Caserta

Dissesto, Petteruti: “Il facimm’ammuina cambia poco o nulla”

Nicodemo PetterutiCASERTA. Il consumo di legalità declamata ha una crescita inarrestabile. Di legalità si parla in convegni, associazioni, chiese e scuole.

Tuttavia si ha spesso la sensazione di un “facimm’ammuina…” che cambia poco o nulla. Anche quando sarebbero le istituzioni locali e nazionali a dover testimoniare, con fatti e comportamenti, che alla legalità si riserva ben altro trattamento che quello di relegarla ad argomento da salotti. Accade spesso, e mi pare che sia il caso della questione sollevata dal consigliere comunale di Caserta Luigi Cobianchi, a proposito della nomina della viceprefetta De Luca, componente uscente della terna commissariale che ha amministrato Caserta fino a maggio 2011 e, ciò malgrado, inclusa per decreto nella terna dei liquidatori del dissesto comunale.
Con un esposto diretto alla prefettura di Caserta, al Ministero degli Interni e al presidente Napolitano, Cobianchi pone in dubbio la legittimità della nomina, a suo avviso incompatibile con le disposizioni di legge, intese a tutelare l’esigenza di terzietà dei liquidatori rispetto a tutta l’attività di pregressa amministrazione e pertanto applicabili a chi, come la De Luca, ha amministrato nel recente passato.
Un dibattito televisivo (con la stessa De Luca a perorare la legittimità del provvedimento!) qualche nota sui giornali, poi il silenzio. Prescindendo dalla fondatezza o meno delle tesi sostenute nell’esposto, che tuttavia appaiono, a leggere il Testo Unico degli Enti Locali, nient’affatto peregrine, l’aspetto preoccupante è il lassismo con cui sia la politica che le istituzioni hanno affrontato la questione. Dopo più di tre settimane dall’esposto non vi è stato riscontro da prefettura e governo, né si è manifestato interesse alcuno dal consesso consiliare comunale o dai partiti o dai parlamentari locali.
A riprova, appunto, che si potrà pure fare ammuina, senza sperare, però, che ciò serva a garantire un dibattito e a ottenere un tempestivo e responsabile esame dei temi proposti. In gioco c’è una questione di legalità grande quanto una montagna. Una conclusione che non sia un abulico silenzio è assolutamente necessaria e non sarà lavoro sprecato quello occorrente, nel caso l’esposto sia infondato, a riaffermare la correttezza della nomina, affrancando il consigliere esponente e i cittadini tutti dai dubbi che legittimamente coltivano. E se per caso si sia trattato di un errore, ancor più grave il ritardarne l’emendamento o, peggio, sorvolare.
Ovviamente ciò non può riguardare la nominata, che al provvedimento ha interesse senza però averne responsabilità (e per questo avrebbe dovuto astenersi dal farsene paladina in pubbliche occasioni), né, conformandosi ad esso, incorre in censura alcuna.
Non così per quanti, partiti e parlamentari in testa (l’istituto dell’interrogazione al ministro serve ancora a qualcosa?) hanno tenuto in non cale una questione che con la legalità, non quella dei convegni, ha attinenza vera e sostanziale. C
’è da augurarsi che la questione non finisca come quella della Reggia di Carditello, divenuta d’interesse per il mondo della politica solo quando il sindaco di San Tammaro è passato a vie di fatto, scegliendo lo sciopero della fame e commentando alla stampa: “I rappresentanti politici, locali e nazionali, della nostra provincia hanno dimostrato di essere inadeguati. Forse dovrebbero cambiare mestiere”.

Nicodemo Petteruti, già sindaco di Caserta

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