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Oreste Spagnuolo: “Zagaria pagava le estorsioni a Setola”

da sin. Setola, Spagnuolo, ZagariaCASAL DI PRINCIPE. “Michele Zagaria pagava l’estorsione a Giuseppe Setola”: La sorprendente rivelazione è sviscerata dalle confessioni del killer camorrista, Oreste Spagnuolo, riportate da Amalia De Simone del Corriere della Sera.

Il racconto dell’ex camorrista, componente dell’ala stragista di Setola, ora collaboratore di giustizia, è duro e crudo e fa accapponare la pelle quando gli si sente dire: “La sensazione mia era che, quando commettevo un omicidio o partecipavo ad un omicidio, nel momento in cui lo facevo, quando giravo le spalle, quell’immagine, quel momento lo cancellavo e non ricordavo più niente. Anzi era una cosa talmente naturale, una cosa bella”. Non si giustifica, anzi ne va fiero della sua partecipazione alla stagione di guerra e di sangue che ha sconvolto il casertano quando lui, il boss finto cieco, Giuseppe Setola, Giovanni Letizia e Alessandro Cirillo, decisero che volevano prendersi tutto e chiunque provasse ad ostacolarli finiva in una pozza di sangue, come quella lasciata dai cadaveri di sette immigrati ghanesi della famosa strage di Castelvolturno.

Una stagione fatta di omicidi che gli davano il senso dell’onnipotenza: “Di bello c’era la sensazione che tu eri onnipotente, cioè eri tu che decidevi della vita degli altri. Non è che puoi spiegarla. Era una cosa indescrivibile”. Queste parole, che fino ad ora erano solo agli atti della Procura, sono finite in un libro di Daniela De Crescenzo che ne ha raccolto l’essenza e ogni minimo particolare della vita di uomo che ha fatto parte della camorra. L’autrice è fiduciosa nel pentimento che oggi contraddistingue Spagnuolo. I dettagli dei suoi racconti sono rivelatori anche della dinamiche che si sviluppavano tra i vari clan che primeggiavano sul territorio casertano.

La parole di Spagnuolo si fanno interessanti quando parla del rapporto di “sottomissione” di Zagaria a Setola. Il Michele del racconto èil camorrista che pensava ai soldi, ma che non era in grado di infondere terrore: aveva in mente gli affari e il suo obiettivo non era il potere a tutti i costi, ma il denaro. Una descrizione diversa emerge invece quando si fa il nome di Giuseppe Setola, capace di far chinare il capo anche a “O’ Ninno” che era costretto a pagargli le estorsioni. Setola ambiva al potere, a tutti i costi. “Chi è Michele Zagaria?”, viene chiesto ad Oreste che risponde:“Denaro. Basta. Lui non è che ha i soldi, lui ha i palazzi di soldi. Non c’è limite ai soldi che ha quella persona. Non è una persona che sta all’altezza di Giuseppe Setola”.

“Zagaria a noi – continua l’ex affiliato di Setola- ci pagava le estorsioni. 50mila euro ogni mese per lavorare tranquillamente”. Cosa possedeva Zio Michele? “Il biogas a Cancello Arnone, tutte le imprese edili sul litorale casertano era di Zagaria”. E cosa succedeva quando ci si scontrava in affari? “Quando andavi a fermare un lavoro ti dicevano: ‘Ma questo è di zio Michele!’. Ma a noi non ci interessava. Zagaria Michele a noi ci pagava le estorsioni”. Si difendeva così O’ Ninno perché “a Zagaria non piace fare rumore”.

Il discorso diventa ancora più eclatante quando l’ex componente dell’ala stragista sostiene che ci fosse qualcuno, ai“piani alti”, che favorisse la latitanza del boss Zagaria: “Perché non viene arrestato? Perché non dà fastidio. Poi lascia stare che non dà fastidio, sotto ci staranno tante altre cose che né io né la procura… perché anche li ci sono accordi con i pezzi grossi e i servizi segreti. Intorno a Zagaria si mantiene tutto: rifiuti tossici, autostrade dell’alta velocità”.

E il boss per uscire aveva addirittura un calendario con orari stabiliti: “Zagaria quando si incontrava con Setola e con le altre persone aveva gli orari. Gli facevano segno. Questo che vuol dire? Che magari c’era qualcuno dall’esterno che gli forniva gli orari delle pattuglie e delle guardie. Per dire guarda quel giorno puoi uscire”. Il pentito ora fornisce interessanti rivelazioni circa i colletti bianchi, le mosse degli uomini del clan e di eventuali fiancheggiatori tanto che ha fatto nascere una luce di speranza nel cuore dell’autrice del suo libro: “ Adesso si sente parte di un tutto che si oppone al mondo di cui faceva parte. Quando hanno arrestato Zagaria… ha mandato una mail alla Dda per complimentarsi. E questo è il segno del fatto che fa il tifo per chi lo ha arrestato”.

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