Campania

Muse e Musei: Amedeo Minghi ad Aversa

Amedeo Minghi CASERTA. È stata una “lezione” fuori dal comune quella che si è tenuta stamattina ad Aversa, nell’affollata Aula S1 della Facoltà di Architettura della Sun (Seconda Università degli Studi di Napoli), nell’ambito di “Muse e Musei – Racconto di arte, storia e fede in Terra Laboris”, …

… rassegna internazionale di musica classica, corale e polifonica, organizzata dalla Provincia di Caserta con il contributo della Regione Campania ed Unione Europea. Protagonista il Maestro Amedeo Minghi, apprezzato compositore ed autore di straordinari successi come “1950”, “Vita mia” e “Nenè”, scelto da “Muse e Musei” in qualità di esperto e grande interprete della musica italiana, noto anche per la sua convinta e fervente religiosità. Nel 1995, infatti, alla presenza di Papa Giovanni Paolo II, Minghi ebbe l’onore di eseguire in Vaticano “Un uomo venuto da lontano”, brano scritto proprio per il Santo Padre, con il quale il musicista intraprese una relazione personale, che ne influenzò maturazione e percorso artistico fino a pubblicare, due anni dopo, il primo ed unico video musicale della storia contenente le immagini di un papa.

Intervistato dal Direttore Artistico della Rassegna, Jolanda Capriglione, e sollecitato dal Preside della Facoltà di Architettura, Carmine Gambardella, Amedeo Minghi – salito in cattedra – ha parlato di “Bellezza, fascino e altre storie” agli studenti e ai professori dell’Università, alle delegazioni del Liceo Manzoni di Caserta e del Liceo classico di Maddaloni, alle rappresentanze dei suoi fan club di Napoli, Carinaro e Caserta.

“Muse e Musei è un viaggio attraverso i luoghi più belli della Provincia di Caserta” ha spiegato il Preside Gambardella, introducendo l’evento “È un percorso di parole e note, in cui Amedeo Minghi ricopre un ruolo da grande protagonista”. Dopo la proiezione di una breve clip, realizzata dalla Rassegna, dal titolo “Musei Diocesani della Provincia di Caserta : un racconto senza fine”, Jolanda Capriglione ha presentato al pubblico “un artista dal cuore ricco dell’incontro con l’altro, autore e cantore di una musica fortemente dialogante”, lasciando la parola a Minghi, che ha esordito ricordando Lucio Dalla, scomparso giovedì scorso. “Il cantautore scrive per cercare la bellezza, non segue la moda, non è alla moda, piuttosto la inventa. Proprio come Lucio. Negli anni Sessanta e Settanta abbiamo fatto parte di quella corrente di artisti che si ritrovavano a Roma, al Cenacolo, i cosiddetti ‘cantautori’. Ci confrontavamo, ci raccontavamo, studiavamo… Così nascevano le canzoni”. Ed ha aggiunto: “Oggi questo manca. I più giovani non sanno cosa sia questo tipo di approccio alla bellezza e alla musica”.

 Per il cantautore romano la musica per eccellenza è quella senza parole “perché”, ha specificato, “a volte il testo si presta a svuotare una composizione del suo significato più immediato, più autentico”. Ma, secondo lui, ciò che più di ogni altra cosa la priva di questo aspetto è il mercato. “I mercanti di musica sono quelli che fanno più male alla musica”, ha sottolineato. “La tv vuole che andiamo a cantare solo i nostri cavalli di battaglia, che magari non sono quelli che ci rappresentano veramente. Le radio passano quello che loro pensano sia musica. Le multinazionali ci hanno distrutto. Pochi giorni fa” ha raccontato Minghi “a proposito della morte di Dalla, sentivo alla radio due speaker che dicevano ‘Che grande artista è stato!’. Avrei voluto chiedere loro ‘Da quanto tempo non passavate una sua canzone? Sei, sette, dieci anni?’. Poi accusano noi cantanti di avere il vuoto di creatività : assurdo. Non esiste. Col passare degli anni la creatività può solo aumentare” ha proseguito “Sono i bisogni dei media che cambiano. E così tutto diventa mediocre”.

A detta di Minghi, il segreto per affascinare il pubblico è la coerenza: “Ci vuole coraggio a rimanere la persona che sei in tanti anni. Ma paga. Magari per un po’ sei all’angolo, meno visibile, ma poi chi decide di comprare un tuo disco lo fa, a scatola chiusa, perché sa che non lo tradirai, perché sei tu. Siamo mangiati dalle multinazionali e dal pop straniero, che non è nulla in confronto alle nostre produzioni” ha commentato “eppure riusciamo ad essere internazionali. Nel mondo non esiste la musica tedesca o spagnola o francese. La musica italiana sì. Perché abbiamo basi solide, che ci hanno sempre aiutato ad essere competitivi: l’opera e la musica napoletana. Abbiamo il dono della melodia più di ogni altro popolo al mondo”.

Tanti i paralleli con l’architettura (un pezzo musicale sottende una costruzione architettonica e la canzone che funziona di più è quella asimmetrica), tante le domande degli studenti e dei professori. E, sul finale, la proposta del Preside di Architettura, che Minghi ha accettato di buon grado: “Se vorrà” ha detto il Professor Gambardella “la Facoltà di Architettura è pronta a realizzare la copertina di un suo prossimo cd e a cominciare un percorso di collaborazione”.

Sorrisi, abbracci e autografi di rito per un incontro dal quale “prendere nota” è stato più che naturale. Next event : con “Muse e Musei” si prosegue sabato prossimo, nel Duomo di Santa Maria Capua Vetere, con il talento del lituano Julian Rachlin, che suona violino e viola con le orchestre più prestigiose e i direttori più noti del mondo, accompagnato da uno dei pianisti più seguiti della sua generazione, Itamar Golan, che calca da vent’anni i palcoscenici più importanti del panorama internazionale. Musa della serata Vanessa Gravina, interprete del teatro italiano e vincitrice del Premio Telegrolle come migliore attrice per la storica fiction “Incantesimo”.

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