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Pizzo su manifesti elettorali: condanne per i clan Belforte e Piccolo

Pasquale PiccoloMARCIANISE. Il tribunale di Napoli, con giudizio abbreviato, ha inflitto pesanti condanne ad alcuni esponenti dei clan Belforte, detti “Mazzacane”, e Piccolo, alias “Quaqquaroni”, di Marcianise, …

… arrestati dalla squadra mobile di Caserta il 3 ottobre scorso, ad epilogo di un’indagine coordinata dalla Procura Antimafia di Napoli. Tutti devono rispondere del reato di estorsione continuata ed aggravata dalla metodologia mafiosa e dal fine di agevolare le citate, ed agguerrite, organizzazioni camorristiche. Nel dettaglio, sono stati inflitti: 8 anni di reclusione a Pasquale Piccolo (nella foto), 52 anni, alias “Rockfeller”, Giovanni Buonanno, 31, figlio di Gennaro alias “Gnucchino”, 63; 6 anni a Raffaele Bellopede, 57 anni, e a Fabio Buanno, 48.

Secondo le indagini, Pasquale Piccolo, Buanno e Buonanno costringevano il titolare di una ditta, a cui era stato affidato il servizio di affissione dei manifesti elettorali in occasione delle consultazioni amministrative della primavera del 2010, a versare a ciascuna organizzazione la somma di 7.500 euro. Le indagini evidenziarono come entrambi i clan avessero vessato la stessa impresa, dividendosi così, in virtù di un patto di non belligeranza, gli illeciti guadagni derivanti dalle attività estorsive perpetrate sul territorio. Inoltre, Piccolo e Buanno sono stati riconosciuti colpevoli del tentativo di estorsione in danno della titolare di un caseificio di Castel Morrone (Caserta), vittima di atti intimidatorio mediante l’esplosione, prima, di una bomba carta nei pressi del cancello della sua abitazione, poi, di alcuni colpi di pistola che danneggiava la serranda del negozio, ed in seguito con l’invio di sms dall’esplicito contenuto minaccioso.

Mentre Buonanno e Bellopede, all’epoca dei fatti entrambi incensurati, ma contigui al clan Belforte, sono stati condannati anche in relazione alle estorsioni perpetrate in danno di un noto caseificio, i cui titolari dovevano versare, in occasione delle festività di Natale e Pasqua, la somma di 5mila euro. La fondatezza delle indagini coordinate dalla Dda di Napoli e la gravità degli indizi raccolti dalla squadra mobile è evidenziata dalle pesanti condanne inflitte, nonostante la riduzione di un terzo della pena prevista per la scelta del rito alternativo del giudizio abbreviato.

Durante la notte del 3 ottobre 2011, la squadra mobile di Caserta eseguiva un’ordinanza di custodia cautelare in carcere in relazione ai reati di estorsione aggravata dalla metodologia mafiosa, nei confronti di: Raffaele Bellopede, Fabio Buoanno, Gennaro Buonanno, Giovanni Buonanno (figlio di Gennaro), Concetta Buonocore (moglie di Antonio Della Ventura), Salvatore Buttone (fratello di Bruno), Arcangelo Gagliardo, Nicola Petruolo, Pasquale Piccolo, Roberto Trombetta (fratello di Luigi).

L’operazione era frutto della costante attenzione investigativa comunque riservata dalla Squadra Mobile di Caserta, sotto l’egida della Procura Antimafia di Napoli, ai clan Belforte e Piccolo, storiche consorterie camorriste, protagoniste, nel corso degli anni ‘90, di una sanguinosa faida per il controllo delle attività illecite nel comprensorio di Marcianise e Caserta. Infatti, tali organizzazioni, nonostante siano state falcidiate da numerose operazioni di polizia giudiziaria, evidenziavano una attuale e piena operatività nel settore delle estorsione.

Peraltro, le due consorterie, una volta contrapposte, anche per fronteggiare l’incisiva azione di contrasto di magistratura e forze dell’ordine, sembravano avere stretto un patto di non belligeranza, al punto che, nel corso delle indagini, venivano rilevati rapporti e contatti tra Buanno, uomo di fiducia di Pasquale Piccolo, divenuto il reggente dei Quaqquaroni, e Giovanni Buonanno, figlio di Gennaro, figura storica dei Mazzacane e tra i fondatori del clan.

Le indagini avevano svelato alcuni episodi estorsivi perpetrati tra il 2008 ed il 2010 dai destinatari della misura, evidenziando specialmente un rinnovato attivismo da parte di esponenti del perdente clan Piccolo, impegnati in sistematiche e diffuse attività estorsive sul territorio. Infatti, nello stesso contesto investigativo, tra il 2009 ed il 2010, nel corso di successive operazioni di polizia giudiziaria, erano stati già arrestati per vari reati associativi alcuni affiliati ai “Piccolo-Quaqquaroni”, tra i quali Andrea Letizia, 36 anni, divenuto il reggente del clan; Michele Maietta, 28, Salvatore Ricciardi, 28, Antonio Nacca, 32, Mario Russo, 27, Domenico Piccolo, 37, Pietro De Lise, 41, Salvatore Silvestre, 43, Antonio Di Leo, 40, fratello naturale di Mario Russo.

Tra le varie ipotesi delittuose contestate agli indagati spiccavano le estorsioni poste in essere da Buanno e da Pasquale Piccolo, per conto del clan Piccolo, nonché da Salvatore Buttone, da Nicola Petruolo e da Giovanni Buonanno, per conto del clan Belforte e, da ultimo, da Concetta Buonocore, quale rappresentante dei Belforte nella città di Caserta, a danno di un imprenditore a cui era stato affidato, in tutta la provincia di Caserta, il servizio di affissione dei manifesti elettorali dei candidati delle consultazioni provinciali e regionali della primavera del 2010, costretto a pagare 25mila euro agli emissari delle organizzazioni camorriste.

Invece, per tutti gli indagati che non hanno scelto il giudizio abbreviato, lo scorso mese di febbraio, era stato emesso decreto di rinvio a giudizio, a ulteriore conferma del rigore dell’impianto accusatorio loro contestato.

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