Casal di Principe - San Cipriano - Casapesenna

Scassinò una slot machine: arrestato il figlio di “Sandokan”

Francesco SchiavoneCASAL DI PRINCIPE. Gli agenti della squadra mobile di Caserta ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, su richiesta della Procura Antimafia, nei confronti di Emanuele Libero Schiavone, 22 anni, di Casal di Principe, figlio di Francesco Schiavone detto “Sandokan”, …

… e di Gaetano Diana, anch’egli 22enne, casalese, nipote del cugino omonimo di “Sandokan”, detto “Cicciariello” e figlio di Elio, arrestato nel novembre 2011 per associazione mafiosa. Le accuse sono di tentata estorsione e rapina, aggravati dal metodo mafioso.

La misura cautelare, emessa dal gip di Napoli, è l’epilogo di una minuziosa attività d’indagine coordinata dalla Procura Antimafia di Napoli e avviata dalla squadra mobile di Caserta all’indomani dello scorso Natale, a seguito di una rapina perpetrata nei confronti del gestore di un bar di Casal di Principe, mai denunciata dalla vittima, evidentemente intimidita dalla personalità dei due giovani responsabili, membri di una delle più temute famiglie del clan dei casalesi.

Secondo la ricostruzione di magistrati e poliziotti, il 24 dicembre 2011, i due giovani, dopo aver perso alcune centinaia di euro alle slot machine installate nel bar, intimavano al gestore di aprire la cassetta blindata di una macchinetta cambiamonete, con il proposito di sottrarne il contenuto e rifarsi della perdita. Poiché l’uomo era impossibilitato ad effettuare l’operazione, in quanto l’apparecchio era di proprietà della società di noleggio dei videogiochi, Schiavone e Diana si munivano di un palo di ferro e di un flex e lo forzavano, impossessandosi di 200 euro circa.

Poiché i due giovani agivano alla presenza di numerosi testimoni, rimasti inermi di fronte al plateale gesto, avvalendosi così della forza di intimidazione e delle conseguenti condizioni di assoggettamento derivanti dalla loro notoria appartenenza alle temute famiglie camorristiche, è stata applicata nei loro confronti l’aggravante del metodo mafioso. Infatti, lo stesso titolare del bar è stato denunciato per favoreggiamento, poiché, di fronte alle contestazioni degli investigatori, ha ostinatamente negato le responsabilità dei due giovani, affermando di avere dato loro il denaro spontaneamente.

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