Aversa

Centro di Salute Mentale alla “Maddalena”: l’idea fa discutere

 AVERSA. Centro di Salute Mentale nell’area che fu dell’ospedale psichiatrico “Santa Maria Maddalena”? La vicenda, di non poco conto, sia sotto il profilo sanitario che civile, sta creando già discussioni in città nonostante alla data fissata per il trasferimento, 2014, …

… scadenza naturale del contratto di locazione degli attuali locali che lo ospitano, manchino ancora due anni. A protestare contro lo spostamento sono le associazioni e gli operatori del settore. A dettare l’esigenza di trasferire il centro di salute mentale la normativa regionale che impone alle Asl tagli sui fitti di un terzo rispetto alle spese attuali. Quella stessa normativa per la quale si era temuto (e si teme ancora) che proprio tutta l’area della “Maddalena” potesse finire nelle mani di privati in cambio della proprietà pubblica del “palazzo della Salute” dell’’ex Saint Gobain di Caserta.

Ebbene, premesso che lasciare palazzo Orabona (la struttura di proprietà privata di via Magenta che attualmente ospita il centro) significa risparmiare poco meno di duecentomila euro, gli aversani debbono porsi una domanda? Cosa vogliono fare dell’ex Maddalena? Se è vero che, esattamente dieci anni fa, nel 2002, l’allora direttore generale dell’Asl aversana Franco Rotelli, scelse di trasferire il centro per dare un segnale di “normalità” agli occupanti, promuovendo una loro integrazione con il resto dei cittadini, è anche vero che alcuni presupposti sono cambiati e che la situazione può essere affrontata in maniera diversa.

Senza nulla togliere all’attività del centro che in questi dieci anni ha tenuto fede a quello che era il proprio compito principale: il tentativo di inserimento di quelli che una volta erano definiti “pazzi” ed emarginati facendo anche cultura e portando in città nomi dello spettacolo come Toni Servillo o della cultura come gli scrittori Braucci, De Silva, Montesano, Parrella, Pascale e Piccolo, e anche vero che tutto può essere visto oggi in un’altra ottica. La premessa è una: vogliamo che la “Maddalena”, con i suoi edifici, i suoi giardini, che possono anche diventare orti come l’esperienza ha dimostrato, rimanga all’uso pubblico? Che faccia da volano per lo sviluppo della città, dopo essere stato per anni un freno, con la sua presenza immobile, fatta solo di detenzione “abusiva” di esseri umani?

Se in quella struttura, mastodontica, andranno scuole, uffici pubblici e altro, perché non potrebbe esserci anche la sede del Centro di Salute Mentale, soprattutto se si decidesse, come dovrà decidersi, di abbattere i cancelli perimetrali con l’intera area che verrà conglobata, senza più barriere fisiche, nella città, nel suo pulsante centro storico?

Da registrare, intanto, riprese da alcuni quotidiani, le dichiarazioni di diversi rappresentanti di associazioni che operano nel settore. Anna Gioia Trasacco, del Tribunale dei Diritti del Malato, ha dichiarato: “Quello che contestiamo è l’attacco che si sta sferrando alla legge 180, riportando le persone che dal manicomio erano uscite nella stessa area. Non ci interessa difendere gli interessi economici dei privati, ma chiediamo che la ratio con cui fu scelta la sede del palazzo Orabona continui ad essere rispettata”, spiega.

Un cartello di associazioni di settore, poi teme che la crisi contingente possa mettere in discussione il sistema dei budget di salute. “Crediamo che quella vicenda e la chiusura dell’attuale sede del Centro di salute mentale di Aversa – scrivono in una nota – siano atti estremamente gravi e dello stesso segno, che tentano di mettere fine a quella esperienza consolidata di buone pratiche del Dsm della Caserta 2 e ai processi di emancipazione e di restituzione di diritti alle persone a rischio di esclusione sociale”.

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