Italia

Costa, nuova accusa a Schettino: “Rallentò per cenare”

 GROSSETO. Proseguono le indagini sul naufragio della Costa Concordia e aumentano giorno dopo giorno le accuse nei confronti del comandante, Francesco Schettino.

Dopo che la procura di Grosseto gli ha imputato anche di non aver fatto subito rapporto alla Capitaneria di Porto di Livorno sulla gravità della situazione, gli inquirenti accusano Schettino anche di aver fatto rallentare la nave, affondata il 13 gennaio all’Isola del Giglio, per poter terminare con calma la propria cena e poi di averla nuovamente fatta accelerare verso il Giglio, per non accumulare ritardo, a una velocità di circa 16 nodi nonostante la vicinanza di ostacoli e bassi fondali.

Per i pm, una velocità troppo alta per recuperare la media di crociera dopo aver fatto rallentare la nave per cenare con calma. Un nuovo capo di imputazione, dunque, che va ad aggiungersi alle accuse di omicidio plurimo colposo, naufragio, abbandono di persone incapaci e abbandono di nave. Tra le colpe di Schettino, negli atti, figura anche l’aver permesso ad estranei di transitare sulla plancia di comando. Oltre alla Moldava, Dominca Cermotan, quella sera in plancia c’erano almeno altre 4 persone.

Circostanza che avrebbe contribuito alla distrazione del comandante, secondo gli inquirenti. Il naufragio e l’omicidio colposo sono contestati anche agli ufficiali in plancia Salvatore Ursino, Silvia Coronica e Ciro Ambrosio, tutti indagati. Assecondarono Schettino, anziché contrastarlo. Ne furono “imbambolati”, commentano gli investigatori, e non seppero dirgli che la rotta troppo ravvicinata e la velocità di 16 nodi erano un pericolo.Motivazione, questa, che ha portato da indagare per omicidio plurimo colposo anche Roberto Bosio, comandante in seconda.

Bosio sapeva, dicono i pm, ma subì l’inerzia di Schettino e non agì per superarla. Avrebbe potuto farlo secondo i protocolli marittimi, e non sarebbe stato ammutinamento. Nel frattempo, sulla nave continuano le ricerche dei dispersi. Dopo il ritrovamento degli otto corpi di giovedì, mancano all’appello altre sette persone. Le ricerche si sono concentrate sul Ponte 3, luogo in cui parecchi testimoni hanno indicato come possibile “tomba” di alcuni passeggeri che non riuscirono a mettersi in salvo quella notte.

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