Italia

Addio a Tonino Guerra: sceneggiatore di De Sica, Fellini e Antonioni

Tonino GuerraSi è spento, all’età di 92 anni nella sua Romagna, uno dei più grandi sceneggiatori del cinema italiano, Antonio Guerra, detto Tonino.

La sua faccia di rassicurante saggio è divenuta famosa presso il pubblico televisivo nel 2001, quando è stato scelto come testimonial della catena di negozi di tecnologia UniEuro. In tale spot creò il celebre tormentone dell’ “ottimismo”, ripreso poi dal pronipote, l’attore Fabio De Luigi, in una simpatica parodia. Ma nell’ultraquarantennale carriera di poeta e sceneggiatore, Guerra è riuscito a incidere un solco profondo nella cultura del nostro paese, dimostrando di saper cogliere con la sapiente scrittura le sottili sfumature dei cambiamenti storici e di costume.

È stato, infatti, il cantore dell’incomunicabilità grazie alla proficua collaborazione con il regista Michelangelo Antonioni. Suoi sono gli script di capolavori come “L’avventura” (1960), “La notte” (1961), “L’eclisse” (1962), “Deserto Rosso” (1964) nei quali una giovanissima Monica Vitti, allora compagna del cineasta, si trasformava nella musa di un cinema dell’osservazione e del silenzio. L’indissolubile sodalizio con Antonioni continuò anche nei successivi “Blow up” (1968) e “Zabriskie Point” (1970), manifesti del “ribellismo” giovanile di fine anni Sessanta. Uno dei primi eclatanti successi commerciali della sua eccellente filmografia risale al 1964, quando fu sceneggiatore di Vittorio De Sica e del suo “Matrimonio all’italiana” con l’accoppiata vincente Mastroianni/Loren.

De Sica lo rivolle ne “I girasoli”, altro trionfatore del botteghino di quegli anni. Si affiancò, poi, all’ultimo Federico Fellini, scrivendo per lui le sceneggiature di “Amarcord” (1973), “E la nave va” (1983), “Ginger e Fred” (1986) e adattandosi alla perfezione allo stile peculiare dell’istrionico e surreale genio riminese. Costantemente sospeso tra impegno civile ( “La decima vittima”, 1965, di Elio Petri, “Caro Michele”, 1976, di Mario Monicelli, “Tre fratelli”, 1981, di Francesco Rosi) ed evasione brillante (“Casanova ‘70”, 1965, di Mario Monicelli, “Bianco, rosso e..”, 1972, di Alberto Lattuada, “Burro”, 1989, di José Marìa Sanchez), il lirismo di Guerra è stato apprezzato anche da maestri della macchina da presa europei quali il russo Andrej Tarkovskij (“Nostalgia”, 1983) e il greco Theo Angelopoulos (“Il volo”, 1986, “La polvere del tempo”, 2008).

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