Aversa

“Love story” finisce in rissa all’ospedale: sei arresti

 AVERSA. C’è una storia d’amore dietro alla doppia maxi rissa che ha portato anche alla devastazione delle due sale d’aspetto del reparto di pronto soccorso dell’ospedale “San Giuseppe Moscati” di Aversa, nella tarda serata di lunedì …

… e conclusasi con l’arresto di sei persone per reati che vanno dalla rissa, al danneggiamento e all’interruzione di pubblico servizio. I due gruppi che si sono fronteggiati selvaggiamente a più riprese, infatti, non sono altro che i rappresentanti di due famiglie, entrambe di Teverola. Il figlio maggiorenne di una delle due ama, corrisposto, una ragazzina minorenne dell’altra famiglia. Più volte il padre della giovane aveva avvistato il giovane di stare alla larga dalla figlia. Ma entrambi i giovani non ne hanno mai voluto sapere. Il sentimento, nelle loro intenzioni, avrebbe trionfato. Ma, così non è stato.

Nella serata di lunedì, il ragazzo si reca presso l’abitazione della ragazzina, in via Roma, a Teverola, citofona per farla scendere. Li aspetta, nelle intenzioni, una passeggiata romantica. Scendono, invece, il padre e un altro familiare della ragazza. Dalle parole si passa alle mani e ai bastoni con l’intervento di familiari anche del giovane. Qualcuno interviene e porta, a fatica, la calma.

Gli addetti del 118, intorno alle 21.30, trasportano il ragazzo, con evidenti lesioni al capo, il padre e un fratello anch’essi con ferite. Giunge anche un altro fratello per sincerarsi delle condizioni. I quattro stanno per intentare un discussione con gli addetti al pronto soccorso perché intendono essere visitati prima di altri, al di là dei codici assegnati dall’addetto al triage, perché ritengono di essere gravi. Proprio in quel momento nell’altra sala d’aspetto giungono gli “avversari” che, letteralmente inferociti, forzano la porta di divisione, si impossessano delle file di sedie unite a quattro utilizzandole come ariete contro le vetrate di divisione tra le due stanze, le fanno volare insieme ad altre suppellettili. Forzano e divelgono i vetri dello sportello del triage. Subito dopo, quando vengono a contatto, ne nasce una rissa con calci, pugni e schiaffi che partono in maniera selvaggia. Nel parapiglia vengono coinvolte una ventina di pazienti (tra cui una signora in fase di travaglio) con i relativi accompagnatori, gli addetti del 118, due infermieri del reparto e il vigilantes.

I nomi degli arrestati: Guido Pipola, 49 anni; il fratello Amedeo Raffaele Pipola, 20 anni; Luigi Aversano, 44 anni; Raffaele Aprile, 43 anni; Pasquale Migliaccio, 48 anni; Francesco Migliaccio, 22 anni; tutti di Teverola. “Abbiamo raccolto – dirà nella mattinata il tenente Flavio Annunziata, che ha coordinato i militari giunti sul posto a seguito di una telefonata di un nostro collaboratore presente all’evento – ben 19 schede di pazienti che, dopo essersi prenotati, sono scappati per timore di essere coinvolti nella rissa”.Da qui anche la denunzia per interruzione di pubblico servizio, oltre a quella di danneggiamento. Il giorno dopo a tenere banco è l’argomento della sicurezza del nosocomio aversano.

Il “Moscati” è un porto di mare, dove solo grazie all’abnegazione dei responsabili e degli addetti si riesce ad arginare le visite nei reparti di ricovero. Discorso a parte per il pronto soccorso, assolutamente sottodimensionato sia come personale che come ubicazione. Alcuni pazienti, lunedì, stavano attendendo anche da oltre tre ore. A questo si aggiunge il carattere rissoso e prepotente di parte dei pazienti e dei familiari con, al di là del caso in questione, aggressioni continue agli addetti. L’ultima, in ordine di tempo, solo la scorsa settimana con la responsabile del reparto di pronto soccorso raggiunta da un pugno in pieno volto solo per essersi permessa di richiamare alla calma il familiare di un paziente.

Una situazione che, ancora una volta, rende necessaria la presenza di un drappello di polizia presso il nosocomio aversano. Una presenza garantita sino a qualche anno fa e poi cancellata a causa delle carenze in organico del locale commissariato della polizia di stato, ridotto ai minimi termini.

“Abbiamo indetto lo stato di agitazione dopo questi ultimi fatti – ha spiegato l’esponente provinciale della Fials Franco Pagano – dopo aver scritto una nota al dirigente sanitario, Giuseppe Tatavitto, in cui si sottolinea che, in mancanza di un drappello di polizia e di un sistema di sicurezza adeguato gli operatori non garantiscono la copertura dei turni in caso di assenze di colleghi”.

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