Campania

“Napoli non è Berlino”, intervista a Isaia Sales

Isaia SalesCASERTA. Due volte sindaco di Napoli, ministro del lavoro nel governo D’Alema, governatore della Campania per 10 anni e commissario straordinario all’emergenza rifiuti.

20 anni in cui la storia di Antonio Bassolino si è intrecciato con il sogno di riscatto del Sud. Sogno infranto di cui il plenipotenziario di Acerra è diventato l’unico simbolo di degrado ma non il responsabile, o almeno non l’unico. Su questa falsariga si è discusso con grande partecipazione, come spesso accade, alla libreria “Spartaco Interno 4” durante l’incontro con Isaia Sales. In via Martucci 18, l’autore di “Napoli non è Berlino, ascesa e declino di Bassolino e del sogno di riscatto del Sud” (Dalai editore), affiancato dal coordinatore Psi, nonché ex assessore di Bassolino, Marco di Lello, e dal prestigioso cronista Vito Faenza, ha trasformato la presentazione di un pregevole saggio storico in un appassionato dibattito che si è protratto fino a tarda sera.

“Differentemente da quanto recensito da alcuni giornalisti – ha esordito l’autore – nel mio libro non c’è alcuna volontà di giustificare Bassolino. Io, che ho collaborato attivamente al progetto di rilancio della Campania, ho cercato solo di capire i motivi di un insuccesso. Per far ciò, non si può prescindere dal contesto nazionale. La storia di Napoli deve essere letta in relazione alla storia italiana in quanto nessuna città o regione può uscire dal suo stato di arretratezza da sola,in assenza di un piano economico e politico statale. Ciò non esclude limiti personali che l’ex governatore ha palesato, dimostrandosi inadeguato ad affrontare una fase storica delicatissima ma a lui favorevole”.

I limiti a cui lo studioso si riferisce vengono esplicitati nella sua opera. Emerge infatti la figura di un politico ambiguo: progressista ma non troppo, autonomista con aspirazioni centralistiche, operaista lusingato dal mondo intellettuale-borghese. In definitiva “la sua ossessione del ritorno sulla scena nazionale ha svelato la sua approssimazione come amministratore. A Bassolino Napoli e la Campania non sono mai bastate, fino a diventare prigioni dorate in cui era stato relegato dai vertici del Pci. Ogni errore è valutato in relazione alla sua immagine ed alla sua carriera politica nazionale, non in considerazione del benessere comune. La questione dei rifiuti è emblematica a riguardo”.

 A tal proposito, in che misura si può parlare di irresponsabilità e quanto di connivenze del governatore poi commissario ai rifiuti nei rapporti, con Impregilo prima, e i consorzi poi? “Sull’onestà personale del governatore sono pronto a giurarci. Non posso fare lo stesso per le persone di cui, nel tempo, si è circondato. La gara d’appalto per lo smaltimento rifiuti era stata predisposta da Rastrelli, aggiudicata da Losco e Bassolino ne diventa il mero esecutore. Anche qui fa una scelta da politico centralista. Impregilo di Cesare Romiti si aggiudica un appalto al massimo ribasso salvo poi ingigantire il costo con modifiche contrattuali in corso d’opera. Perché l’Enel, concorrente nell’appalto, non presenta ricorso? Perche la sinistra dalemiana non dice nulla? Tutto farebbe pensare ad un gentleman agreement tra alta imprenditoria e politica, in cui il colpevole ruolo del Governatore è quello di realizzatore di decisioni imposte dall’alto”.

Perché dopo 4 anni si dimette da commissario? “Questo penso sia stato il più grande errore in vent’anni d’amministrazione. In primo luogo, la tensione nei siti di stoccaggio, ed in particolare intorno al termovalorizzatore di Acerra, tra manifestanti e forze dell’ordine era arrivata a livelli altissimi. Bassolino ancora una volta teme per la sua immagine: teme un nuovo G8 di Genova, che ci scappi il morto. In secondo luogo non chiede la militarizzazione delle discariche(che farà Berlusconi) per non trovarsi inviso ai Verdi ed al Pc. Decide quindi di defilarsi, dando le dimissioni già nel 2004. Si sbaglierà: sebbene gli succederanno 4 commissari, la responsabilità dell’emergenza rifiuti, che scoppierà in seguito, sarà comunque a lui attribuita”.

Nel suo libro un ruolo ostativo alle politiche locali è stato assegnato agli uomini di via delle Botteghe Oscure… “Bassolino ha il merito, rispetto agli altri, di confrontarsi con una realtà del Sud. Di formazioni ingraoista, era tuttavia inviso ai miglioristi ma soprattutto alla troika D’Alema-Veltroni-Fassino. Per quel gruppo di quarantenni arrivati al potere, lui è l’estraneo che, godendo di un potere locale plebiscitario, potrebbe mettere in pericolo la gerarchia partitica. La sinistra è compartecipe alla realizzazione di una politica demagogica filo-leghista che condanna in maniera inequivocabile il Sud ad uno stadio di arretratezza permanente”.

 Per questo motivo Napoli non è Berlino? “Napoli non è Berlino perché l’Italia non è la Germania. Dopo l’unificazione, i tedeschi dell’Ovest hanno trasferito risorse ingenti nei Lander poveri dell’Est. A partire da Kohl sono stati investiti 1500 miliardi di euro pubblici per riunificare economicamente il paese, a fronte dei 342 spesi dall’Italia per il Sud in sessant’anni. I teutonici hanno compreso che la loro forza non potesse prescindere dalla realizzazione di un’uguaglianza economica attraverso massicci interventi pubblici, soprattutto nel campo delle infrastrutture. In Italia si è voluto affermare, invece,il pregiudizio dell’irrecuperabilità del Sud, geneticamente destinato al sottosviluppo ed alla delinquenza. In questo senso Napoli potrebbe essere la capitale di tutti i Sud del mondo”. Un’ultima riflessione per il vecchio guerriero.

A cosa mira, secondo lei che l’ha conosciuto profondamente, l’attuale “sindacalista dei grillini” e “fustigatore di Egogistris”? “Io ho l’impressione che voglia trovare spazio a sinistra del Pd, in Sel magari… Allo stesso tempo il suo richiamo al partito gli impedisce di fare una scelta netta, radicale”. E non sarebbe la prima volta.

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