Campania

Sequestrata finta università: rilasciava lauree honoris causa a vip

 NAPOLI. Si pregiava delle lauree honoris causa a personaggi illustri dello spettacolo e della politica, usandola come specchietto per le allodole, ma in realtà era un’università fasulla che rilasciava attestati privi di riconoscimento legale.

quanto ha scoperto il nucleo specialeFrodi telematiche della Guardia di finanza di Caserta, sulla Giovanni Paolo I, che ha ottenuto dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, dal pm Carlo Fucci, ilsequestro del sito web dell’universitàche, in realtà, aveva sede legale nei locali di servizio di una associazione per artigiani e il rettorato in un appartamento vuoto di Latina.

Lafantomatica Università Giovanni Paolo Iaveva struttura articolata con facoltà e dipartimenti e persino scuola di specializzazione, formando i suoi iscritti in una vasta gamma di materie, dalle scienze della comunicazione alle sanitarie.Al suo interno anche una scuola di comicità con condirettori cantanti e artisti di cabaret, mentre il suo rettore risultava laureato in un altro ateneo fantomatico, questa volta svizzero, quello di Haerisau.

L’università per anni ha conferito lauree honoris causa a uomini politici e personaggi dello spettacolo usati come richiamo per attrarre iscrizioni. In realtà più che lauree erano inutili pezzi di carta che hanno trasformato gli “onorati” in testimoni e parti offese. I vip, tra i quali figurano Lino Banfi, Ezio Greggio, Navarro Valls, Maria Pia Fanfani, il senatore Antonio D’Alì e l’ex sottosegretario della Dc Giuseppe Pizza, monsignor Emery Kabongo e Rocco Buttiglione, inconsapevoli della truffa, venivano inseriti in un albo d’onore consultabile sul sito internet dell’ ateneo.

Per rendere ancora più verosimili le offerte formative del sedicente ateneo Giovanni Paolo I era stato anche realizzato un video, pubblicato su Youtube, con immagini di una presunta inaugurazione dell’anno accademico avvenuta nel prestigioso Palazzo Marino, immobile di rappresentanza della Camera dei Deputati.

Già nel 1993 l’università fasulla era stata diffidata dal ministero competente einserita in una black list di istituzioni i cui titoli di studio non avevano riconoscimentonell’ordinamento universitario italiano, ma nonostante questo aveva continuato la sua attività.

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