Caserta

L’Aitf incontra il direttore del Centro regionale trapianti

Franco MartinoCASERTA. Lungo e cordiale è stato l’incontro svoltosi l’altro giorno a Napoli tra una delegazione dell’Aitf (Associazione Italiana Trapiantati di fegato) provinciale di Caserta, guidata dal presidenteFranco Martino, e il direttore del Centro Regionale Trapianti della Campania, professor Claudio Napoli.

La particolare circostanza ha fornito l’occasione ai rappresentanti dei trapiantati e trapiantandi di fegato di affrontare talune problematiche che tuttora persistono nel contesto che riguarda la categoria. In particolare, all’alto dirigente è stato rappresentato il grave disagio derivante dal fatto che, ancora oggi, a causa della mancanza di una vera organizzazione regionale, la maggior parte dei trapiantati residenti nelle varie provincie della Campania sono costretti, per ottenere l’assistenza specialistica nel post trapianto (il famoso follow-up del trapiantato) a raggiungere, obbligatoriamente, la città di Napoli con la sua struttura del Centro Trapianto di Fegato dell’Ospedale Cardarelli.

L’eccessivo numero di trapiantati che si rivolgono all’unico Centro riconosciuto produce anche il penalizzante risultato di creare inquietudine e sofferenza anche ai bravi operatori sanitari del Centro napoletano, i quali, nonostante ogni buona volontà, nulla possono contro una pletora di pazienti in quantità sempre più crescente ogni anno che passa.

A Caserta, su imput dell’Aitf, opera il Satte, una struttura epatologica specialistica organizzata dall’Azienda Ospedaliera di Caserta, per l’assistenza ai pazienti prima e dopo il trapianto di fegato. Tale struttura costituisce una positiva anomala eccezione alla dilagante incapacità di programmazione ma si avvia essa stessa alla saturazione della capacità recettiva ed è precaria nella propria dotazione di personale.

Per tali motivi il Satte non potrà continuare ad accogliere all’infinito il sempre più crescente numero di trapiantati che chiedono di affluire, a meno che chi di dovere non provveda con un atto legislativo formale (che ancora non c’è) a dare a questo Servizio un riconoscimento ufficiale all’interno del sistema sanitario regionale. Il perdurare di questo stato di cose, ovviamente, impensierisce e preoccupa non poco l’Aitf per le conseguenze che potrebbero scaturire a danno dei pazienti. Il professor Napoli, tuttavia, ha risposto che un atto del genere non rientra nelle sue funzioni, pur ritenendo interessanti gli aspetti della problematica prospettatagli e pur dichiarandosi disponibile a prendere sempre in benevola considerazione qualsiasi altra questione eventualmente sottopostagli, purché appunto pertinente alla sua sfera di competenza.

In merito a queste problematiche, riferisce Martino, ”appare veramente anacronistico che non si riesca a capire che basterebbe così poco per alleviare tali sofferenze e, contemporaneamente, poter offrire un servizio gradito e certamente più soddisfacente sia per i fornitori che per riceventi e, per di più, a costo zero, dal momento che le spese per i medicinali salvavita da somministrare sono sempre le stesse, indipendentemente da chi li prescrive”.

“Non è più concepibile, – continua Martino – che a tutt’ oggi, non si riesca a possedere quel minimo di lungimiranza occorrente per risolvere un così grave problema e si continui da anni a trincerarsi dietro l’esistenza di una norma che, di fatto, impedisce alla ragionevolezza e all’obiettività di risolvere tali situazioni. E’ davvero così difficile cambiare una legge iniqua e obsoleta la cui permanenza continua a creare tanti danni? Comincia a venirci il dubbio che forse dietro la vigenza di questa norma si possano nascondere altri reconditi interessi. Ebbene, approfittando della voglia di trasparenza da più parti manifestata in questi ultimi tempi, è arrivato il momento di vederci più chiaro su questa vicenda. Forse coloro che sono preposti a meglio normare il sistema sanitario regionale devono approfondire meglio questi aspetti. L’Aitf non si tirerà certamente indietro nel continuare la sua opera di stimolo nei confronti delle istituzioni”.

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