Italia

Fisco, Corte dei Conti e Authority attaccano il governo Monti

Mario MontiROMA. Doppio attacco al governo Monti da magistratura e Authority sulla leva fiscale, uno dei punti chiave della manovra risanatrice dell’esecutivo tecnico.

Da un lato, la Corte dei Conti accusa l’esecutivo di mantenere una pressione fiscale troppo elevata, che costringe il contribuente fedele a pagare fino al 45% di tasse. Dall’altro, il Garante per la privacy, Francesco Pizzetti, punta il dito su alcuni degli aspetti del decreto sulle liberalizzazioni e su quello “Salva Italia” che, a suo avviso, dando eccessivo potere al ministero dell’Economia nei controlli fiscali provocano “strappi forti allo Stato di diritto”.

Il peso delle tasse punta a superare il 45% “un livello che ha pochi confronti nel mondo” afferma il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, secondo cui “il nostro sistema è disegnato in modo da far gravare un carico sui contribuenti fedeli eccessivo”. “Se a ciò si aggiunge e che le stime più accreditate ipotizzano un livello dell’evasione fiscale dell’ordine del 10-12% del prodotto, ne consegue – ha rilevato Giampaolino – che il nostro sistema è disegnato in modo tale da far gravare un carico tributario sui contribuenti fedeli sicuramente eccessivo”.

Il presidente della Corte dei conti ha quindi sottolineato che “una volta attenuatesi le condizioni di emergenza, per poter aprire lo spazio a una riduzione della pressione fiscale che aiuti il rilancio dell’economia ma non comprometta il riequilibrio di bilancio, è necessario lavorare con tenacia e determinazione alla riduzione della spesa. Salvaguardando, per quanto possibile, quella sua parte che ha effetti benefici sulla propensione alla crescita del nostro sistema”.

Diverso l’attacco di Pizzetti alla nuove norme introdotte dal governo in materia fiscale. Per il Garante per la privacy le nuove norme sulla trasparenza amministrativa nei controlli fiscali rappresentano, a suo avviso, “strappi forti allo Stato di diritto”. Per Pizzetti quella attuale “è una fase di emergenza dalla quale uscire al più presto” altrimenti “lo spread fra democrazia italiana e occidentali crescerebbe”. “È proprio dei sudditi essere considerati dei potenziali mariuoli. – ha proseguito Pizzetti – È proprio dello Stato non democratico pensare che i propri cittadini siano tutti possibili violatori delle leggi. In uno Stato democratico, il cittadino ha il diritto di essere rispettato fino a che non violi le leggi, non di essere un sospettato a priori”.

“Sentiamo il bisogno di lanciare questo monito – ha aggiunto Pizzetti – anche perchè vediamo che è in atto, a ogni livello dell’amministrazione, e specialmente in ambito locale, una spinta al controllo e all’acquisizione di informazioni sui comportamenti dei cittadini che cresce di giorno in giorno. Un fenomeno che, unito all’amministrazione digitale, a una concezione potenzialmente illimitata dell’open data e all’invocazione della trasparenza declinata come diritto di ogni cittadino di conoscere tutto, può condurre a fenomeni di controllo sociale di dimensioni spaventose”.

Ma Pizzetti ce l’ha anche con la scelta legislativa contenuta nel decreto Sviluppo e nel Salva Italia di ridurre l’applicabilità del codice per la privacy alle imprese. Finora, noi potevamo assicurare alle imprese e alle persone giuridiche un alto livello di protezione. Oggi tutto questo non è più possibile” ha aggiunto Pizzetti. “Degli effetti di questi provvedimenti – ha proseguito il Garante – abbiamo avuto immediato riscontro e in molti casi abbiamo dovuto anche interrompere istruttorie in atto, archiviare segnalazioni delle quali si era avviato l’esame, dichiarare estinti ricorsi ancora non scaduti. Solo gli strumenti ordinari del diritto e l’adozione di misure adeguate potranno difendere le imprese dallo spionaggio industriale e dai danni conseguenti alla perdita di dati. Accorgimenti non sempre facili da adottare da parte delle imprese, specie quelle di piccole o piccolissime dimensioni”.

“Anche i presunti giovamenti relativi alla presunta minore onerosità delle attività sono assai limitati – ha sostenuto il Garante – perchè ogni volta che le imprese trattino dati di persone fisiche, devono comunque rispettare la normativa di protezione dei dati. Dunque, è ragionevole chiedersi se davvero si è operato con sufficiente ponderazione. Lo stesso vale per l’abolizione del documento programmatico sulla sicurezza, operata con il recente decreto ‘Semplifica Italia’”.

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