Italia

Basta candidati condannati: arriva l’ok al ddl anticorruzione

 ROMA. Sì dell’Aula della Camera sulla seconda delle tre fiducie poste a Montecitorio dal governo sul ddl anticorruzione. La seconda fiducia, riferita all’articolo 13 che definisce i reati di corruzione tra privati e di traffico di influenze è passata con 431 sì, 71 no e 38 astenuti.

Dopo aver dato il proprio ok, l’articolo 10 sull’incandidabilità dei condannati, la Camera ha votato a favore anche sull’articolo 7, sull’impossibilità di fare contratti con enti pubblici per chi è condannato per reati contro la pubblica amministrazione, come la concussione o la corruzione.

Resta da votare l’articolo 14, che include l’aumento, voluto dal Pd, delle pene, nel minimo e nel massimo, per la corruzione.Hanno votato a favore della fiducia sull’articolo 10 del ddl anticorruzione Pdl, Pd, Udc, Popolo e Territorio. Contro l’Idv e la Lega. Fli non ha partecipato al voto. In base al testo approvato, sostanzialmente non potranno essere più candidati quanti abbiano condanne definitive.

L’articolo 10 che ha passato l’esame della fiducia ricalca il testo uscito dalla commissioni Affari costituzionali e Giustizia e stabilisce che il Governo è delegato ad adottare, entro un anno, un decreto legislativo recante un testo unico della normativa in materia di incandidabilità alla carica di membro del Parlamento europeo, di deputato e di senatore della Repubblica, oltre che per qualsiasi altra carica elettiva di enti regionali o locali, e per le cariche di presidente e di componente del consiglio di amministrazione dei consorzi, aziende speciali e comunità montane.

La norma, però, secondo Fli e Idv, non si applicherà alle prossime elezioni nel 2013 ma scatteranno dal 2018. Un’interpretazione non condivisa dai parlamentari del Pd Giovanelli e Ferranti: “L’incandidabilità in conseguenza di sentenze definitive di condanna può essere applicata già alle prossime elezioni politiche del 2013 se il governo eserciterà, come è sicuramente possibile, la delega in tempo utile”.

“C’è stato un dibattito molto ampio, il rispetto per il Parlamento c’è stato tutto e finchè è stato possibile andare avanti con il dialogo, senza che ci fossero nette contrapposizioni politiche, ho cercato di farlo”, ha detto il ministro della Giustizia, Paola Severino.

“La fiducia è arrivata come unico strumento per portare avanti il provvedimento che tutti giudicano importante. Un mezzo anche costruttivo”.

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