Sant’Arpino

“La Lunga notte dei Mille” di Paolo Brogi

Paolo BrogiSANT’ARPINO. Sognatori, avventurieri, bastian contrari. In una parola, garibaldini. Dopo la spedizione del 1860, ne fecero di tutti i colori, continuando a scorazzare per il mondo, finendo chi Patagonia e chi a Sumatra, chi a fare il sindaco di Roma (Luigi Pianciani) e chi addirittura in manicomio.

È l’affascinante storia delle leggendarie “camice rosse” che unirono l’Italia quella che viene raccontata nel libro “La Lunga Notte dei Mille” di Paolo Brogi pubblicato da Aliberti Editori. Il lavoro sarà presentato domenica mattina a Sant’Arpino nell’ambito della terza edizione della Rassegna Letteraria “Sulle Orme del Cantor d’Enea”. Location dell’appuntamento organizzato dalla Pro Loco santarpinese sarò il Palazzo Ducale “Sanchez de Luna”, il cui ultimo proprietario è stato un garibaldino come Giuseppe Macrì, a cui presto sarà ufficialmente intitolata la piazza principale del paese atellano attualmente dedicata a Re Umberto I. A discutere con l’autore delle avventurose vicende post 1860 degli artefici dell’Unità d’Italia, saranno lo studioso locale e Presidente Onorario della Pro Loco, Giuseppe Dell’Aversana, e la Vice Presidente della Pro Loco di Caiazzo (città che vide la celebre battaglia sul Volturno), Maria Grazia Fiore.

I lavori, che saranno moderati da Francesco Paolo Legnante, saranno aperti dai saluti del Presidente della Pro Loco Aldo Pezzella, e da quelli del sindaco e dell’assessore alla cultura del Comune di Sant’Arpino, Eugenio Di Santo e Giuseppe Lettera.

Un’opera quantomai originale quella di Brogi anche perché mentre sullo sbarco a Marsala e sui sei mesi dell’incredibile impresa nel Sud si sono scritti centinaia di libri di storia, nessuno aveva mai indagato sulla diaspora della migliore gioventù di allora. La lunga notte dei Mille ci regala un pittoresco affresco di quell’esercito di idealisti e di anime inquiete. Dopo lo scioglimento del 6 Novembre del 1860 la sorte dei garibaldini si separò. Fra i seguaci del Generalissimo alcuni si dedicarono alla politica o al giornalismo, mentre uno come Carmelo Agnetta fu coraggioso prefetto dello stato contro la mafia. Dal canto proprio Giuseppe Nuvolari, contadino, divenne uno dei più accaniti accusatori del sistema del nepotismo meridionale.

La lunga notte dei Mille non fu sempre lieta. Il peso di aver fatto la storia d’Italia segnò la vita dei garibaldini. Ventiquattro di loro impazzirono e furono ricoverati in manicomio, come Giuseppe Abbagnale e Giuseppe Fanelli, che morirono nell’ospedale psichiatrico di Napoli. Nino Bixio, il luogotenente di Garibaldi, fu stroncato dal colera nelle isole della Sonda. Altri reduci dei Mille continuarono la lotta per la libertà in altre parti del globo, finendo a combattere e spesso a morire in Polonia, in Russia o addirittura in Sudan. Il libro di Brogi è, dunque, il ritratto affascinato ed affascinante di una generazione di italiani che ha fatto da battistrada all’Italia di oggi.

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