è reale solo se migliora la qualità della vita in modo duraturo.

In merito, alla organizzazione spaziale della città e qualificazione dell’immagine urbana, occorre ridare slancio all’immagine urbana di Casapesenna, eliminare le sacche di degrado sia urbano che sociale, al fine di consegnare ai nostri figli una comunità che sia rispettosa anche della propria immagine, non solo come reputazione esterna ma anche come dignità e bellezza urbana.

Infine, in merito alla difesa del territorio ed alla qualità ambientale, il concetto da rispettare è quello dello sviluppo sostenibile. La spiegazione più chiara ed esaustiva di sviluppo sostenibile è stata fornita nel 1987 dalla Commissione Indipendente sull’Ambiente e lo Sviluppo (World Commission on Environment and Development), presieduta da Gro Harlem Brundtland, secondo la quale: “L’umanità ha la possibilità di rendere sostenibile lo sviluppo, cioè di far sì che esso soddisfi i bisogni dell’attuale generazione senza compromettere la capacità delle generazioni future di rispondere ai loro”.

Quindi, occorre coniugare le tre dimensioni fondamentali e inscindibili dello sviluppo: la dimensione Ambientale, Economica e Sociale. Ogni città, anche Casapesenna dovrebbe promuovere uno sviluppo sostenibile che ha come obiettivo, la riduzione dell’ammontare dei rifiuti, la differenziazione della raccolta e la sua valorizzazione economica, la razionalizzazione dell’edilizia, la razionalizzazione dell’illuminazione pubblica, la promozione e protezione nonchè gestione del verde urbano. A questo si aggiunga la bonifica delle aree dismesse.

Quindi, la realizzazione del Puc – attraverso la partecipazione dei cittadini – così come previsto per Legge – consentirebbe anche di realizzare un’attività di indagine locale finalizzata all’approfondimento delle problematiche per giungere ad una conoscenza partecipata del territorio, delle sue criticità ed opportunità per una assunzione condivisa delle decisioni. UpC spera che l’attuale reggenza del governo cittadino tenga nella giusta considerazione tale possibilità che potrebbe essere occasione di crescita del territorio e di regolamentazione di tutte le costruzioni realizzate all’indomani dell’approvazione del piano regolatore.

Il Comitato “Uniti per Casapesenna”

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