Sant’Arpino

Premio PulciNellaMente 2012 a Marcello D’Orta

Marcello D’Orta SANT’ARPINO. E’ stata una mattinata caratterizzata dalle forti emozioni e da una grande profondità culturale quella vissuta con lo scrittore Marcello D’Orta giunto a Sant’Arpino la cerimonia di consegna del Premio PulciNellaMente 2012 per la Narrativa

… consistente in una targa in cui si riproduce il Manifesto di Dario Fo e una prestigiosa penna appositamente realizzata con metodo artigianale dalla “Marlen” . “Scrivere libri è una passione ma anche un modo per combattere il cancro e sentirmi vivo”. Lo ha dichiarato commosso fino alle lacrime Marcello D’Orta, ex maestro elementare della scuola “sgarrupata” di Arzano e autore di “Io speriamo che me la cavo”, alla sua prima uscita pubblica dopo una lunga assenza per causa della malattia.

È nella sala convegni del palazzo ducale Sanchez de Luna che l’autore ha ricevuto il premio PulciNellaMente 2012 e ha presentato per la prima volta il suo ultimo lavoro “All’apparir del vero. Il mistero della conversione e della morte di Giacomo Leopardi”. D’Orta ha raccontato di come si senta molto vicino a Leopardi in questo momento della sua vita e di quanto si riconosca nella sofferenza umana del poeta. Alla mattinata – coordinata dal direttore di PulciNellaMente Elpidio Iorio – hanno preso parte il presidente della Pro Loco santarpinese, Aldo Pezzella, partner organizzativo di quest’evento in quanto s’inserisce nella Rassegna “Sulle Orme del Cantor d’Enea”, in rappresentanza delle istituzioni cittadine l’assessore alla cultura, Giuseppe Lettera, e gli altri componenti della direzione di PulciNellaMente, Antonio Iavazzo e Carmela Barbato. Prima del Maestro D’Orta sono intervenuti: lo scrittore Alessandro Zannini che ha sottolineato: “Leopardi e’ un poeta che per importanza e’ paragonabile a Dante. Indagare come ha fatto D’Orta sugli ultimi anni napoletani del suo percorso di vita, depurandolo da leggende, è un lavoro fondamentale per la storia della letteratura italiana”.

Zannini ha anche rilevato come Antonio Ranieri con le sue false informazioni su questo periodo di vita di Leopardi abbia contribuito a deviare la ricerca storica. Lo storico Gaetano Lombardi ha rimarcato come la città di Napoli, sia dal punto di vista istituzionale che culturale, non abbia mai valorizzato la presenza, la vita e le opere di Leopardi nè quando questi era in vita nè dopo la morte. Emblematico è il fatto che le case dove ha vissuto il Leopardi non siano musei o biblioteche ma appartengono a privati che non le lasciano visitare. A tale proposito occorre evidenziare il notevole impegno che stanno profondendo Lombardi e D’Orta per il recupero di tale ingente patrimonio storico-culturale.

La scrittrice Marilena Lucente ha posto una serie di interessanti domande a D’Orta sul vissuto di Leopardi, sui suoi rapporti familiari e sociali. In particolare, con una serie di aneddoti e documenti anche inediti, è stato posto l’accento sul rapporto del poeta recanatese con la mamma e sulla dimensione religiosa del Leopardi.

D’Orta, non tradendo le aspettative dei numerosi partecipanti, ha mostrato per la prima volta in pubblico una scatolina con il coperchio di vetro in cui custodisce come una santa reliquia due cannellini di Sulmona, i confetti che presumibilmente portarono al coma diabetico e poi alla morte Giacomo Leopardi. “Un’indigestione di “cannellini”. Ne ingurgitò un chilo e mezzo in una serata, a cui aggiunse limonate fredde e cioccolate bollenti” ha spiegato D’Orta. Seguì, dunque, la morte (nella notte del 14 giugno del 1837) e qui si aprono una serie di misteri tanto forti da mettere persino in discussione che la salma conservata nel monumento napoletano sia davvero del Leopardi. Cosa sia davvero avvenuto quella notte nessuno può saperlo. L’esame del Dna sui resti custoditi a Piedigrotta, a cui si sono strenuamente opposti i discendenti del poeta, potrebbero dirci se a essere venerati siano le sue ossa o no.

Ma a cosa servirebbe? “Leopardi era il poeta delle illusioni”, sentenzia D’Orta. “Ed è in nome di queste illusioni che vogliamo ancora salire il viale del Virgiliano e inginocchiarci davanti la sua stele”. E proprio sul trasferimento delle ossa del recanatese dalla chiesa di San Vitale, sulla via di Pozzuoli presso Fuorigrotta, al Parco Virgliano di Napoli, avvenuto nel 1939, a conclusione della mattinata è stato mostrato un video inedito ritrovato dalla storico Lombardi.

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