Esteri

Putin si riprende il Cremlino e scoppia in lacrime

Vladimir Putin in lacrimeMOSCA. Vladimir Putin è stato eletto al primo turno, per la terza volta, presidente della Federazione Russa.

L’ex Kgb, dopo aver concesso un interregno a Dmitrij Medvedev, che presumibilmente prenderà il suo ex posto di premier, si è ripreso la poltrona al primo turno, con il 63,5% delle preferenze. Il vero e proprio erede dei grandi zar della Russia passata, che sta caratterizzando la politica del gigante euro-asiatico negli ultimi 12 anni, si è donato alla folla adorante per reclamare il suo posto al Cremlino.

“Ho promesso di vincere ed abbiamo vinto in una lotta aperta e onesta”, queste le prime parole del condottiero di ferro, che dopo si è sciolto in lacrime. I numeri della sua vittoria, sebbene lontana dal 71% del 2004, gli consentono di sottrarsi ad un umiliante ballottaggio che, secondo lui, “avrebbe diviso il Paese”. Non sono dello stesso avviso i suoi concorrenti. Nonostante l’uso di telecamere nei seggi, Zyuganov, eterno secondo, ha sostenuto la non regolarità delle elezioni; mentre il magnate Prokhorov si è detto soddisfatto per il risultato alla sua prima tornata elettorale “giocata alle regole di altri”. Ciò che c’è stato di diverso, questa volta, è stata la risposta dell’associazionismo civile.

Da diverse parti dell’immensa Russia sono stati denunciati brogli, in particolar modo, è stato riconosciuta la pratica del “voto giostra”. Prassi già sperimentata con successo in precedenza, questa consiste nel creare dei pullman di elettori che fanno un tour di tutti i seggi della zona, secondo quanto è stato documentato anche da noti blogger sovietici. Lo stesso Gorbachev, il fautore della perestrojka, ha dichiarato di non essere convinto dell’effettiva validità delle elezioni, facendo aumentare il malcontento di una parte dell’opinione pubblica che non si riconosce nell’immobilismo dell’attuale partito comunista. A tal proposito, se domenica notte la piazza del Maneggio è stata luogo di festa per i seguaci dello zar, per lunedì è prevista una manifestazione di pubblico dissenso. Le lacrime di Putin, in tal senso, hanno avuto un valore liberatorio, visto il clima incandescente che si era creato, testimoniato dai sondaggi di pochi mesi fa che lo davano al 40%.

La commozione, però, potrebbe essere anche parte del nuovo volto che il presidente aveva promesso ai suoi elettori: un governo più “umano”. Maggiore trasparenza economica, salari raddoppiati per alcune categorie, voli gratis per assistere agli europei di calcio, incentivi per le famiglie numerose ed un piano(dispendioso) di sicurezza militare sono le priorità del neo eletto al Cremlino. La lacrima ripresa in mondovisione potrebbe essere, in un’ultima analisi, la manifestazione di gioia di un uomo che sta realizzando l’impossibile. Attraverso la riforma istituzionale, da lui varata, la durata della carica presidenziale è passata da 4 a 6 anni e, annunciando la possibilità di dar seguito al suo mandato nel 2018, ha prospettato ai russi un suo governo di 24 anni. Meglio seppe fare solo Stalin con 29 anni di assolutismo. Nella stessa piazza, a distanza di poche ore, si troveranno connazionali a manifestare stati d’animo opposti. Le lacrime, in fondo, non hanno tutte lo stesso sapore.

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