Italia

Articolo 18, è scontro tra Alfano e Bersani

Alfano e BersaniROMA. E’ scontro fra i due maggiori partiti che sostengono il governo di Mario Monti sulla riforma del lavoro. Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, mercoledì sera a Porta a Porta ha avvisato il premier dopo lo schiaffo subito con la chiusura del tavolo sulla riforma.

Immediata la risposta del leader del Pdl, Angelino Alfano. Oggi intanto incontro conclusivo a palazzo Chigi tra Governo e parti sociali, in cui si presenteranno i testi definitivi. Resta però il nodo dei no ad una riforma che arriva con l’opposizione della Cgil, che ne critica fortemente l’impianto e promette battaglia. Critiche anche dal Pd, il cui leader Pier Luigi Bersani ha espresso parecchie riserve.

A Bersani replica Alfano: non accetteremo una “riformetta al ribasso”. “Ci sarà una proposta del governo, poi il Parlamento è sovrano su tutto”. Così il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, sulla riforma dell’articolo 18 e sulle possibilità di un suo cambiamento nel suo percorso parlamentare.

“Io non accetto che Monti dica prendere o lasciare, è chiaro che noi votiamo quando siamo convinti, il testo va cambiato”, è l’altolà del leader Pd, che per l’accordo si era speso a livello personale e che sull’articolo 18 si gioca la tenuta del partito, diviso tra chi, come Enrico Letta, non mette in discussione il sostegno a Monti e chi è pronto a votare no. La presidente del partito Rosy Bindi è chiara: “Questo governo può andare avanti se rispetta la dignità di tutte le forze che lo sostengono”.Anche l’ex premier Massimo D’Alema, bolla il testo sui licenziamenti come “pericoloso e confuso”.

“Sulla riforma del lavoro e dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori il Pdl non accetterà di votare una ‘riformetta al ribasso’”, ha detto Alfano intervistato in diretta da Radio anch’io. Riferendosi alle riserve espresse da Bersani, il segretario del Pdl ha aggiunto: “Non si illudano di fare le modifiche che ritengono loro di fare sull’art.18. È evidente che gli interventi di modifica debbono eventualmente essere bilaterali, perché anche noi avremmo le nostre richieste di miglioramento”. “La riforma del lavoro? Dipende molto da quello che vuole fare Bersani. Se vuole fare la riforma che hanno in mente la Camusso e la Fiom, allora vinca le elezioni, la faccia, e poi la spieghi lui alla gente”, ha continuato Alfano. “Mi pare che nelle ultime 48 ore – ha aggiunto Alfano – Bersani abbia detto tanti ma e pochi sì”.

“Condividiamo la scelta riformista del governo ma siccome non siamo provocatori che cercano di complicare il già difficile cammino dell’esecutivo, diciamo che bisogna rispettare il Pd e il suo travaglio”. Lo dice il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, sostenendo che il Terzo polo «lavora perché maturi una linea di convergenza”. “Non mi piace chi impartisce lezioni al Pd spiegando cosa deve fare. – prosegue Casini – La posizione della Cgil mette in difficoltà il Pd ma non bisogna giocare alla provocazione reciproca, è un segno di irresponsabilità. È un giochino di cattivo gusto mettere addirittura Bersani contro Napolitano. La maggioranza terrà ma occorre avere più serietà”.

Sulla riforma del mercato del lavoro, in particolare sull’articolo 18 si apre è scontro con la Cgil, che giudica l’impianto “totalmente squilibrato” e incentrato “unicamente sui licenziamenti facili”. Susanna Camusso promette battaglia e mobilitazione, annuncia 16 ore di sciopero e sottolinea: “Faremo tutto ciò che serve per contrastarla”. Dalla Cisl arriva invece “un giudizio positivo” sulle linee guida. Per la Uil il via libera passa per modifiche da apportare, a partire dal capitolo dei licenziamenti disciplinari ed economici. L’Ugl parla di un impianto “nel complesso condivisibile”. Gli industriali spiegano di aver “dato una adesione complessiva all’architettura”.

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