Italia

Scandalo Lega: Bossi si dimette

Umberto Bossi MILANO. Umberto Bossi ha rassegnato, nel corso del consiglio federale,le dimissioni da segretario del partito alla luce dello scandalo sui fondi del partito “distratti” dal tesoriere Francesco Belsito.

Agli atti dell’inchiesta, condotta dalle procure di Milano, Napoli, e Reggio Calabria, si parla “chiaramente del nero che Bossi dava tempo fa al partito”. Ciò emerge da una telefonata tra Belsito e la segretaria amministrativa del partito, Nadia Dagrada. Per gli inquirenti “ovviamente il significato del nero è riconducibile alla provenienza del denaro contante che può avere varie origini, dalle tangenti, alle corruzioni o ad altre forme di provenienza illecita e non tracciabile”.

Ma non solo. Secondo gli inquirenti, il figlio del Senatùr, Renzo Bossi, e la sua fidanzata Silvia Baldo “sono stati insieme alla sede della Lega di via Bellerio e si sono portati via i faldoni della casa per timore di controlli”. Faldoni che riguarderebbero i lavori di ristrutturazione, probabilmente dell’abitazione di Gemonio, sembra pagati con i rimborsi elettorali della Lega.

Per quanto riguarda il denaro, “veniva elargito – stando agli atti – senza lasciare traccia a Bossi e ai suoi familiari”. È quello che risulta anche dalla telefonata sul “nero” con Belsito che risale al 29 gennaio 2012: si fa riferimento anche al fatto che Roberto Castelli (esponente della Lega Nord ed ex ministro) voleva controllare le spese, ma di questo bisognava “parlare col capo, per far allontanare Castelli” ed “evitare così i controlli sui conti sulle uscite fatte a favore di Bossi e dei suoi familiari”.

FASCICOLO SU FIGLIO BOSSI AFFOSSATO DA “SILVIO”. Altro episodio emerso dalle intercettazioni è quello legato ad un presunto fascicolo formatosi sul figlio di Bossi. Fascicolo che sarebbe stato affossato da “Silvio”. Al telefono con Belsito c’è sempre la Dagrada, che chiede: “È vero che continuano a dire ai magistrati di mettere sotto il fascicolo?… ma prima o poi il fascicolo esce”. Il riferimento, da quanto emerge, è a episodi di cui sarebbe responsabile il figlio di Bossi. Su questo fascicolo, secondo la donna, sarebbe “intervenuto più Silvio” che Umberto Bossi “e so che ci sono di mezzo anche alti, alti Pd e non è che hanno detto chiudi il fascicolo, hanno detto manda, ci sono 50 fascicoli quello era il quinto. Gli hanno detto inizia a farlo scivolare ventesimo e dopo è passato il tempo, si doveva andare a elezioni a marzo e hanno detto inizia a metterlo quarantesimo, ma appena arriva l’ordine di tirarlo fuori… fuori tutto… i fermi, l’utilizzo della macchina con la paletta, perchè lui sulla macchina c’ha la paletta…”. Nel corso della telefonata con Belsito, la dirigente amministrativa della Lega avverte: “Quando esce una cosa di questo genere sei rovinato… il figlio di lui (di Bossi ndr) che ha certe frequentazioni… altro che Cosentino!”.

LA CASSAFORTE CON IL CARNET DI ASSEGNI. La Degrada consiglia a Belsito di farsi tutte le copie dei documenti che dimostrano i pagamenti fatti a favore della famiglia Bossi e di Rosy Mauro e di nascondere gli originali in una cassetta di sicurezza. Una cassaforte aperta dagli inquirenti che, oltre a documenti, hanno trovato un carnet di assegni che reca la scritta “Umberto Bossi”. Il carnet, relativo al conto corrente della banca sul quale vengono versati i contributi per il Carroccio, è ora all’esame dei magistrati.

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