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Calcio, l’ultimo steccato prima di un baratro

 Oggi fa più notizia il caos che sta regnando nel calcio rispetto a quello nella politica. Inchieste, perquisizioni e arresti eccellenti.

Ombre cupe che si allungano su eventi sportivi ai quali siamo abituati a dare un’importanza quasi religiosa, a inquadrare in un’atmosfera leggera dove c’è solo divertimento, tifo e chiacchiere da bar su chi vincerà il campionato o la Champions. Ma proviamo davvero a capire gli effetti che un sacrilegio chiaro e definitivo del mondo del pallone potrebbe arrecare alle nostre esistenze, già duramente messe alla frusta da disoccupazione, spread, suicidi e futuro che non c’è.

Pur paradossale che possa sembrare come ipotesi, il calcio è l’ultimo steccato prima di un baratro che, in termini di socialità e sicurezze condivise, avrebbe dello spaventoso. Se oggi eserciti di persone, sradicate dal lavoro e da un minimo benessere, resistono di fronte ad una crisi generalizzata e a una polverizzazione dei progetti e delle passioni, è anche perché ci sono squadre da seguire, calciatori di cui adorare le gesta, gare internazionali da vincere da spettatori.

Se anche questo piccolo mondo moderno di gioie artificiali dovesse naufragare sotto il peso di una valanga di corruzione, sporcizia e combine, con che cosa si andrebbero a suturare le ferite di un sistema ormai allo sbando?

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