Italia

Vittime mafie, Giornata della Memoria a Genova

 GENOVA. Il 21 marzo, giorno che segna il risveglio della natura con l’avvento della Primavera, da 17 anni coincide con la rinascita delle coscienze attraverso il ricordo e la commemorazione delle vittime delle mafia.

L’evento nazionale è stata fortemente voluto da don Luigi Ciotti, fondatore del gruppo Abele prima, e Libera poi,che si è fatto portatore di una necessità sentita da piu’ parti: quella d’istituire un giorno in cui i martiri del potere malavitoso possano essere commemorati. Ogni anno,per questa occasione, una città diviene capitale della memoria.

Questa volta la città ospite di piu’ di 100 mila soldati della legalità è Genova. Il capoluogo ligure, già dal 17, è stato invaso da centinaia di parenti delle vittime, associazioni quali Libera e Polis, gruppi scoutisti, assieme a miglia di studenti, lavoratori, soci di cooperative, rappresentanti delle istituzioni che ascolteranno in piazza l’interminabile elenco delle vite che le mafie hanno mietuto in uno Stato troppo spesso assente. I giorni che hanno preceduto l’appuntamento odierno sono stati cadenzati da incontri e manifestazioni significative. Il popolo di Genova ha potuto ascoltare le parole incisive e dirette di don Ciotti.

“Le mafie non cambieranno mai, se non cambia la politica e se non cambiamo noi!!! – e nella sua lucida disamina ha aggiunto-“ la forza delle mafie non sta nella mafia, ma in quella zona grigia di quei professionisti, di quelle persone che si avvantaggiano dei servizi mafiosi; in quella politica che alimenta la mafia”.

 La lotta alla criminalità non può prescindere dalla mobilitazione delle coscienze in particolare dei piu’ giovani. In Campania, centinaia di scuole hanno aderito all’iniziativa “Stesso giorno, stessa ora” quando oltre all’elencazione dei nomi delle vittime, sarà proiettato il film di Aldo Zappalà “Oltre Gomorra, il tesoro dei boss”. Un segno tangibile della presa di coscienza comune inoltre, è stato pensato per tutti coloro che vogliono uscire da quel cono d’ombra in cui la nuova politica mafiosa si annida.

Al motto “Ogni vittima innocente delle mafie sono io”, la fondazione Pol.i.s e l’Associazione Libera hanno invitato le organizzazioni, le parrocchie, le scuole, le istituzioni ad appendere un drappo o un lenzuolo bianco alla finestra. Chiunque voglia puo’, inoltre, farsi portatore del simbolo indossando qualcosa di bianco,(anche un semplice foulard o un fiocchetto) in modo da diffondere il messaggio di partecipazione al dolore dei parenti delle vittime, ma anche dimostrare il proprio impegno per il riscatto della società. Nel ventennale delle stragi di Capaci e di via D’Amelio il rinvigorire della memoria ha un valore inestimabile. Il bianco, colore che richiama alla trasparenza ed alla purezza, è l’antitesi di quella zona grigia che degenera nel nero delle coscienze corrotte.

La memoria, però, non deve essere ridimensionata ad un semplice ricordo con la conseguente accettazione passiva di cio’ che è stato. L’evocazione delle vittime è un urlo contro la sopraffazione, la vigliaccheria, i soprusi, ma anche un atto penitenziale di tutte le persone che attraverso il silenzio e la connivenza sono diventati a pieno titolo corresponsabili dei fiumi di sangue innocente versato.

Il sangue versato non potrà mai essere cancellato, ma l’intento della mobilitazione odierna è che da tali eventi tragici possa nascere il fiore della speranza. Un reale cambiamento, per non divenire utopia, deve sfociare in impegno concreto.A tal proposito, è necessario richiamare le parole di don Tonino Bello: “Sono convinto che il senso della morte, come quello della vita, dell’amicizia, della giustizia, e quella suprema di Dio, non si trovi in fondo ai nostri ragionamenti, ma sempre in fondo al nostro impegno”.

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