Aversa

Pediatria al ‘Moscati’: intervista al primario Mimmo Perri

Mimmo PerriAVERSA. Questa volta me lo hanno voluto offrire un caffè. Sono stato invitato nel reparto di Pediatria e Neonatologia dell’ospedale “Moscati” di Aversa, diretto dal primario Mimmo Perri.

Non c’erano feste, né bande ad accoglierci, solo noi, il personale del reparto, qualche mamma e loro, “i protagonisti”, i bambini. Nelle loro stanze, istintivamente, abbiamo sbirciato ma con discrezione, i nostri occhi si sono incrociati con i loro, qualcuno ci ha sorriso, qualcun altro accudito dagli infermieri amorevolmente si faceva coccolare. Un bel “quadro” davanti ai nostri occhi rimasto impresso nella mente. Una mamma, incrociata nel reparto, era stata appena dimessa, tra le sue braccia il suo “prezioso fagottino”, un bambino bellissimo. Ora ci sediamo e iniziamo la nostra chiacchierata.

Dottor Perri, grazie dell’invito. Iniziamo subito con la prima domanda: tutte le iniziative svolte nel suo reparto, e che avete assunto ed ideato assieme a tante associazioni ed istituzioni, almeno da quando Lei è primario, avevano come priorità ottenere sostegno ed aiuti economici. A distanza di tempo ci vuole raccontare se ci sono stati riscontri in tal senso? “Innanzitutto, vi ringrazio per aver accolto il mio invito. Dopo quasi un anno, ricordo la prima cosa che ho fatto: aprire il reparto alle varie associazioni che inizialmente hanno risposto ma poi si sono perse per strada”.

In che senso “perse per strada? “Il nostro intento era coinvolgere tutti al fine di ottenere un sostegno per questo reparto; sostegno soprattutto economico. Grazie a questo aiuto siamo riusciti ad aprire la biblioteca che è stata inaugurata l’anno scorso alla presenza del vescovo di Aversa e del sindaco, che approfitto per ringraziare personalmente in quanto ci sono sempre stati molto vicini. Ritornando al discorso di prima, nella biblioteca a tutt’oggi ci sono oltre cento libri, e questo è stato un bel risultato”.

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Al suo insediamento le cose com’erano e cosa ha dovuto fare per migliorare le condizioni di degenza dei pazienti e dei familiari che gli stanno accanto?

“Quando sono arrivato la prima cosa che ho fatto è stato togliere i televisori a noleggio e mettere un televisore per tutti i bambini. Ai miei occhi, e non solo, mi sembrava strana questa cosa, cioè pagare due euro al giorno per poter guardare la televisione. Chi soffre non deve pagare! Altro aspetto rilevante, abbiamo voluto rendere più ‘vivibile’ e ‘umanizzare’ il più possibile questo reparto, con tanti disegni di personaggi della Walt Disney e murales che ci riportano a tante fiabe della nostra infanzia. Avere pareti bianche e spoglie dava effettivamente la netta sensazione di stare in una corsia di ospedale, così è molto meglio, questa cosa ha aiutato molto i nostri piccoli pazienti. Poi fornire alle mamme dei piccoli degenti, delle poltrone da riposo, considerando che prima del mio avvento si portavano le sedie dalle loro case”.

A sentirla, forse, per qualcuno, le cose che Lei racconta possono sembrare insignificanti, eppure hanno una loro importante funzione nella vita dei piccoli che sono costretti in ospedale a trascorrere giornate, settimane intere, comprese le loro mamme e papà. Un nesso logico c’è nelle sue scelte ci pare di intuire? “Sicuramente c’è, e si doveva fare”.

Quali altri novità ci può raccontare? “Ho acquistato un’incubatrice, strumento essenziale e vitale per questo reparto, purtroppo dobbiamo ancora finirla di pagare, abbiamo un debito che si aggira sui cinquemila euro”.Scusi, ma le manifestazioni, gli eventi, i tanti personaggi, le associazioni, e altri soggetti venuti in questo reparto non dovevano raccogliere fondi per questi scopi? “Così doveva essere, associazioni come l’Unicef si sono impegnate con molte iniziative per aiutarci e poter pagare questo debito. Avremmo dovuto inviare i soldi a Cremona, sede della casa costruttrice dell’incubatrice, ma, a tutt’oggi, non siamo riusciti a saldarlo. Mi resta solo da pensare e credere che certe manifestazioni e articoli apparsi sugli organi di informazione, da parte di tante associazioni ed istituzioni per sostenerci, alla fine sono serviti solo per farsi pubblicità, a discapito della salute dei bambini, visto che l’incubatrice entrerà in funzione solo se viene pagata. Inoltre, durante un convegno ideato dal comune di Sant’Arpino nel mese di settembre 2011, con l’associazione “Amici del libro” c’è stato uno spettacolo dove sono intervenuti anche il consigliere economico alla presidenza del consiglio, Costantino Mauria, gli ambasciatori della Macedonia dello Stato Pontificio, che hanno poi successivamente visitato il comune di Sant’Arpino, ma ancora tutt’oggi questi fondi non sono arrivati. Solo io, nel mio piccolo, ho raccolto seicento euro con la vendita di biglietti”.

Prossimi impegni? Assieme a tanti validi colleghi stiamo organizzando un ‘Master di pediatria’ dove interverranno i più affermati esperti di pediatria d’Italia. Master dedicato a Santa Gianna Beretta Molla (protettrice dei medici e dei pediatri,) dove avremo l’onore di accogliere la figlia della nostra Santa Protettrice”.

In questo reparto chi viene a sostenere lei e i sui piccoli angeli? “Attualmente ci sono gli scout che vengono una volta a settimana a fare ‘musicoterapia’ che allevia le sofferenze dei piccoli. Poi ci viene spesso a trovare il “Mago Cirillino”, a titolo gratuito, portando tanta allegria nel reparto. Persone che ringrazio pubblicamente. Mi auguro che tante associazioni e persone della società civile si prodighino per darci una mano concretamente”.

di Donato Liotto

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