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Celentano, la Cei replica: “Uomo vuoto”. FC: “Piccolo ipocrita”

la home del sito web di Famiglia CristianaSANREMO. Una media di 12 milioni 762mila di spettatori e uno share vicino al 50%, superando i numeri della precedente edizione.

Polemiche, attenzione mediatica. Insomma, il lungo, quanto inutile, monologo di Adriano Celentano ha prodotto i suoi frutti. Ma la risposta agli attacchi del “Molleggiato” ai giornali cattolici Famiglia Cristiana e Avvenire non si è fatta attendere. Una nota del Sir, l’agenzia stampa della Cei, recita: “Quando l’ignoranza prende il microfono per diffondere il suo messaggio è doveroso replicare, seppur con serenità e rispetto delle persone, per amore della verità. Ieri sera, in apertura del Festival di Sanremo i giudizi di Adriano Celentano su due testate cattoliche nazionali da lui accusate di ipocrisia, di parlare di politica e non di Dio, sono stati la prova di un vuoto che è anche dentro di lui”. “Vuoto di conoscenza – prosegue il testo – di ciò che le testate cattoliche professionalmente sono e vuoto di conoscenza del servizio che esse svolgono per la crescita umana, culturale e spirituale della società tutta. Un vuoto voluto, e quindi ancor più triste, perché a tutti è possibile conoscere e comprendere il ruolo laico dei media cattolici nel nostro Paese. È dunque più l’amarezza che il disappunto a prendere il sopravvento dopo quanto accaduto ieri sera sul palco di un teatro che, è bene ricordarlo, non è la realtà del vivere quotidiano. Ma il giorno dopo c’è, forse, da attendersi che a parole insensate, cioè impensate, seguano parole pensate e di scusa. Anche senza microfono”.

Al contrattacco anche Famiglia Cristiana: “Celentano è solo un piccolo attivista dell’ipocrisia, un finto esegeta della morale cristiana che sfrutta la tv per esercitare le sue vendette private. Come sanno i lettori, sulle nostre pagine, Franca Zambonini ha giustamente deprecato l’ingaggio faraonico per Sanremo, tradotto poi in beneficenza a suon di tromba, o meglio ancora di grancassa: altro che precetto evangelico. Arrivando, per la ‘scelta’ delle sette famiglie di sette città diverse cui devolvere la somma (quale esattamente?) al ‘casting’ della solidarietà”. Per Famiglia Cristiana, evidentemente, è “lesa maestà”. “Stando nel nostro orticello, – continuano dalla rivista cattolica – di tutto possiamo essere accusati ma non di non parlare di Dio, fede e religione e dei bisogni spirituali dell’uomo di oggi. Sarà bene offrire un abbonamento omaggio al Re degli Ignoranti, in modo che possa conoscerci meglio”. “Celentano vuole parlare di fede? Venga pure a parlarne anche su Famigliacristiana.it e su Famiglia Cristiana”, è l’invito della rivista.

Marco Tarquinio, nel suo editoriale su Avvenire, scrive: “Se l’è presa con i preti e con i frati (tutti tranne uno) ‘che non parlano del Paradiso’. E se l’è presa con Avvenire e Famiglia Cristiana ‘che vanno chiusi’. Tutto questo, perché abbiamo scritto che con quel che costa lui alla Rai per una serata si potevano non chiudere le sedi giornalistiche Rai nel Sud del mondo (in Africa, in Asia, in Sud America) e farle funzionare per un anno intero. Dunque, andiamo chiusi anche noi. Buona idea: così a tutti questi poveracci, tramite il Comune competente, potrà elargire le sue prossime briciole di cachet. Davvero un bello spettacolo. Bravo. Viva Sanremo e viva la Rai. P.S. Naturalmente, caro Celentano, continueremo a parlare e far parlare di Dio, degli uomini e delle donne di questo mondo. Soprattutto di quelli che in tv non ci vanno mai, neanche gratis”.

Anche i vertici della Rai non hanno gradito il monologo. Il direttore generale, Lorenza Lei, dopo aver ascoltato informalmente il presidente e i consiglieri di amministrazione presenti, ha deciso di inviare il vicedirettore generale per l’offerta, Antonio Marano, a coordinare con potere di intervento il lavoro del festival di Sanremo. “Le parole di Celentano sui giornali mi hanno messo i brividi: non si chiede mai la chiusura di un qualsiasi giornale”, ha detto il direttore di Raiuno Mauro Mazza, secondo cui a fare la differenza è stato Papaleo e non il monologo di Celentano. Mazza ha definito di “cattivo gusto” anche la definizione di “deficiente” data da Celentano al giornalista del Corriere Aldo Grasso.

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