Esteri

Crisi, Germania disponibile a negoziare su eurobond

Merkel BRUXELLES. Si apre a Bruxelles il tavolo del Consiglio europeo per discutere di patto per la crescita, Tobin tax e scudo antispread.

Il ministro delleFinanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, poco prima dell’inizio del vertice dell’Unione Europea sulla crisi finanziaria, in un’intervista ha riferito che il governo di Berlino è disponibile a negoziare sugli eurobond e che il fondo salva-Stati provvisorio (Efsf) potrebbe cominiciare ad acquistare titoli di Stato anche sul mercato primario. Una notizia che i mercati speravano e che va nella direzione delle richiesta del governo italiano di creare un meccanismo anti-spread per i Paesi virtuosi.

Schaeuble ha detto che la Germania è disposta a un’apertura sulla questione degli eurobond, e cioè sulla mutualizzazione del debito sovrano dei paesi dell’eurozona, ma soltanto se ci sarà uno ‘zar’ europeo a vigilare sui conti pubblici dei 16 paesi dell’euro. La condizione posta da Berlino è che, sotto la parola d’ordine del rigore, i Paesi membri rinuncino in qualche modo a parte delle propria sovranità in materia di controllo dei bilanci. Berlino, ha aggiunto Schaeuble, potrebbe dare via libera a una qualche forma di mutualizzazione del debito non appena la Germania sarà pienamente convinta che il progresso verso l’attuazione di un sistema di controllo centralizzato delle politiche di bilancio nazionali sarà irreversibile. Nella stessa intervista, il ministro ha preannunciato che Berlino è pronta per l’adozione di misure a breve termine per la ripresa.

LA PROPOSTA DI MONTI. “Sì alla Tobin tax solo se l’Europa fa di più sullo spread”, il pensiero del premier Mario Monti. Più precisamente, l’Italia si dice disposta a una tassa sulle transazioni finanziarie (la Tobin tax appunto), a patto che la Ue si dia una mossa per intervenire sullo spread, sul differenziale tra i titoli dei vari Paesi dell’Eurozona. Monti batte i pugni sul tavolo e annuncia una sorta di “ultimatum”. Giunto nella capitale belga un giorno prima per ritirare un premio dei contribuenti europei a lui assegnato, ricevuti elogi e apprezzamenti dei vari Barroso, Junker (presidente dell’eurogruppo), Pschierer (ministro delle Finanze della Baviera), il premier italiano scopre le carte prima del vertice e spiega: “L’Italia che ha fatto un passo avanti importante dichiarando di non essere più ostile alla tassazione delle transazioni finanziarie di fronte alla richiesta di procedere eventualmente a una cooperazione rafforzata, cioè non a 27 ma per esempio per la zona euro, potrebbe prendere in considerazione questa richiesta, ma aderirebbe solo se anche per altri aspetti, come la politica finanziaria di gestione del mercato dei titoli sovrani ci fosse una cooperazione rafforzata e quindi ci si muovesse a un livello di cooperazione maggiore”.

OK DELLA FRANCIA. La proposta “si può fare, ne discuteremo, le trattative sono in corso”, ha fatto sapere l’Eliseo. “Un sistema – ha sottolineato la presidenza francese – che consente ai paesi virtuosi come l’Italia di finanziarsi a tassi ragionevoli”.

FIDUCIA SU GERMANIA. Monti ha anticipato il suo stato d’animo alla vigilia del vertice europeo, con un occhio particolare all’atteggiamento tedesco: “La Germania è sempre stata una forza politica decisiva nel modellare la forma dell’Europa, e mi aspetto che prosegua con questa sua visione europea”, ha premesso, rivolto alla Merkel, pur senza citarla. Il premier ha quindi lasciato intendere di essere fiducioso di convincere la Germania a rivedere le proprie posizioni su alcuni temi, come ad esempio gli eurobond: “In Italia sono considerato come il più tedesco degli economisti italiani, cosa questa che ritengo un complimento”. Pensa di riuscire a convincere i mercati e Berlino? “E’ una sfida doppiamente difficile, ma le sfide mi piacciono. E tutti in Europa fanno del loro meglio quando sono in una sfida”.

MA BERLINO FRENA. Ma è proprio Berlino che frena. “È esagerato andare in panico per i tassi sui titoli di Stato italiani e spagnoli”, ha detto una fonte governativa a Berlino in vista del vertice di Bruxelles. Una rassicurazione che è anche una frenata sulla proposta di Monti. Per la Germania l’Eurozona ha a disposizione “un raffinato strumentario: dobbiamo imparare in Europa a sfruttare in maniera adeguata gli strumenti che abbiamo, e che sono stati ratificati”. C’è infatti “una ampia varietà di strumenti a disposizione” da usare come strumento antispread, come l’Efsf (European Financial Stability Facility), il fondo per salvaguardare la stabilità finanziaria fornendo assistenza, con fino a 440 miliardi di euro (circa 250 dopo il salvataggio di Irlanda e Portogallo). L’Esm, il meccanismo di stabilità europeo, sostituirà tra breve l’Efsf, e sarà complessivamente dotato di circa 750 miliardi di euro. “Il gabinetto tedesco ha stabilito la possibilità di una Tobin tax, ritenuta necessaria. Questa la posizione della Germania, non è affatto cambiata da ieri”, ha ribadito poi Berlino.

HOLLANDE-MERKEL. Intanto, alla vigilia del vertice il presidente francese Hollande e la cancelliera tedesca Merkel restano sulle rispettive posizioni: priorità alla crescita per il primo – che ieri ha incassato anche il sostegno di Barack Obama in questo senso -, “obbligo di stabilità” per la seconda. In un incontro dell’ultima chance all’Eliseo, i due leader ormai simbolo di tendenze contrapposte hanno ribadito i loro punti fermi, cercando però di non chiudere la porta al compromesso. La Merkel ha “auspicato” l’approvazione del patto di crescita nel vertice di domani, anche se le sue prime parole nel cortile dell’Eliseo sono state per “l’obbligo di forza e stabilità”. “La situazione è seria – ha avvertito – abbiamo l’obbligo di costruire l’Europa forte e stabile di domani. Abbiamo fatto progressi significativi sul patto per la crescita, spero potrà essere adottato domani. Abbiamo bisogno di più Europa, ci serve un’Europa che funzioni, i mercati la aspettano, ci serve un’Europa i cui membri si aiutino a vicenda”. Hollande, da parte sua, ha lasciato aperto uno spiraglio sull’integrazione, pallino della Merkel, promettendo che Parigi e Berlino vogliono “approfondire l’unione economica, monetaria e, domani, politica”. Un modo per tendere la mano a Berlino ma senza rinunciare alla priorità francese di affrontare prima l’emergenza. “Abbiamo già lavorato bene, ci sono stati passi avanti, in particolare sulla crescita, il Consiglio europeo dovrà decidere”.

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