Italia

Lavoro, Monti ai sindacati: “Ognuno deve cedere qualcosa”

Marcegaglia e MontiMILANO. Sulla trattativa sulla riforma del mercato del lavoro “ognuno deve cedere qualcosa rispetto al legittimo interesse di parte”.

Il presidente del Consiglio Mario Monti, intervenendo al convegno “Cambia Italia” di Confindustria a Milano, ha ribadito l’impegno del suo governo: “Il nostro compito è fare emergere l’interesse generale”. “Il ministro Fornero – ha detto – ha pronto un testo incisivo che prevede da subito interventi volti a eliminare la segmentazione tra precari e lavoratori a tempo indeterminato e che modifica immediatamente l’articolo 18 per i nuovi assunti. Su queste norme si gioca il futuro del governo e del Paese”. “Se le pressioni corporative o se i suoi colleghi ministri o il suo presidente dovessero chiederle un passo indietro – ha aggiunto Monti – Fornero dovrebbe con lo stile e la determinazione che la caratterizzano, abbandonarli al loro destino. Ebbene, temo che non possa abbandonarci al nostro destino”.

ALLARME CASSA INTEGRAZIONE. Sullo sfondo dell’intervento l’allarme dei dati della cassa integrazione a febbraio: quasi 82 milioni con una crescita del 49,1% su gennaio. In primo piano anche gli incontri febbrili tra governo e parti sociali per la riforma del lavoro e degli ammortizzatori sociali. “La settimana prossima si chiuderanno le trattative sul mercato del lavoro e sugli ammortizzatori sociali” ha detto il premier che ha anche chiesto ai sindacati un rinnovato spirito di coesione. “Io credo che in questi giorni avrò di nuovo bisogno di chiamare le forze sociali a uno spirito di coesione”.

I SINDACATI. Dagli incontri informali “sono emersi estremismi”, dice il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, che avverte: senza accordo “il governo farà da solo e sarà una riforma più dura”. Poi spiega “Capisco la posizione delle imprese non quella di altri”, riferendosi senza citarla alla Cgil. Dubbioso anche il leader della Uil, Luigi Angeletti: “Non scommetterei soldi sull’accordo. Non ci sono allo stato attuale soluzioni condivise, il punto fondamentale è l’articolo 18”. Su questo tema “tutte le soluzioni” sul tavolo del confronto con il governo appaiono “lontane da ogni possibile ipotesi di un accordo”, sottolinea la leader della Cgil, Susanna Camusso. “Fondare tutto sul tema dell’articolo 18 significa di far passare l’idea che l’unico problema sia quello di licenziare”. Poi aggiunge nel suo intervento: “Trovo un po’ insopportabile che ogni volta che si tocca il tema della riforma del lavoro si chieda alla Cgil, e ai sindacati in generale, se vogliono o no fare questo accordo”. “Io – ha aggiunto – ho un’altra domanda: il governo è intenzionato a fare l’accordo? Se è così ci vuole un punto di mediazione”. Infine gela tutti: “Siamo belli lontani, impossibile chiudere martedì”.

MARCEGAGLIA: “NO A RIFORMA AL RIBASSO”. Se la riforma del Lavoro “sarà un compromesso al ribasso, meglio non farla, o quanto meno non avrà la firma di Confindustria”, avverte la leader degli industriali Emma Marcegaglia. Pronta invece a firmare “con entusiasmo” se sarà una riforma vera, profonda”. Sul fronte del mercato del lavoro serve una riforma che “ci renda un paese avanzato in Europa, solo questo, non chiediamo altro”, ha aggiunto la presidente di Confindustria. Una riforma che “ci faccia passare da Paese arretrato a paese in linea con l’Europa”.

BERSANI: “PAZZESCO ATTACCARE TUTELE ARTICOLO 18”. Da Parigi sul dibattito riferito all’articolo 18 interviene il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, al termine della Convention dei progressisti a Parigi. “È pazzesco pensare di attaccare i pilastri delle tutele dell’articolo 18. È assurdo, non serve a niente. Si può organizzare una manutenzione di quell’articolo, ispirandosi a qualche altra esperienza”. “Bisogna cominciare a pensare alla precarietà, a qualche proposta che dia risposte non solo alla condizione dei giovani ma perchè stiamo distruggendo il ‘saper fare’ italiano, non si riproduce la capacità professionale andando avanti così”, ha aggiunto Bersani.

BARROSO: “ITALIA VERSO IMPORTANTI RIFORME”. Al convegno di Confindustria presente anche il presidente della Commissione Ue Manuel Barroso. “L’Italia si è avviata verso un processo di riforme globale importante, volto a ridurre debito pubblico e a risanare le problematiche strutturali e a riguadagnare la fiducia degli investitori”, ha detto Barroso, incontrando il premier Monti. Poi ha aggiunto: “Speriamo di vedere presto i contenuti della riforma”. Monti ha spiegato di avere “passato in rassegna con lui (Barroso)” gli sviluppi della politica economica italiana e in particolare di aver parlato di “due momenti importanti” che ci saranno la prossima settimana: la conclusione nel negoziato sul lavoro e gli ammortizzatori sociali e la conversione in legge del decreto sulle liberalizzazioni. Si tratta di riforme strutturali “importanti per l’Italia, per la crescita e l’occupazione”.

“RAPPORTO ITALIA-FIAT NON SEMPRE SANO”. Nel suo intervento, lungamente applaudito, Monti ha parlato anche di Fiat. “Credo che il rapporto tra l’Italia e la Fiat sia un rapporto di grande importanza storica, ma non sempre è stato sano. Credo che sia stato improprio che in passato lo Stato sia intervenuto con i denari del contribuente per sostenere le aziende. Questo in passato è avvenuto tantissime volte anche con la Fiat. È questo che io devo assolutamente impedire”. Ma poi l’ha difesa fortemente: chi gestisce la Fiat “ha il diritto oltre che il dovere di scegliere, per i suoi investimenti, le localizzazioni che ritiene più convenienti”.

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